Il ruolo della donna in Italia e gli stereotipi: una ricerca fa il punto

Ipsos ha recentemente presentato i risultati italiani dello studio Being Woman: un progetto di ricerca nato con l’obiettivo di aiutare l’audience a comprendere la donna attraverso una chiave di lettura diversa, ovvero quella di tipo culturale. In particolare, l’analisi vuole mettere in luce quelli che sono i diversi aspetti dell’empowerment femminile nelle varie culture del mondo, a partire dall’Italia. Il progetto di ricerca, a cui hanno già aderito diversi Paesi, tra cui Cina, US, Francia e Italia (altri se ne aggiungeranno), ha l’obiettivo di descrivere le sfumature culturali e le differenze nella condizione femminile, nella rappresentazione, nelle ambizioni e per rispondere a due domande: cosa vogliono le donne? E cosa possono fare le aziende per ingaggiarle e rappresentarle in maniera vera e meno stereotipata? 

Le condizioni per cui può esistere un vero empowerment femminile

Il vero empowerment femminile si crea solo quando le tensioni sono risolte ed esiste un allineamento tra diversi fattori, avvisa lo studio. In particolare, sono tre le direttrici per cui una vera eguaglianza possa esistere, al di là degli stereotipi. Sono le risorse sociali, ovvero la possibilità di avere uguale accesso ai giusti asset di potere, quali ad esempio istruzione, indipendenza finanziaria, processo decisionale, lavori, compiti; i sentimenti, cioè la sicurezza in se stesse e la possibilità di ridurre il divario tra ciò che desidera e ciò che effettivamente si fa, senza cadere nella  trappola dell’iper-performance, lo stereotipo ancora presente in Italia che vuole le donne super impegnate a fare “bella figura” in tutti i campi condannandole alla frustrazione; infine, i comportamenti, intesi come la libertà e la capacità di diventare chi si vuole, anche contro le norme sociali, in molti casi sfruttando le tensioni per trovare un percorso di empowerment. 

La pubblicità e la realtà oltre i cliché

Il 78% degli intervistati nella ricerca ritiene che la pubblicità ha il potere di influenzare come le persone si vedono e si percepiscono. La comunicazione è stata parte del problema nella definizione di stereotipi femminili in passato, ma ha l’opportunità di essere parte della soluzione in futuro. In che modo? Rappresentando la vita vera, al di là degli stereotipi. L’83% vorrebbe vedere pubblicità che rappresentino persone più reali, diverse dai soliti cliché e canoni di bellezza. Il 70% vorrebbe vedere pubblicità con famiglie anche diverse dal solito, più attuali. Il 79% vorrebbe vedere pubblicità in cui le donne sono rappresentate in maniera diversa, meno stereotipata. Le modalità di empowerment sono culturalmente situate, ciò che viene considerato emancipatorio in un Paese, potrebbe non esserlo in un altro e, per questo, localizzare la rappresentazione è necessario. Una rappresentazione positiva della donna guida la performance delle creatività e, in ultimo, il business.

Quali sono i cibi che fanno bene al cuore?

Potremmo definire il cuore come il motore del corpo umano. Esso è la macchina fantastica che mette in circolo il sangue consentendo a tutti gli organi di essere irrorati e dunque di poter funzionare e svolgere il proprio compito.

Per questo motivo facciamo bene a prendercene cura e adottare tutte le soluzioni che possano mantenerlo in salute.

Sicuramente, tra le cose che possiamo fare per prenderci cura del nostro cuore vi è uno stile di vita sano che preveda del movimento quotidiano, anche moderato, e non una vita sedentaria.

Ci sono però anche tante cose buone che possiamo fare per il nostro cuore direttamente a tavola.

Da quello che mangiamo Infatti, dipende buona parte del benessere e della salute del nostro cuore. Vediamo allora di seguito quali possono essere alcuni cibi che facciamo un bene ad assumere ogni settimana per prenderci cura di questo organo così importante.

Chiaramente, soprattutto dopo i 45/50 anni è bene fare delle visite periodiche per controllare il cuore o richiedere un teleconsulto medico per poter avere il parere di uno specialista anche a distanza.

Frutta e verdura

Frutta e verdura, soprattutto quando fresche, contengono tantissime vitamine tra le quali quelle A, B1, B2, B3 e C. Da preferire in particolar modo sono le arance e soprattutto gli agrumi, ma anche albicocche, mele, ciliegie e ananas anche i frutti di bosco contengono tantissimi antiossidanti e mantengono entro il livello di guardia il colesterolo cattivo.

Raccomandata è anche la verdura a foglia verde ed i legumi, i quali sono fonte di importanti proteine vegetali povere di zuccheri.

Il pesce azzurro

Il cosiddetto pesce azzurro, ovvero quello di cattura, è un vero e proprio toccasana per il nostro cuore.

Parliamo ad esempio di sgombri, orate, alici e salmone i quali presentano una ottima quantità di Omega 3, il quale riduce notevolmente le possibilità che si presentino patologie cardiache.

Facciamo bene a mangiare pesce anche più volte a settimana, preferibilmente cuocendolo al forno o comunque evitando la frittura.

La soia

La soia contiene il doppio delle proteine rispetto quelle della carne. Anche essa è ricca di Omega 3 e di altre sostanze che hanno la funzione di tenere a bada il colesterolo. Inoltre la soia mantiene bassi livelli di trigliceridi nel nostro sangue, il che è un’ottima notizia per il nostro cuore.

Il vino

È ormai assodato che nella buccia dell’uva sia presente una sostanza dalle grandi capacità antiossidanti e che consente di diminuire i livelli di colesterolo cattivo nel sangue e aumentare quelli del colesterolo buono.

La quantità consigliata di vino è un bicchiere al giorno, il che diminuisce notevolmente le possibilità di andare incontro a delle patologie cardiache.

I cereali

I cereali, soprattutto quelli integrali, contengono tantissime fibre che consentono di tenere a bada il colesterolo cattivo.

Ne va consumata la piccola porzione ogni giorno, all’incirca 70 grammi, ed è bene variare tra i cereali del pane, della pasta, del riso, avena, orzo e via.

L’aceto di mele

Sono diversi gli studi che hanno dimostrato che consumare aceto di mele abbia una influenza positiva sulla salute del nostro cuore. L’aceto di mele contiene Infatti elementi quali lo zolfo, ferro, fosforo, calcio e magnesio.

Questi minerali sono essenziali per la salute del nostro cuore ed in genere per il sistema immunitario.

Inoltre l’aceto di mele contiene pectina, che è una fibra idrosolubile la quale è in grado di proteggere cellule e vasi sanguigni contribuendo a ridurre il colesterolo cattivo nel sangue.

Ecco dunque quali sono i cibi che fai bene ad assumere per prevenire vari tipi di patologie cardiovascolari ed in genere per prenderti cura del tuo cuore. Ciò ti consentirà di avere anche una qualità della vita più alta, il che è certamente un tuo obiettivo.

Aprire la Partita Iva nel 2022: quanto costa?

Quanto costa oggi aprire una partita IVA? E quanto conviene aderire al regime forfettario? Aprire la partita IVA nel 2022 può rivelarsi un’ottima idea, perché oggi è possibile approfittare di alcune agevolazioni decisamente interessanti, che consentono di risparmiare parecchio in termini di tassazione, e non solo. Sicuramente, a coloro che intendono aprire una propria attività da autonomi, conviene aderire al regime forfettario, che prevede un’aliquota molto più bassa rispetto a quella del regime ordinario, e costi generali nettamente inferiori. L’unico vincolo riguarda il fatturato annuo incassato, che non deve superare i 65.000 euro.

Il regime forfettario e la consulenza fiscale

Per attivare una partita IVA in regime forfettario i costi sono variabili a seconda dell’inquadramento fiscale e del servizio di consulenza al quale ci si appoggia. Mentre i professionisti possono portare a termine l’operazione totalmente a costo zero, per artigiani e commercianti bisogna preventivare circa 100 euro di spese vive, alle quali si aggiunge l’onorario del consulente che si occuperà delle incombenze burocratiche. Altri costi che bisogna considerare nel momento dell’apertura della partita IVA sono infatti quelli relativi al commercialista. Si tratta quindi di predisposizione del Modello Redditi, e degli F24 per il versamento delle imposte e dei contributi. Gli importi possono variare a seconda del professionista al quale ci si rivolge, ma esistono servizi online come Fiscozen, che propone un abbonamento comprensivo di tutti gli aspetti legati alla gestione della Partita IVA, dalle tariffe decisamente vantaggiose. Si spendono solamente 299 euro oltre all’IVA all’anno, e il pacchetto comprende tutti i servizi che solitamente sono in capo al commercialista.

Aliquote più basse rispetto al regime ordinario

Un’altra voce di spesa che tutti coloro che aprono partita IVA devono considerare è quella relativa alle tasse e ai contributi previdenziali. In questo caso si tratta di costi variabili, che vengono calcolati sulla base del reddito effettivo. Aprendo partita Iva in regime forfettario, però, si ottengono vantaggi non indifferenti da questo punto di vista. L’aliquota applicata per i primi 5 anni è del 5%, mentre a partire dal sesto anno è del 15%. Nettamente inferiore rispetto a quella che devono corrispondere i contribuenti che operano in regime ordinario. 

A quanto ammontano i contributi previdenziali?

Bisogna poi considerare i contributi previdenziali, riporta Adnkronos, il cui ammontare dipende dalla Cassa di riferimento. Si va dal 25,72% del reddito lordo per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, a un contributo fisso di circa 3.850 euro, dovuto a prescindere dal reddito, per le ditte individuali. È importante ricordare che durante la propria attività i titolari di partita IVA potrebbero avere costi extra da sostenere, come quelli relativi all’emissione di fatture elettroniche (che presto dovrebbero diventare obbligatorie anche per i forfettari). Inoltre, chi acquista o presta servizio verso committenti europei è tenuto a presentare il Modello Intrastat. Alcuni servizi come Fiscozen prevedono un abbonamento comprensivo anche di questi costi, ma ci sono commercialisti che fanno pagare queste pratiche extra.

Uovo di cioccolato batte colomba. Taranto la provincia più “golosa”

A Pasqua gli italiani hanno comprato i dolci tipici della tradizione per festeggiare con golosità le feste. Ma nella ‘sfida’ tra uova di cioccolato e colomba quale è il dolce più amato dai consumatori del Bel Paese?  Secondo Everli, il marketplace della spesa online, lo scorso anno si è registrato un aumento di spesa a doppia cifra per l’acquisto di uova di cioccolato (66%) e di colombe (29%), decretando come vincitore indiscusso l’uovo.
Nonostante nel Bel Paese si acquistino un maggior numero di colombe pasquali (+4,6% rispetto alle uova), si spende di più in uova di Pasqua (+86%). E Taranto è al primo posto nello per la spesa in uova di cioccolato e al secondo per le colombe pasquali.

L’uovo preferito? Di cioccolato al latte

Puglia e Toscana sono le regioni in cui si spende di più per l’acquisto di uova di cioccolato, ognuna con due province nella top 10 delle località che hanno speso maggiormente online per questa categoria, Taranto (1°) e Bari (2°), Lucca (6°) e Grosseto (7°).
Ma che tipologia di cioccolato preferiscono gli italiani? Non ci sono dubbi: 9 delle 10 città in cui si spende di più per l’acquisto di uova come prima preferenza scelgono il cioccolato al latte. Solo a Taranto vince il gianduia, ricetta che guadagna il secondo gradino del podio anche a Bari.
Anche se le uova di cioccolato al latte sono le più apprezzate compaiono anche uova al fondente o fondente extra, in particolare a Roma, L’Aquila, Gorizia, Cagliari, Grosseto e Rimini, mentre il cioccolato bianco si intravede solo nei carrelli di Cagliari, Grosseto e Roma.

Colomba: meglio la “classica”

Tra gli italiani che scelgono la colomba la preferita è quella classica, ma c’è spazio anche per le versioni con glasse e creme sfiziose
In base ai dati di Everli, le colombe riscontrano successo soprattutto in Lombardia, regione che vanta due località all’interno della top 10 delle province italiane dove si spende di più per l’acquisto di tale prodotto: Cremona (8°) e Mantova (10°). Inoltre, paragonando le spese effettuate nel 2021 rispetto al 2020, si registrano impennate di acquisti per le colombe pasquali a Rovigo, dove la spesa è aumentata di 11 volte, a Trieste e a Ravenna, dove la spesa per questo prodotto è più che raddoppiata (rispettivamente + 157% e +114%).

Fanno capolino anche ricette “alternative”
Ma come deve essere per gli italiani la colomba ideale? Guardando alla top 10 delle province italiane che apprezzano di più questo dolce, il ‘voto’ non è unanime. Benché ci sia preferenza per la versione classica (vince in 4 città su 10) o veronese (amata solo a Mantova), fanno capolino anche ricette ‘alternative’ e particolarmente golose, dalla colomba arricchita con crema di limoncello (Cagliari), di crema chantilly (Pisa) o con gocce di cioccolato (Taranto), fino a quella senza canditi, che appare nei carrelli di Palermo e Rovigo.

Dopo il diploma meglio una laurea o un lavoro?

Sebbene la carriera universitaria resti il percorso principale per 1 studente su 2, molti si orientano su diverse alternative: 1 su 10 è orientato verso i corsi professionali non universitari, 1 su 5 punta a cercare lavoro, mentre 1 su 10 si rifugia nella prospettiva di andare all’estero. Ma la voglia di mettersi in gioco fin dai banchi di scuola è un elemento molto presente. Infatti, quasi la metà (45%) dei ragazzi intercettati dall’indagine Dopo il diploma, condotta da Skuola.net su un campione di 3mila alunni delle scuole superiori, mostra l’impegno nel fare qualche ‘lavoretto’: il 26% lo fa nei periodi di pausa dalla didattica, mentre il 19% anche durante i mesi di scuola.

Un diffuso senso di spaesamento

Complice anche il periodo storico, resta però un diffuso senso di spaesamento: quasi la metà degli studenti intervistati (45%) ammette di essere ancora disorientato su cosa fare dopo la scuola. E uno studente su 5 immagina che i mesi successivi al diploma saranno dedicati alla riflessione sul futuro o a un anno sabbatico. Di fatto, negli ultimi tempi l’obiettivo laurea sembra registrare un calo di appeal. Se è vero che rimane la strada maestra per la metà degli studenti delle superiori la flessione è sensibile: rispetto allo scorso anno l’11% di studenti in meno è intenzionato a considerare solo ed esclusivamente l’opzione università. D’altronde, quest’anno, per la prima volta i licei hanno registrato una flessione delle iscrizioni rispetto a dodici mesi fa. Un fatto storico che non avveniva da un decennio.  

Guadagnare con il digitale

Per quanto riguarda chi già dedica un po’ di tempo al lavoro, oltre alle mansioni più conosciute, come camerieri, fattorini, baby-sitter, 1 su 7 punta su lavori digitali, sfruttando le occasioni fornite dal web e dalle nuove tecnologie informatiche.
Tra le “prove tecniche di lavoro” degli studenti è significativo infatti che 1 su 7 guadagni puntando su lavori digitali, ovvero quelli che sfruttano il web e le nuove tecnologie informatiche. I più diffusi riguardano ambiti come l’e-commerce, lo sviluppo e la gestione di app e servizi online, la gestione di pagine social, il fintech (acquisto/vendita di criptovalute, trading online), l’influencer marketing, il gaming e l’informazione online.

Formazione e mondo del lavoro: una relazione complicata

Anche la complicata relazione tra formazione e mondo del lavoro sembra stia iniziando a cambiare. Circa 1 su 5, subito dopo il diploma, punta proprio ad avere presto un’occupazione: l’8% immettendosi direttamente nel mercato del lavoro, il 10% seguendo un corso, ITS o similare, che permetta di specializzarsi ma accorciando il tragitto che porta dai banchi di scuola al lavoro. E tra quanti hanno invece in programma di andare all’università, una quota simile, il 19%, che tra i maschi sale fino al 26%, cambierebbe idea se venisse a conoscenza di un percorso alternativo capace di garantire ampie possibilità di collocamento e opportunità di carriera. Non mancano poi quelli (7%) che sarebbero interessati a entrare nelle forze armate o di polizia. 

In un anno le ricerche online di prodotti per dormire crescono del +26% 

Il 18 marzo in tutto il mondo viene celebrato il World Sleep Day, una giornata dedicata alla promozione della cultura e della consapevolezza sull’importanza del sonno. E non è un caso se al sonno venga dedicata addirittura una giornata a livello globale: secondo quanto riportato da una ricerca condotta da Bva Doxa, quasi un italiano su tre dorme infatti un numero insufficiente di ore, e uno su sette riporta una qualità insoddisfacente del proprio sonno. Per indagare ulteriormente il fenomeno, il portale internazionale di comparazione prezzi idealo ha testato l’interesse degli italiani sul mondo del sonno, verificando che le categorie legate al settore hanno registrato nel corso dell’ultimo anno un balzo del +26% rispetto all’anno precedente

Cuscini, piumini e farmaci contro insonnia e stress +200% in un anno

Tutto questo “è sintomo che si coglie sempre di più l’importanza di un sonno ristoratore, anche per godere di una migliore salute”, commentano gli analisti di idealo.  Di fatto, secondo idealo, le tipologie di prodotto che hanno destato più interesse agli internauti nel 2021 sono stati i cuscini, i piumini e i farmaci contro l’insonnia e lo stress, le cui ricerche online hanno interessato oltre il +200% dell’utenza rispetto ai 12 mesi precedenti. Il portale rileva però dati di un certo impatto anche per gli scaldasonno (+90%), ma soprattutto per i materassi, la cui ricerca cresce del +164%.

Più divani letto e tappi per le orecchie

A calare è invece l’interesse per i materassi a molle, che si posizionano solo all’ottavo posto della classifica dei più cliccati secondo idealo, superati anche dai materassi ad acqua, piazzati al sesto posto.
Al contrario, cresce l’interesse per i divani letto (oltre +200%), perfetti per offrire comfort notturno anche ai propri ospiti, per le poltrone relax (+18%), ideali per i pomeriggi più sonnolenti, e i tappi di protezione dell’udito (+5%), perché un sonno rigenerante dipende anche dal non sentire russare la propria dolce metà, oppure, da eventuali rumori esterni.

Scendono i prezzi dei prodotti per dormire bene 

Insomma, al di là dei prodotti per il sonno e il risposo, riporta Adnkronos, “L’e-commerce si rivela, dunque, degno alleato di chi vuole dormire bene”, commentano gli esperti del portale. Per gli analisti di idealo, inoltre, è interessante notare come nel corso dell’ultimo anno i prezzi online dei prodotti legati al sonno siano nettamente diminuiti per molte categorie. Tanto che in media le reti a doghe hanno registrato decrementi di costi del -42%, i letti del -35%, e i farmaci per insonnia e stress del -13%. E per chi vive alle giuste latitudini, idealo segnala anche un decremento dei costi per i letti da giardino, scesi del -8% in un anno.

In 20 anni il costo della vita aumentato di tre cifre, gli stipendi solo di due

In vent’anni i prezzi sono raddoppiati, gli stipendi invece no: lo rivela Lo rivela una indagine condotta dall’associazione dei consumatori Consumerismo No Profit e dal Centro Ricerca e Studi di “Alma Laboris Business School”, società specializzata in Master e Corsi di Alta Formazione e specializzazione per professionisti, che ha messo a confronto i prezzi di un paniere di 100 elementi tra beni e servizi, analizzando le differenze esistenti tra i listini al dettaglio in vigore ai tempi della lira e quelli odierni.

Alcuni listini addirittura triplicati

Lo studio evidenzia che i prezzi di beni e servizi hanno subito una costante crescita negli ultimi anni, al punto che i listini di alcuni prodotti sono addirittura triplicati rispetto al 2001, quando in Italia era ancora in vigore la lira. E’ il caso, segnala Ansa, del cono gelato che nel 2001 costava 1.500 lire (0,77 euro), mentre oggi viene venduto nelle gelaterie in media a 2,50 euro (+224,7%). Una semplice penna a sfera ha subito un incremento del +207,7%, passando dalle vecchie 500 lire (0,26 euro) a 0,80 euro. Anche mangiare fuori è decisamente più costoso: la classica margherita consumata in pizzeria ha subito un rincaro del +93,5%, il supplì è aumentato quasi del 124%, e il tramezzino al bar addirittura del +198,7% – spiegano Consumerismo e Alma Laboris Business School -. La colazione al bar (cappuccino e cornetto) costa il 93,3% in più, mentre la pausa caffè è più salata del 55,2% (tuttavia negli ultimi giorni i listini dei pubblici esercizi stanno subendo ritocchi a rialzo a causa del caro-bollette).

Rivoluzionate anche la abitudini

Col passaggio alla moneta unica sono cambiate anche le abitudini degli italiani: se nel 2001 la mancia minima al ristorante era pari a 1.000 lire a persona, oggi in media si lasciano 2 euro sul tavolo (+284,6%) – analizzano ancora Consumerismo e Alma Laboris Business School. Brutte notizie anche sul fronte dei trasporti: oltra alla benzina, i cui listini alla pompa sono più che raddoppiati rispetto al 2001, oggi costa di più prendere l’autobus, con il biglietto che ad esempio a Milano è passato da 1.500 lire (0,77 euro) agli attuali 2 euro (+159,7%). Acquistare una automobile? Per una utilitaria bastavano 10.300 euro nel 2001, oggi la spesa (senza incentivi e rottamazione) si aggira attorno ai 16.150 euro per una piccola utilitaria di media categoria. Migliore la situazione per i prodotti per l’igiene e la cura personale: per shampoo, deodoranti, schiuma da barba, pannolini, carta igienica, spazzolini da denti, bagnoschiuma, i rincari sono al di sotto del +50%. Ma – avvertono Consumerismo e Alma Laboris – si spende di più per riempire la dispensa di casa: tra i prodotti alimentari, quelli che hanno subito gli incrementi di prezzo più elevati troviamo i biscotti (+159%), la passata di pomodoro (+148%), il cacao (+143%), il sale (+134%), l’olio d’oliva (+114%), le uova (+103%).

Tecnologie 4.0 e Pmi: finanziamenti per economia circolare e risparmio energetico

Le Piccole e medie imprese italiane potranno contare su 678 milioni di euro di finanziamenti per realizzare progetti innovativi legati a tecnologie 4.0, economia circolare e risparmio energetico. Un decreto firmato dal ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, disciplina infatti i finanziamenti garantiti dal programma d’investimento europeo React-Eu e dai fondi di coesione, e istituisce un nuovo regime di aiuti per gli investimenti delle Pmi. In particolare, i finanziamenti sono destinati per circa 250 milioni agli investimenti da realizzare nelle regioni del Centro e Nord Italia, mentre circa 428 milioni sono previsti per quelli da realizzare nelle regioni del Mezzogiorno, ovvero, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Ai progetti proposti dalle Piccole e medie imprese sarà destinato il 25% delle risorse.

L’importo massimo agevolabile non deve superare 3 milioni di euro a investimento

L’importo massimo agevolabile per ogni investimento innovativo non potrà essere superiore a 3 milioni di euro, e dovrà favorire la trasformazione digitale dell’attività manifatturiera delle Pmi attraverso l’utilizzo di tecnologie abilitanti individuate dal piano Transizione 4.0. Una particolare attenzione verrà rivolta ai progetti che puntano a favorire l’economia circolare, la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico.

Ancora da definire termini e modalità di presentazione della domanda

Tuttavia, le imprese che richiederanno l’agevolazione non dovranno aver effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso uno stabilimento situato in un’altra parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) che realizzi prodotti o servizi oggetto dell’investimento, impegnandosi a non farlo anche per i 2 anni successivi al completamento dell’investimento stesso. Le Piccole e medie imprese interessate ai finanziamenti potranno presentare domanda nei termini e nelle modalità che verranno definite con un successivo provvedimento ministeriale, riporta Adnkronos.

“Incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale”

“Da ministro dello sviluppo economico è mio dovere tutelare le imprese italiane, individuando tutte le risorse e gli strumenti necessari per sostenere gli investimenti in progetti innovativi che mirano anche a ridurre l’impatto energetico sui processi produttivi – ha dichiarato il ministro Giancarlo Giorgetti -. È questa un’altra importante linea d’azione da perseguire per fronteggiare, in un’ottica di medio e lungo periodo, il caro bollette. La capacità del nostro sistema imprenditoriale di rimanere competitivo sui mercati – ha aggiunto il ministro – passa infatti dall’ammodernamento degli impianti attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, che oltre a incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale, devono favorire sviluppo e occupazione”.

Anche per il mercato dei Droni il 2021 è l’anno di ripartenza

Nel 2021 il mercato professionale dei droni in Italia ha raggiunto il valore di 94 milioni di euro, +29% rispetto al 2020. Un valore che però non è stato sufficiente a tornare ai livelli pre-pandemia (117 milioni di euro nel 2019). Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, le imprese attive nel settore a livello nazionale oggi sono 713, con 45 chiusure nel 2021 (111 dal 2018-2021), a indicare l’evoluzione in atto nel comparto. Di fatto, in questi due anni le esigenze di distanziamento sociale, monitoraggio e consegne rapide ed efficienti, hanno mostrato in modo chiaro le potenzialità del mercato dei droni. E dopo la frenata provocata dalla pandemia nel 2020, il 2021 è stato un anno di ripartenza per il settore.

Il segmento operativo e l’Advanced Air Mobility

Il mercato ha iniziato ad articolarsi in due segmenti distinti. Quello operativo, costituito da droni medio/piccoli in grado di svolgere attività a valore aggiunto per i settori più tradizionali, che al momento è l’unico a generare ricavi, e l’Advanced Air Mobility, costituito da droni mediamente più grandi in grado di effettuare trasporti di beni e persone. Un segmento ancora agli albori, ma di grande prospettiva. Per questo segmento in Italia oggi si contano 21 progetti, sperimentati o solamente annunciati. E l’Italia è anche apripista in Europa con il Piano Strategico Nazionale 2021-2030 per lo sviluppo della Mobilità Aerea Avanzata dell’ENAC.

Si punta l’attenzione sullo sviluppo del volo BVLOS e del volo autonomo

A livello mondiale i casi applicativi di droni totali censiti dall’Osservatorio sono 755 tra il 2019 e il 2021, di cui quasi il 42% realizzati nell’ultimo anno. Dopo la riduzione del 20% registrata nel 2020, nel 2021 le applicazioni hanno ricominciate a crescere, superando anche il valore del 2019 (245).  I due ambiti su cui focalizzare l’attenzione nel breve periodo sono lo sviluppo del volo BVLOS e quello del volo autonomo. Nel volo BVLOS ENAC ha autorizzato 11 sperimentazioni nel 2021 e l’interesse a livello italiano è alto: il 52% delle imprese è interessata a effettuare queste sperimentazioni. Il volo autonomo è invece la prima priorità indicata dalle imprese dell’offerta, tanto che il 63% è estremamente interessato allo sviluppo di questi sistemi.

La crescita del settore deve passare dal processo di innovazione

Il 41% delle imprese ritiene che il Regolamento Europeo Droni stia già dando un forte impulso al mercato, contro il 32% delle imprese più scettico. Quello che sembra mancare è la sua piena applicabilità, ritenuta un forte freno dal 64% degli intervistati. La crescita del settore, soprattutto nel segmento operativo, deve passare dal processo di innovazione. Le imprese stanno investendo soprattutto sull’efficientamento dei processi e dell’organizzazione aziendale (55%), sul marketing e le vendite (43%), meno sullo sviluppo di hardware (30%) e software (26%). Il 69% delle imprese investe infatti meno del 30% della spesa in Ricerca e Sviluppo nel business dei droni.
Una percentuale non sufficiente a portare reale innovazione sul fronte tecnico e tecnologico.

Climate change, a livello globale singoli, aziende e Governi possano fare di più

L’86% dei cittadini del mondo è preoccupato per il climate change, anche se una grande percentuale ritiene che si sia ancora in tempo per mettere in atto azioni e procedimenti per fermare questo processo. Parla proprio di questo tema l’Annual WIN World Survey, raccogliendo le opinioni e le convinzioni di 33,236 cittadini di 39 paesi. L’indagine analizza le opinioni relative alla percezione dei cambiamenti climatici nel 2021, all’importanza dello sviluppo sostenibile a livello mondiale e al ruolo di governi e istituzioni. In Italia, secondo i dati BVA Doxa, membro per l’Italia e socio fondatore di WIN, la stragrande maggioranza dei cittadini è consapevole dell’entità del problema che rappresenta il riscaldamento globale, ma è elevata anche la consapevolezza che le azioni individuali di ognuno possano aiutare l’ambiente.

Il ruolo di persone, istituzioni e imprese

Il rapporto evidenzia che l’80% della popolazione mondiale ritiene che le azioni individuali possano aiutare a migliorare l’ambiente. Questo pensiero e più diffuso a livello di macroregioni tra gli Americani (86%) e gli Africani (81%). Ma in Italia la consapevolezza dell’impatto del singolo è ancora più elevata: l’89% dei rispondenti in Italia è convinta che le azioni personali possano contribuire a proteggere l’ambiente, una percentuale più elevata di altri paesi Europei come la Francia (71%), la Germania (68%), e la Spagna (81%).

Nonostante la diffusa consapevolezza dell’importanza delle proprie azioni, è condivisa anche l’opinione per cui sono anche e soprattutto altri gli attori che per primi dovrebbero scendere in campo a sostegno dell’ambiente: il 70%, ritiene che i governi e le aziende debbano impegnarsi di più dei singoli individui. Questa percezione è aumentata leggermente (+3%) rispetto al 2020 (67%). E anche in Italia, dove gli individui sono consapevoli del loro ruolo centrale nella salvaguardia dell’ambiente, la convinzione che siano anche altri gli attori in campo è comunque elevata: il 72% ritiene che aziende e governi, più che singoli individui, debbano agire in prima linea.

I Governi dovrebbero fare di più

Anche se i cittadini sono consapevoli che per tutelare l’ambiente sia necessaria un’azione congiunta a tutti i livelli, più della metà degli intervistati (51%) pensa che i governi non adottino le misure necessarie per farlo. Questo potrebbe essere legato alla mancanza di fiducia che le istituzioni stanno vivendo o alla mancanza di progetti legati alla protezione dell’ambiente. Europei ed Americani sono i più critici (65% e 62%, rispettivamente), ritenendo che i governi non stiano compiendo le azioni necessarie. Croazia (83%), Grecia (74%), Finlandia (73%), Serbia e Paraguay (72%) sono i più critici nei confronti dei loro governi. In Italia, la percentuale di coloro che ritengono che il governo non stia adottando le giuste misure è del 58%.

Eco friendly anche negli acquisti

I cittadini sono disposti a premiare le aziende che agiscono per rendere i loro prodotti eco-friendly: a livello globale, 7 persone su 10 sono disposte a riconoscere questi sforzi tramite l’acquisto di questo tipo di prodotti, come un modo per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Le donne sono disposte a pagare di più, più di quanto lo siano gli uomini (70%). In Italia, il 78% della popolazione è disposta a pagare di più per questi prodotti che rispettano l’ambiente, una percentuale più alta rispetto alla media europea che si attesta invece al 63%: disposti a pagare di più per prodotti eco-friendly sono il 70% in Finlandia, il 64% e il 62% rispettivamente in Irlanda e Grecia, e il 60% in Germania e Spagna.