Scegliere immobili di prestigio: 4 fattori da considerare

Tutti noi abbiamo il desiderio di riuscire ad acquistare prima o poi la casa dei sogni. Una casa che lasci senza fiato, che possa diventare un vero e proprio gioiello bello da vivere e da vedere. Trovare la casa dei sogni, ovvero una soluzione moderna in un contesto d’alto profilo, o magari una villa d’epoca che presenti uno stile unico nel suo genere, non è per nulla semplice in quanto si tratta di un mercato particolare e differente dalla solita compravendita di immobili.

La ricerca diventa però più semplice se ci si affida ad agenzie specializzate nella mediazione di immobili di prestigio come Real Estate di Franco Guerrieri, immobiliare Monza che opera principalmente in Brianza e nell’hinterland milanese. La ventennale esperienza e la riservatezza nelle trattative, rendono questa realtà del settore una delle principali risorse nel Nord Italia.

Vogliamo inoltre porre l’accento su quelli che potrebbero essere i 5 più importanti fattori da tenere a mente quando si decide di acquistare un immobile di lusso.

1.Ascolta i tuoi desideri

Il primo fattore, e forse anche il più importante, sono i tuoi desideri. Prima di scegliere un immobile pensa un attimo a ciò che desideri veramente. Vuoi una casa moderna? Desideri un immobile con una storia? Vuoi una casa elegante o con piscina?  Partire con le idee chiare ti aiuterà ad individuare esattamente quel di cui hai bisogno per te e la tua famiglia.

2.Considera gli aspetti logistici

Quando si decide di acquistare un immobile, è necessario comunque valutare gli aspetti logistici. È ben servita la zona in cui l’immobile è presente? Le abitazioni di lusso possono essere più isolate o più vicine a un piccolo comune anziché una città. L’aspetto logistico dunque è una fase molto importante da considerare.

3.Uno stile che rispecchi la tua personalità

Una abitazione di prestigio non è semplicemente un tetto da mettere sopra la testa, ma è un luogo che deve rappresentare il tuo modo di essere e di intendere la vita.

4.Valuta la distribuzione degli spazi

Valuta infine sempre la distribuzione degli spazi. Insomma, se cerchi un immobile di prestigio questo deve avere spazi adatti alle tue esigenze e necessità, con una giusta distribuzione dei vari ambienti. Non temere di avere richieste che possano sembrare strane o esagerate, chiedi e vedrai che l’immobile perfetto esiste ed è già in vendita!

L’italiano supera il francese, ed è la quarta lingua più studiata

L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. In base alla classifica 2018 stilata da Ethnologue, pubblicazione a cura del SIL International, l’organizzazione non governativa che studia l’utilizzo di migliaia di lingue parlate nel mondo, dopo inglese, spagnolo e cinese, l’italiano è la quarta lingua più studiata, posizionandosi prima del francese.

Una posizione consolidata dal 2014-2015, quando lo studio dell’italiano ha registrato un boom, passando da 1,7 milioni di studenti (2013-2014) a più di 2 milioni. E un interesse riconfermato lo scorso ottobre dal ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi. L’italiano infatti è sempre in quarta posizione per l’anno accademico 2016/17, con 2.145.093 studenti raggiunti in 115 paesi tramite gli Istituti Italiani di Cultura.

La classifica delle lingue straniere più studiate a scuola in Europa

Per quanto riguarda la classifica delle lingue straniere più studiate a scuola, in Italia, in Europa e anche altrove, il primato va all’inglese. Nell’Unione europea a studiarlo è il 97,3% degli alunni delle scuole secondarie, e in 18 paesi del continente l’inglese è parte integrante dei programmi scolastici. Secondo il rapporto della Commissione Europea del 2017, il francese è al secondo posto come lingua straniera studiata dal 33,8% degli alunni, seguita dal tedesco, seconda lingua straniera scelta dal 23,1% degli studenti europei, poi lo spagnolo (13,6%), il russo (2,7%) e l’italiano (1,1%).

L’italiano è la 21a lingua più parlata al mondo…

Al primo posto delle lingue più parlate si posiziona ancora l’inglese, utilizzato da un miliardo 190 milioni di persone, il 17% della popolazione mondiale. Al secondo il cinese mandarino, parlato da un miliardo 107 milioni di individui, il 15,8% della popolazione del pianeta, al terzo l’hindi-urdu, lingua parlata da 697,4 milioni di persone, e al quarto lo spagnolo (512,9 milioni). Seguono arabo (422 ), francese (284,9 ), malese (281), russo (264,3), bengalese (261,8) e portoghese (236,5). L’italiano è invece al 21°, con oltre 67 milioni di parlanti.

…e la madrelingua parlata in più paesi

Per numero di persone madrelingua, il primo posto lo conquista invece il cinese mandarino, con 908,7 milioni di parlanti, al secondo lo spagnolo, madrelingua per 442,3 milioni di persone, seguito dall’inglese (378,2), l’hindi-urdu (329,1), il bengalese (242,6), il portoghese (222,7), il russo (153,9), il giapponese (128,2), il giavanese (84,3) e il cinese wu (80,7).

Per via della forte emigrazione all’estero, l’italiano però è la madrelingua che viene parlata in più paesi al mondo, 26 in tutto.

Gdpr, i benefici ottenuti dalle imprese. Italia al 2° posto in Europa per conformità

Il Gdpr il Regolamento europeo sulla protezione dei dati è entrato in vigore nel maggio del 2018. In vista di questo cambiamento le aziende di tutto il mondo hanno lavorato assiduamente per essere pronte. E quelle che hanno investito per salvaguardare la privacy dei dati sensibili stanno ottenendo benefici di business tangibili. Secondo il report Cisco 2019 Data Privacy Benchmark Study, il 59% delle aziende ha dichiarato di aver soddisfatto tutti o la maggior parte dei requisiti, e il 29% prevede di farlo entro un anno. Mentre per il 9% ci vorrà oltre un anno.

 

Minori ritardi nelle vendite ai clienti…

Gli intervistati che hanno preso parte allo studio (oltre 3200 professionisti della sicurezza e della privacy nei principali settori di 18 Paesi) confermano inoltre minori ritardi nelle vendite. In particolare, le aziende che hanno investito nella riservatezza dei dati per soddisfare i requisiti del Gdpr, riferisce Askanews su fonte Cyber Affairs, hanno subito minor ritardi nelle vendite ai clienti quantificabili in 3,4 settimane rispetto alle 5,4 settimane di quelle meno pronte in ottica Gdpr. Nel complesso, il ritardo medio nelle vendite ai clienti esistenti è stato di 3,9 settimane, in calo rispetto alle 7,8 settimane registrate un anno fa.

L’87% delle aziende però dichiara di subire ritardi nel ciclo di vendita a causa dei timori di clienti e potenziali clienti in ottica privacy rispetto al 66% dello scorso anno. Ciò è dovuto a una maggiore consapevolezza portata dal Gdpr e alle frequenti notizie di violazioni dei dati.

… e minor incidenza delle violazioni dei dati

Le aziende pronte per il Gdpr hanno anche indicato una minor incidenza delle violazioni dei dati, un minor numero di record coinvolti in incidenti legati alla sicurezza, e tempi inferiori di inattività del sistema. Inoltre, la probabilità di subire una perdita finanziaria significativa a causa di una violazione dei dati è stata molto inferiore. Oltre a ciò, il 75% degli intervistati ha dichiarato di aver ottenuto diversi benefici dagli investimenti fatti nella salvaguardia della privacy, che includono maggiore agilità e innovazione derivanti da un adeguato controlli dei dati, nonché vantaggio competitivo e maggiore efficienza operativa grazie a una pronta organizzazione e classificazione dei dati.

L’Italia al secondo posto per grado di conformità

In base al Paese  il grado di prontezza in ottica Gdpr varia dal 42% al 75%. Spagna, Italia (72%), Regno Unito e Francia si collocano ai vertici della classifica, mentre Cina, Giappone e Australia si collocano ai livelli più bassi. Infine, solo il 37% delle aziende pronte per il Gdpr ha subito una violazione dei dati che è costata più di 500mila dollari, rispetto al 64% delle aziende meno pronte per il Gdpr.

Arriva un nuovo microinterruttore che aumenta la vita agli smartphone

Gli smartphone del prossimo futuro avranno una vita più lunga, e soprattutto meno bisogno di interventi di manutenzione. Questa è la promessa di un innovativo microinterruttore, che se verrà implementato nei dispositivi mobili, allungherà le aspettative di vita dei telefoni cellulari. Si tratta di uno strumento per le comunicazioni wireless sviluppato negli Stati Uniti dai ricercatori della Binghamton University e della State University of New York. Il risultato, pubblicato sulla rivista Applied Physics Letters, indica che il dispositivo potrebbe essere applicato anche alle linee elettriche per renderle sempre più sicure, anche in caso di picchi di tensione.

Gli attuali interruttori Mems a due elettrodi hanno durata limitata

Il trucco starebbe quindi nel miglioramento dei sistemi microelettromeccanici che esistono già nei telefoni odierni. A oggi tutti gli smartphone usano per le comunicazioni wireless gli interruttori di tipo Mems (Micro Electro-Mechanical Systems), ovvero dei sistemi microelettromeccanici che “solitamente presentano due elettrodi – spiega Sherry Towfighian, esperta di ingegneria meccanica della Binghamton University -. Questi interruttori si aprono e chiudono più volte ogni ora, ma la loro durata è limitata”. Quando i due elettrodi entrano ripetutamente in contatto, può infatti accadere che la superficie dell’elettrodo sottostante si danneggi e che l’intero microinterruttore debba essere sostituito.

Quattro elettrodi al posto di due

Per evitare questo problema, i ricercatori statunitensi hanno messo a punto un interruttore Mems con tre elettrodi posizionati sotto e uno parallelo posto al di sopra di essi. I due elettrodi sottostanti posti a destra e a sinistra sono carichi, mentre quello centrale e quello sovrastante sono elettrodi di terra. “Questo tipo di interruttore Mems è solitamente chiuso, ma gli elettrodi laterali forniscono una forza verso l’alto che può contrastare le forze tra i due elettrodi di mezzo aprendo l’interruttore”.

La levitazione elettrostatica previene qualsiasi danno da usura

Questo fenomeno di levitazione elettrostatica previene qualsiasi danno da usura, allungando quindi la vita dello smartphone, riferisce una notizia Ansa.

“Per le linee elettriche, invece – aggiunge Towfighian – questo tipo di interruttore può essere utile quando il voltaggio supera il limite e si vuole aprire l’interruttore. Questo design ci permette di avere interruttori più affidabili per monitorare i picchi di tensione, come quelli causati da un terremoto, che possono mettere in pericolo la sicurezza pubblica”.

In futuro perciò la corsa all’ultimo modello di smartphone potrebbe rallentare. Dispositivi più duraturi potrebbero convincere gli utenti a mantenere il proprio modello più a lungo.

Area 81 s.r. | Consulenza Privacy

Le novità in materia di privacy introdotte dal Regolamento Comunitario, il GDPR 2016/679, hanno comportato per le aziende un deciso cambio di rotta per quel che riguarda la gestione dei dati personali. Le aziende che vanno a trattare i dati personali sono veramente tantissime, ed il numero di quelle che ne sono esenti è davvero esiguo. È sufficiente pensare ai dati personali dei propri dipendenti che ogni azienda gestisce, o quelli di clienti e fornitori, ad esempio. Anche il solo codice fiscale è già considerato un dato personale importante, perché consente di identificare una persona in particolare. Trattare i dati personali significa mettere in atto tutta una serie di operazioni che possono essere compiute con l’ausilio di un processo automatizzato (ma anche senza) che si occupa ad esempio di raccogliere e memorizzare i dati, nonché conservarli.

Chi si occupa di gestione dei dati personali (a qualsiasi titolo, sia dei propri dipendenti che di clienti e/o fornitori), deve per questo identificare la persona fisica o giuridica che stabilisce lo scopo e le modalità di trattamento dei dati, e nominare eventuali responsabili interni o esterni. Tutti i dipendenti, clienti o fornitori dovranno essere avvisati del fatto che i propri dati personali saranno trattati in osservanza di quanto previsto dalla normativa di settore ed in maniera trasparente. Laddove previsto, sarà necessario anche ricevere l’autorizzazione al consenso per il trattamento dei dati da parte dei clienti e predisporre degli appositi registri, i quali sono obbligatori per quelle aziende che hanno più di 250 dipendenti, ma che possono comunque essere adottati da tutti. Riuscire a gestire questa materia, all’apparenza abbastanza complessa e articolata, può apparire come poco pratico per quanti hanno necessità di adeguarsi alla nuova normativa ed in tempi rapidi. A questo proposito, la consulenza privacy offerta da Area 81 S.r.l è quanto di più concreto e valido una azienda possa aver bisogno per comprendere il come riuscire a trattare i dati di dipendenti, fornitori e clienti nel pieno rispetto delle novità introdotte dal Regolamento Comunitario.

I tempi lunghi della sanità: curarsi è una missione impossibile

Fra costi in aumento e liste d’attesa lunghissime accedere alle cure e ottenere una diagnosi tramite il Ssn diventa sempre più una missione impossibile. Di fatto, aumentano anche le segnalazioni di cittadini che denunciano di non poter accedere ai servizi sanitari: nel 2017 oltre un cittadino su tre (37,3%) si è rivolto a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, il 6% in più rispetto all’anno precedente. A fare il quadro della sanità italiana è il XXI Rapporto Pit Salute, dal titolo ‘Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco’, presentato dall’Organizzazione sulla base di 20.163 segnalazioni analizzate, ricevute fra gennaio e dicembre 2017.

Le liste di attesa

Oltre la metà delle segnalazioni (56%) denuncia i lunghi tempi d’attesa: 15 mesi per una cataratta, 13 per una mammografia, 12 per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca. Si attende soprattutto per le visite specialistiche (39%), gli interventi di chirurgia (30%), e gli esami diagnostici (20,8%). Chemio e radioterapia arrivano al 10%, e fanno registrare un aumento del 100% rispetto al 2016. In aumento anche le problematiche legate all’assistenza territoriale, riporta Adnkronos, in particolare quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri. Circa il 15% dei cittadini segnala carenze quali il rifiuto delle prescrizioni (30,6%), l’inadeguatezza degli orari (20,7%), la sottostima del problema segnalato dal paziente (15,6%).

Meno errori nella diagnosi, ma più fatiscenza nelle strutture

Il rapporto Pit Salute conferma il calo delle segnalazioni di presunti errori nella pratica medica e assistenziale, che dal 13,3% del 2016 passano al 9,8% del 2017. Per circa il 46% si tratta di presunti errori di diagnosi e terapie. Per la diagnosi le prime tre aree segnalate sono oncologia (20,5%), ortopedia (15,8%), e ginecologia e ostetricia (11,7%), Per gli errori terapeutici, ortopedia (21%), chirurgia generale (13,5%), e ginecologia e ostetricia (11,5%).

Preoccupa l’incremento di segnalazioni sulle cattive condizioni delle strutture (dal 30,4% al 33,4%). I cittadini denunciano macchinari obsoleti o rotti, ambienti fatiscenti, scarsa igiene. Un trend in aumento è quello relativo alle infezioni contratte in ambiente sanitario (4,9%).

Farmaci e ticket

Si attestano al 3,4% i contatti su problemi nell’accesso ai medicinali, soprattutto nelle aree cliniche di epatologia (28,2%), oncologia (10,7%), oculistica (10,6%) e neurologia (9,8%).

In testa le difficoltà per ottenere i farmaci innovativi per l’epatite C (30,4%), seguono le segnalazioni per medicinali non disponibili (28,2%) e riguardanti la spesa privata (20,4%), compresa quella per i farmaci regolati da nota limitativa (6,4%). Difficoltà in aumento anche per i farmaci con piano terapeutico (5,4%) e off label (4,6%).

Il peso economico dei ticket resta la prima voce di spesa, mentre crescono le segnalazioni relative al costo dei farmaci e delle prestazioni in intramoenia, rispettivamente +4,4% e +1,6%.

Web marketing: freelance o sotto agenzia?

Il web marketing è un’attività oggi molto diffusa e sempre più richiesta: è evidente che quello che una volta era marketing cartaceo o one-to-one (brochure, volantini, pubblicità su riviste e giornali, ma anche fiere ed eventi), si sta sempre più spostando verso il centro nevralgico e, spesso, decisionale delle aziende che necessitano di acquistare nuovi prodotti o servizi: Internet. Questo nuovo scenario (si fa per dire, visto che ormai il cambiamento è in atto da almeno un decennio…) comporta, per le imprese che intendono acquisire nuovi clienti, l’assoluta esigenza di essere ben visibili: fondamentalmente il marketing è visibilità, prima ancora che proposta di prodotto.

Ecco allora che, se fino ad un lustro fa le agenzie web qualificate erano più complicate da trovare, oggi quasi chiunque abbia una minima conoscenza di Google e di sviluppo può creare una web agency e cominciare a ritagliarsi il suo spazio in un mercato che, oggettivamente, è piuttosto “fumoso” e poco incline alla concretezza ed alla trasparenza verso il cliente. Questo proliferare di agenzie più o meno organizzate ha portato ad un notevole incremento di richieste di figure chiave per ogni attività di web marketing:

  • sviluppatori di codice web
  • grafici
  • social media marketer
  • esperti SEO
  • digital media strategist
  • ecc…

Paroloni a parte, la riflessione è questa: ha senso intraprendere un percorso di studio e di formazione, finalizzato poi ad un’esperienza presso un’agenzia come dipendente o, piuttosto, meglio fare case history direttamente con i clienti? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Una solida formazione sui concetti principali di questo mercato è fondamentale, ma le dinamiche sono talmente complesse e differenti tra un cliente ed un altro, tra un sito ed un altro, che appare davvero improbabile crescere ed affermarsi con i risultati se non si ha la possibilità di sperimentare. E poi dipende dal ruolo: è chiaro che per uno sviluppatore o un web designer, ruolo solitamente circoscritto che non richiede conoscenze particolari di marketing, stare sotto un’agenzia consente di lavorare in modo organizzato e mirato, senza la necessità di procacciare il cliente e svolgere ruoli poco naturali per chi è più portato al “fare” che al “dire”, più incline alla “sostanza” che alla “forma”. Diverso è il caso degli esperti di SEM (search engine marketing), ovvero coloro i quali possono davvero cambiare le sorti di un progetto web con le loro strategie e decisioni. Ma senza un’adeguata esperienza fatta di errori, vittorie e sconfitte, è improbabile avere una visione completa ed efficace: e le sconfitte e le vittorie si assorbono o si apprezzano maggiormente sulla propria pelle.

Oggi consiglieremmo a chiunque vuole affacciarsi in questo affascinante quanto complicato mondo di studiare quanto basta e poi aggiornarsi, aggiornarsi continuamente: sperimentare nuove tecniche, scambiare esperienze, e ancora aggiornarsi e cercare di imparare da chi fa questo lavoro da anni. Di non limitarsi a fare il proprio compitino, ma di buttarsi ed essere propositivi sfruttando però le professionalità dei propri collaboratori: ok quindi il freelancing, ma organizzato. Dopo tutto non ci vogliono grandi investimenti per lavorare nel settore, quindi puntate sulla qualità delle persone che dovrebbero aiutarvi a portare avanti nel migliore dei modi i vostri progetti, perchè solo con un lavoro di squadra dove ognuno è pienamente responsabile e coinvolto nei risultati potrete ottenere dei successi.

W i freelance in gamba, e W i dipendenti fedeli e propositivi!