Tecnologie 4.0 e Pmi: finanziamenti per economia circolare e risparmio energetico

Le Piccole e medie imprese italiane potranno contare su 678 milioni di euro di finanziamenti per realizzare progetti innovativi legati a tecnologie 4.0, economia circolare e risparmio energetico. Un decreto firmato dal ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, disciplina infatti i finanziamenti garantiti dal programma d’investimento europeo React-Eu e dai fondi di coesione, e istituisce un nuovo regime di aiuti per gli investimenti delle Pmi. In particolare, i finanziamenti sono destinati per circa 250 milioni agli investimenti da realizzare nelle regioni del Centro e Nord Italia, mentre circa 428 milioni sono previsti per quelli da realizzare nelle regioni del Mezzogiorno, ovvero, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Ai progetti proposti dalle Piccole e medie imprese sarà destinato il 25% delle risorse.

L’importo massimo agevolabile non deve superare 3 milioni di euro a investimento

L’importo massimo agevolabile per ogni investimento innovativo non potrà essere superiore a 3 milioni di euro, e dovrà favorire la trasformazione digitale dell’attività manifatturiera delle Pmi attraverso l’utilizzo di tecnologie abilitanti individuate dal piano Transizione 4.0. Una particolare attenzione verrà rivolta ai progetti che puntano a favorire l’economia circolare, la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico.

Ancora da definire termini e modalità di presentazione della domanda

Tuttavia, le imprese che richiederanno l’agevolazione non dovranno aver effettuato, nei due anni precedenti la presentazione della domanda, una delocalizzazione verso uno stabilimento situato in un’altra parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) che realizzi prodotti o servizi oggetto dell’investimento, impegnandosi a non farlo anche per i 2 anni successivi al completamento dell’investimento stesso. Le Piccole e medie imprese interessate ai finanziamenti potranno presentare domanda nei termini e nelle modalità che verranno definite con un successivo provvedimento ministeriale, riporta Adnkronos.

“Incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale”

“Da ministro dello sviluppo economico è mio dovere tutelare le imprese italiane, individuando tutte le risorse e gli strumenti necessari per sostenere gli investimenti in progetti innovativi che mirano anche a ridurre l’impatto energetico sui processi produttivi – ha dichiarato il ministro Giancarlo Giorgetti -. È questa un’altra importante linea d’azione da perseguire per fronteggiare, in un’ottica di medio e lungo periodo, il caro bollette. La capacità del nostro sistema imprenditoriale di rimanere competitivo sui mercati – ha aggiunto il ministro – passa infatti dall’ammodernamento degli impianti attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, che oltre a incrementare la produttività e migliorare la sostenibilità ambientale, devono favorire sviluppo e occupazione”.

Anche per il mercato dei Droni il 2021 è l’anno di ripartenza

Nel 2021 il mercato professionale dei droni in Italia ha raggiunto il valore di 94 milioni di euro, +29% rispetto al 2020. Un valore che però non è stato sufficiente a tornare ai livelli pre-pandemia (117 milioni di euro nel 2019). Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Droni della School of Management del Politecnico di Milano, le imprese attive nel settore a livello nazionale oggi sono 713, con 45 chiusure nel 2021 (111 dal 2018-2021), a indicare l’evoluzione in atto nel comparto. Di fatto, in questi due anni le esigenze di distanziamento sociale, monitoraggio e consegne rapide ed efficienti, hanno mostrato in modo chiaro le potenzialità del mercato dei droni. E dopo la frenata provocata dalla pandemia nel 2020, il 2021 è stato un anno di ripartenza per il settore.

Il segmento operativo e l’Advanced Air Mobility

Il mercato ha iniziato ad articolarsi in due segmenti distinti. Quello operativo, costituito da droni medio/piccoli in grado di svolgere attività a valore aggiunto per i settori più tradizionali, che al momento è l’unico a generare ricavi, e l’Advanced Air Mobility, costituito da droni mediamente più grandi in grado di effettuare trasporti di beni e persone. Un segmento ancora agli albori, ma di grande prospettiva. Per questo segmento in Italia oggi si contano 21 progetti, sperimentati o solamente annunciati. E l’Italia è anche apripista in Europa con il Piano Strategico Nazionale 2021-2030 per lo sviluppo della Mobilità Aerea Avanzata dell’ENAC.

Si punta l’attenzione sullo sviluppo del volo BVLOS e del volo autonomo

A livello mondiale i casi applicativi di droni totali censiti dall’Osservatorio sono 755 tra il 2019 e il 2021, di cui quasi il 42% realizzati nell’ultimo anno. Dopo la riduzione del 20% registrata nel 2020, nel 2021 le applicazioni hanno ricominciate a crescere, superando anche il valore del 2019 (245).  I due ambiti su cui focalizzare l’attenzione nel breve periodo sono lo sviluppo del volo BVLOS e quello del volo autonomo. Nel volo BVLOS ENAC ha autorizzato 11 sperimentazioni nel 2021 e l’interesse a livello italiano è alto: il 52% delle imprese è interessata a effettuare queste sperimentazioni. Il volo autonomo è invece la prima priorità indicata dalle imprese dell’offerta, tanto che il 63% è estremamente interessato allo sviluppo di questi sistemi.

La crescita del settore deve passare dal processo di innovazione

Il 41% delle imprese ritiene che il Regolamento Europeo Droni stia già dando un forte impulso al mercato, contro il 32% delle imprese più scettico. Quello che sembra mancare è la sua piena applicabilità, ritenuta un forte freno dal 64% degli intervistati. La crescita del settore, soprattutto nel segmento operativo, deve passare dal processo di innovazione. Le imprese stanno investendo soprattutto sull’efficientamento dei processi e dell’organizzazione aziendale (55%), sul marketing e le vendite (43%), meno sullo sviluppo di hardware (30%) e software (26%). Il 69% delle imprese investe infatti meno del 30% della spesa in Ricerca e Sviluppo nel business dei droni.
Una percentuale non sufficiente a portare reale innovazione sul fronte tecnico e tecnologico.

Climate change, a livello globale singoli, aziende e Governi possano fare di più

L’86% dei cittadini del mondo è preoccupato per il climate change, anche se una grande percentuale ritiene che si sia ancora in tempo per mettere in atto azioni e procedimenti per fermare questo processo. Parla proprio di questo tema l’Annual WIN World Survey, raccogliendo le opinioni e le convinzioni di 33,236 cittadini di 39 paesi. L’indagine analizza le opinioni relative alla percezione dei cambiamenti climatici nel 2021, all’importanza dello sviluppo sostenibile a livello mondiale e al ruolo di governi e istituzioni. In Italia, secondo i dati BVA Doxa, membro per l’Italia e socio fondatore di WIN, la stragrande maggioranza dei cittadini è consapevole dell’entità del problema che rappresenta il riscaldamento globale, ma è elevata anche la consapevolezza che le azioni individuali di ognuno possano aiutare l’ambiente.

Il ruolo di persone, istituzioni e imprese

Il rapporto evidenzia che l’80% della popolazione mondiale ritiene che le azioni individuali possano aiutare a migliorare l’ambiente. Questo pensiero e più diffuso a livello di macroregioni tra gli Americani (86%) e gli Africani (81%). Ma in Italia la consapevolezza dell’impatto del singolo è ancora più elevata: l’89% dei rispondenti in Italia è convinta che le azioni personali possano contribuire a proteggere l’ambiente, una percentuale più elevata di altri paesi Europei come la Francia (71%), la Germania (68%), e la Spagna (81%).

Nonostante la diffusa consapevolezza dell’importanza delle proprie azioni, è condivisa anche l’opinione per cui sono anche e soprattutto altri gli attori che per primi dovrebbero scendere in campo a sostegno dell’ambiente: il 70%, ritiene che i governi e le aziende debbano impegnarsi di più dei singoli individui. Questa percezione è aumentata leggermente (+3%) rispetto al 2020 (67%). E anche in Italia, dove gli individui sono consapevoli del loro ruolo centrale nella salvaguardia dell’ambiente, la convinzione che siano anche altri gli attori in campo è comunque elevata: il 72% ritiene che aziende e governi, più che singoli individui, debbano agire in prima linea.

I Governi dovrebbero fare di più

Anche se i cittadini sono consapevoli che per tutelare l’ambiente sia necessaria un’azione congiunta a tutti i livelli, più della metà degli intervistati (51%) pensa che i governi non adottino le misure necessarie per farlo. Questo potrebbe essere legato alla mancanza di fiducia che le istituzioni stanno vivendo o alla mancanza di progetti legati alla protezione dell’ambiente. Europei ed Americani sono i più critici (65% e 62%, rispettivamente), ritenendo che i governi non stiano compiendo le azioni necessarie. Croazia (83%), Grecia (74%), Finlandia (73%), Serbia e Paraguay (72%) sono i più critici nei confronti dei loro governi. In Italia, la percentuale di coloro che ritengono che il governo non stia adottando le giuste misure è del 58%.

Eco friendly anche negli acquisti

I cittadini sono disposti a premiare le aziende che agiscono per rendere i loro prodotti eco-friendly: a livello globale, 7 persone su 10 sono disposte a riconoscere questi sforzi tramite l’acquisto di questo tipo di prodotti, come un modo per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Le donne sono disposte a pagare di più, più di quanto lo siano gli uomini (70%). In Italia, il 78% della popolazione è disposta a pagare di più per questi prodotti che rispettano l’ambiente, una percentuale più alta rispetto alla media europea che si attesta invece al 63%: disposti a pagare di più per prodotti eco-friendly sono il 70% in Finlandia, il 64% e il 62% rispettivamente in Irlanda e Grecia, e il 60% in Germania e Spagna.

Italianità, salutismo e lifestyle: come sono cambiate le etichette dei prodotti

Le etichette dei prodotti della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) riflettono inevitabilmente i cambiamenti culturali della popolazione. Cambiano le persone, cambia l’opinione pubblica, cambiano i temi su cui concentrarsi: e ciò che compriamo non può che seguire queste nuove tendenze. Ha esplorato questo immenso universo l’ultimo Osservatorio Immagino di GS1 Italy, uno strumento unico per mettere a fuoco i fenomeni di consumo e seguirne l’evoluzione.
La decima edizione dello studio ha ampliato ulteriormente il suo raggio d’analisi, incrociando i dati Nielsen su venduto, consumo e fruizione dei media, con le informazioni, rilevate dal servizio Immagino di GS1 Italy, presenti sulle etichette di 125.431 prodotti, tra alimentari e non alimentari, venduti nei supermercati e ipermercati italiani. Un paniere ampio e diversificato che, nell’anno finito a giugno 2021, ha generato un giro d’affari di poco meno di 39 miliardi di euro, pari all’83% del sell-out totale realizzato da ipermercati e supermercati in Italia.

I fenomeni di consumo e relativi cambiamenti

«L’Osservatorio Immagino ha introdotto un nuovo modo di leggere i fenomeni di consumo e i relativi cambiamenti” ha spiegato  Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. “Industria e Distribuzione del largo consumo hanno così una chiave di lettura utile per creare nuovi prodotti e calibrare assortimenti che incontrino i gusti di un consumatore sempre più preparato e consapevole» afferma Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy.

Le nuove parole nel food

Sono particolarmente interessanti le parole che oggi appaiono sulle etichette dei prodotti food. La ricerca ha evidenziato le principali, che seguono. Italianità: viene spesa in tutte le declinazioni, dal “100% italiano” alle indicazioni geografiche (come Dop e Igp) fino alla presenza di un richiamo alla regione di provenienza. Free from: si ritrova nei 17 claim più importanti nel mondo dei prodotti “senza”. Rich-in: questo termine c’è nei 12 claim più rilevanti nel paniere dei prodotti ricchi o arricchiti. Intolleranze: la dinamica dei prodotti “senza glutine” o “senza lattosio”, e quella dei claim emergenti, come “senza lievito” o “senza uova”. Lifestyle: i claim del cibo identitario, come “vegano”, “vegetariano”, Kosher e Halal. Loghi e certificazioni: bollini, indicazioni e claim che forniscono garanzie precise, come il logo EU Organic o le 8 certificazioni del mondo della Corporate social responsibility (come Fairtrade, Friend of the sea, FSC, Sustainable cleaning e UTZ). Ingredienti benefici: dall’avena alla canapa, dal matcha all’avocado, dallo zenzero ai semi di sesamo, i 27 sapori più trendy nel mondo dei superfruit, delle spezie, di supercereali/farine, dei dolcificanti, dei semi e dei superfood. Metodo di lavorazione: “estratto a freddo” e “lavorato a mano”, “non filtrato” o “a lievitazione naturale”, quando la tecnica produttiva fa la differenza. Texture dei prodotti: morbido o ruvido, soffice o croccante, sottile o fragrante? Le 11 consistenze più evidenziate in etichetta.

L’abc del 2022, da ‘ammortizzatori’ a ‘contante’ fino a ‘verde’

Nel 2022 gli italiani dovranno familiarizzare con tante novità. E l’abc del nuovo anno inizia con ‘ammortizzatori’, gli strumenti di tutela di chi perde il lavoro che nel 2022 diventano universali, e prosegue con ‘assegno unico’, il nuovo beneficio economico per chi ha figli a carico, poi ‘assorbenti’, per i quali l’Iva si dimezza e scende al 10%, e ‘bollette’, che dopo il rincari del 2021 vedono un nuovo balzo dei prezzi. Il dizionario del 2002 continua con ‘barriere architettoniche’ (il bonus al 75% per abbatterle è una novità di quest’anno), ‘contante’ (dal 1° gennaio il tetto per il suo utilizzo scenderà da duemila a mille euro), e ‘cartelle’: nel 2022 ci saranno sei mesi per pagare le cartelle notificate nel primo trimestre dell’anno. Quanto a ‘delocalizzazioni’, scatta una stretta, e ora servono tre mesi di preavviso e un piano per rendere meno traumatici gli esuberi.

Da ‘espansione’ a ‘giovani’ e da ‘Irap’ a ‘neo mamme’

Le parole chiave del 2022 comprendono anche ‘espansione’, per cui si prevede un’assunzione ogni tre uscite di lavoratori, ‘facciate’ (rimane il bonus per rinnovarle, ma cala dal 90 al 60% della spesa), e ‘giovani’: è stato prorogato lo sconto sulle tasse per l’acquisto di case per gli under 36, ma anche la detrazione al 20% sull’affitto per i giovani under31, e diventa strutturale il bonus cultura per i diciottenni. E se per ‘Irap’ scatta la sua cancellazione per 835mila autonomi, cambiano le aliquote ‘Irpef’, che scendono da cinque a quattro. Ma c’è anche il bonus ‘mobili’, che raddoppia da 5 a 10mila euro, e per le ‘neo mamme’ il 2022 prevede un taglio sperimentale del 50% dei contributi a carico delle lavoratrici madri del settore privato.

‘Plastic tax’, ‘Rdc’, ‘Superbonus’

L’elenco prosegue con ‘papà’(i lavoratori dipendenti che avranno un figlio o lo adotteranno avranno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio e a un giorno di astensione facoltativa), ‘plastic tax’ (rinviata al 2023, con la Sugar Tax), e ‘quota 100 addio’ (i requisiti per lasciare il lavoro salgono a quota 102, ovvero 64 anni di età e 38 di contributi), ‘Rdc’ (cambia, ma poco, mente cambiano i criteri per l’offerta di lavoro o si decade dal beneficio), e ‘Superbonus’ (prorogato per i condomini fino al 2025, ma con un decalage: rimane al 110% fino al 2023, poi al 70% nel 2024 e al 65 nel 2025).

‘Tavolini all’aperto’ , ‘Tv e decoder’, ‘volontariato’ e ‘verde’

Le ultime quattro parole del 2022 sono ‘tavolini all’aperto’ (è stata prorogata fino a fine marzo l’esenzione dalla tassa per l’occupazione del suolo pubblico), ‘volontariato’ (niente Iva fino al 2024 per il terzo settore e il mondo no profit), ‘Tv e decoder’ (è stato rifinanziato il bonus previsto per adeguare gli apparecchi alle nuove tecnologie di trasmissione, e per gli over70 è prevista la consegna a casa del decoder tramite le poste), e ‘verde’. In questo caso, riporta Ansa, si tratta del bonus al 36% per migliorare gli spazi verdi di balconi a giardini.  

Il 2022? Sarà migliore, però…

Inutile negarlo, gli ultimi due anni non sono stati facili, ovviamente a causa della pandemia e di tutte le conseguenze che ha portato. E il 2022 come si prospetta? Secondo i cittadini di 33 Paesi del mondo, sarà decisamente migliore. Lo rivela l’ultimo sondaggio Ipsos, condotto a livello globale, che evidenzia un ottimismo in forte risalita.

Il 77% degli intervistati vede rosa

A livello internazionale, il 77% degli intervistati pensa che il 2022 sarà un anno migliore rispetto a quello precedente. Tuttavia alcune preoccupazioni persistono, come quelle per il cambiamento climatico e l’ambiente oppure per l’aumento dei prezzi di bene e servizi. I cittadini dei 33 Paesi del mondo coinvolti nell’indagine pensano che nell’anno che si apre più dell’80% della popolazione mondiale riceverà almeno una dose di vaccino Covid. I latinoamericani sono molto ottimisti, con cifre che salgono all’81% in Perù, al 76% in Brasile e al 69% in Cile. Gli europei sono più scettici sulla più ampia distribuzione del vaccino, dove le cifre scendono al 51% in Italia, al 42% in Francia, al 38% in Svizzera e al 33% in Germania.

Le preoccupazioni legate al cambiamento climatico

E’ interessante notare che, oltre all’emergenza sanitaria, la popolazione si preoccupa del cambiamento climatico in maniera crescente. A livello internazionale, il 60% degli intervistati ritiene più probabile la manifestazione di eventi meteorologici estremi nel proprio Paese nel 2022 rispetto all’anno appena trascorso. Questa percentuale aumenta nei Paesi Bassi (72%), in Gran Bretagna (69%), in Italia e Australia (entrambi 68%). Al tempo stesso, in media, il 45% degli intervistati si aspettano che le persone ridurranno i viaggi in aereo rispetto al 2019. I cittadini asiatici sono i sono più fiduciosi, con il 68% in Cina, il 67% a Singapore e il 66% in Malesia. In Italia, invece, la percentuale è pari al 46%.

Le prospettive per l’economia

L’aumento dei prezzi getta un po’ d’ombra sull’ottimismo. Il 75% degli intervistati si aspetta che i prezzi di beni e servizi aumentino in misura maggiore e più velocemente rispetto alle proprie entrate. Ciò è ritenuto vero anche dal 76% degli italiani, ma soltanto un terzo dei giapponesi (33%) ritiene probabile tale scenario. In media, a livello internazionale, soltanto il 35% si aspetta di vedere i mercati azionari di tutto il mondo crollare; quota che diminuisce ulteriormente in Italia (29%). In generale, gli intervistati hanno maggiori aspettative per la stabilità del mercato azionario nel 2022 rispetto al 2021, quando il 40% riteneva possibile il crollo dei principali mercati azionari di tutto il mondo.

Industria lombarda, crescono gli investimenti in tecnologie green

Aumenta l’impegno sulle tematiche ambientali delle industrie lombarde, sempre più attente a questi temi, e gli investimenti in tecnologie green nel futuro cresceranno in tutti i settori. Secondo il focus realizzato da Unioncamere Lombardia, i principali interventi realizzati riguardano l’acquisto di macchinari a minor consumo energetico e l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica rinnovabile. L’impegno sui temi ambientali risulta strettamente legato alla dimensione dell’impresa: nell’industria, settore composto da realtà mediamente più grandi, il 43% ha già realizzato o sta realizzando azioni green che vadano oltre gli obblighi normativi, mentre nell’artigianato/manifatturiero la percentuale scende al 21%, un valore inferiore anche al commercio al dettaglio (27%) e ai servizi (24%).

Servizi, prospettive di sviluppo significative

Se l’orizzonte temporale viene allargato ai prossimi anni, la percentuale di imprese interessate a investire in tecnologie green cresce in tutti i settori, raggiungendo il 57% nell’industria, il 41% nei servizi, il 39% nel commercio e il 30% nell’artigianato. Nei servizi, in particolare, il progresso rispetto all’impegno attuale è particolarmente significativo (+17%), delineando prospettive di sviluppo in un settore finora poco sensibile alle tematiche ambientali. I motivi che spingono le imprese in questa direzione sono prevalentemente di tipo etico, legati alla volontà di ridurre il proprio impatto ambientale, soprattutto nel manifatturiero.
Inoltre, le imprese industriali e artigiane segnalano l’opportunità di ridurre i costi di produzione, mentre nel terziario risultano più frequenti le considerazioni legate al miglioramento dell’immagine aziendale.

Il sistema lombardo prosegue nel percorso verso la transizione ecologica

“Nonostante gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria, il sistema economico lombardo prosegue nel percorso verso la transizione ecologica – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia -, le imprese attive sui temi ambientali sono ancora una minoranza, ma cresce tra gli imprenditori la consapevolezza che le tematiche legate alla sostenibilità ambientale rappresentino un importante fattore di sviluppo futuro”.
Il tema dell’economia circolare evidenzia però un minor grado di coinvolgimento da parte delle imprese lombarde: la percentuale di quante dichiarano di aver intrapreso o di voler intraprendere azioni in questo senso è pari al 33% nell’industria, al 19% nel commercio, al 18% nell’artigianato e al 16% nei servizi, evidenziando anche in questo caso un legame diretto con la dimensione di impresa.

Il settore più consapevole sui temi della circolarità è quello industriale

Se nel manifatturiero e nei servizi gli interventi di economia circolare riguardano in gran parte la gestione dei rifiuti, nel commercio prevalgono la rigenerazione/rifabbricazione e l’ecodesign, segnale della presenza in questo comparto di una minoranza di imprese particolarmente mature nel percorso di transizione verso modelli di economia circolare. Considerando invece la totalità delle imprese il settore più consapevole sui temi della circolarità si conferma quello industriale, dove la percentuale di quanti non sanno indicare il modello di business più adatto si ferma al 49%, mentre negli altri comparti supera il 60%.
Le indicazioni delle imprese si concentrano sulla rigenerazione, e almeno per il manifatturiero, sull’upcycling, mentre nei servizi raccoglie una quota significativa lo sharing.

Iltalian sounding, il fake food italiano crea un danno di 100 miliardi

In parole tecniche si chiama “Italian sounding” e nel settore food è la contraffazione di cibi spacciati per italiani grazie a nomi che ricordano quelli originali. Tra i casi più eclatanti, ci sono Parmesan, che imita il Parmigiano Reggiano, Mozarella, che viene venduta per mozzarella di bufala, Salsa Pomarola, Zottarella o Spagheroni. Ovviamente, si tratta di prodotti lontanissimi dagli originali e che possono essere definiti a tutti gli effetti fake. Oltre a trarre in inganno gli ignari consumatori, questo fenomeno causa un danno economico gravissimo all’economia del Bel Paese. Oggi l’agropirateria internazionale ha un valore che ha raggiunto i 100 miliardi di euro, e il danno è aumentato del 70% negli ultimi 10 anni. Insomma, la situazione è grave e ßva arginata. 

Promuovere l’originale

E’ stato affrontato proprio questo argomento così delicato nel corso dell’evento web “Made in Italy ed eccellenze della cucina italiana. Viaggio intorno al mondo del 100% Italian Taste” promosso da ITA0039 by ASACERT in collaborazione con la Fondazione UniVerde e con il supporto di Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, in partnership con PROMOItalia. Media partners: Italpress, Opera2030, GustoH24, Euro-Toques Europa. Gli esperti hanno affermato concordi che “Servono impegni concreti per facilitare la presenza di prodotti originali made in Italy sulla rete distributiva mondiale, fare la giusta informazione verso il consumatore estero sulla qualità del vero prodotto italiano, promuovere le produzioni dei territori e combattere il fake food, offrire tramite nuove tecnologie la possibilità di leggere in modo immediato il tracciamento del prodotto a scaffale e le attività certificate 100% Italian Taste”. 

Una certificazione che tuteli il Made in Italy
“Ben 8 italiani su 10 pensano che debba esserci una certificazione che si occupi di tutela del made in Italy nel campo della ristorazione. L’omologazione del cibo fatto in laboratorio, di cui si parla sempre più spesso, è contrario alla salute dei consumatori – ha detto Fabrizio Capaccioli, AD Asacert e ideatore del Protocollo ITA0039 -. Ci battiamo per filiere controllate e certificate, in favore proprio della salubrità degli alimenti che finiscono anche sulle tavole dei ristoranti. Certificarsi significa entrare in un network, è una opportunità, per i ristoratori e i produttori italiani di farsi conoscere all’estero. Con il Protocollo ITA0039 e con la nostra APP vogliamo mettere in evidenza coloro che rispettano criteri di approvvigionamento e autenticità certificati, con evidenti benefici in termini di trasparenza nei confronti dei consumatori”.
“I consumatori italiani sono ormai da tempo abituati a destreggiarsi tra le diverse certificazioni e sono perfettamente consapevoli di quanto questo strumento sia utile ad orientare le proprie scelte di consumo verso il prodotto 100% italiano” ha concluso Gianluca Lelli, Capo Area Economica di Coldiretti. “Questa attenzione alla qualità va trasferita anche al consumatore straniero per far capire come difendersi da falsi e italian sounding. La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo può servire a rendere sempre più concreto questo obiettivo”.

Cyberattacchi: aumentano quelli che vanno a segno

L’ultimo rapporto sulle minacce informatiche dell’Osservatorio Cybersecurity di Exprivia tra luglio e settembre 2021 registra 273 fenomeni di cybercrimine, tra attacchi, incidenti e violazioni della privacy. Nel complesso, i fenomeni sono in diminuzione del -2,5% rispetto al trimestre precedente, ma le tecniche utilizzate dai cybercriminali sono in costante evoluzione, portando a segno 93 incidenti. In particolare, il numero di attacchi si attesta a 166, mentre si rilevano 14 violazioni della privacy, in crescita del 40% rispetto al trimestre precedente. Per queste ultime, inoltre, il Garante ha emesso circa sette milioni di euro di multe, dovute principalmente all’omessa o del tutto inesistente informativa sulla protezione dei dati personali e al loro utilizzo illecito. Di fatto in Italia gli attacchi informatici che vanno a buon fine sono in costante aumento, provocando danni a istituzioni, aziende e privati cittadini.

Sta crescendo velocemente il rapporto tra incidenti e attacchi

“Dobbiamo tenere la guardia ancora molto alta nella difesa della rete, in quanto in tutta Italia sta crescendo velocemente il rapporto tra incidenti e attacchi. Rispetto al primo trimestre dell’anno, infatti, quando andava a segno solo il 7% degli attacchi, tra luglio e settembre questo rapporto ha raggiunto il 56%, provocando danni sempre più gravi e irreparabili – commenta Domenico Raguseo, direttore Cybersecurity di Exprivia -. Dunque, dall’analisi emerge che da un lato gli attaccanti stanno mettendo in campo tecniche sempre più sofisticate, e dall’altro gli incidenti possono verificarsi anche a distanza di mesi, rendendo i sistemi vulnerabili per parecchio tempo”.

I settori più colpiti: Software/Hardware, Finance e PA

Nel terzo trimestre del 2021 il settore che ha registrato il maggior numero di incidenti è quello del Software/Hardware (34 episodi), quindi società ICT, di servizi digitali, piattaforme di e-commerce, dispositivi e sistemi operativi, che principalmente subiscono il furto di dati, come credenziali di accesso o informazioni sensibili. A seguire il settore Finance, dagli istituti bancari alle assicurazioni, alle piattaforme di criptovalute, con 19 casi, dove oltre al furto dei dati di carte di credito o accesso a conti bancari, si registra un aumento delle richieste di denaro. Nella PA, invece, sono stati registrati 14 incidenti, che hanno principalmente provocato ‘server interruption’, ossia l’interruzione dei sistemi informativi per bloccare l’operatività degli uffici pubblici.

Criminali sempre più scaltri, ma c’è maggior cultura sulla cyber-sicurezza

Se da una parte i criminali diventano sempre più scaltri affinando le loro tecniche, dall’altra il lungo lavoro di cultura sulla cyber-sicurezza, un tema sotto i riflettori dall’inizio della pandemia, inizia a dare i suoi frutti. Decresce infatti del 19% rispetto al trimestre precedente l’utilizzo della tecnica del phishing: le persone prestano più attenzione a tutte le modalità di adescamento tramite e-mail ingannevoli o social network. D’altro canto si riscontra un notevole aumento (+22%) nell’utilizzo di malware come vettore di attacco per sottrarre informazioni sensibili, principalmente mediante lo spionaggio delle attività bancarie degli utenti.

Calano le richieste di credito da parte delle aziende

Il consolidamento della ripresa economica, con il conseguente aumento dei flussi di cassa, ha attenuato le richieste di credito da parte delle aziende, e dopo il picco del 2020 ne riporta i volumi ai livelli pre-Covid. In particolare, nel terzo trimestre 2021 le esigenze di liquidità delle imprese diminuiscono del -18,8% rispetto al Q3 2020. Il trend in atto riguarda sia le società di capitali, che nel terzo trimestre dell’anno hanno fatto segnare un -13,5%, sia le imprese individuali, per le quali la contrazione è stata del -27,2%, in virtù della progressiva normalizzazione della situazione delle realtà particolarmente esposte agli effetti della pandemia. Allo stesso tempo, però, si assiste a una crescita per l’importo medio richiesto. È quanto emerge dall’analisi delle istruttorie di finanziamento registrate su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF.

Migliora la congiuntura economica: meno tensioni sul fronte della liquidità
“Analogamente a quanto rilevato anche nel precedente trimestre, anche nel terzo trimestre dell’anno si conferma il trend di rallentamento delle richieste di credito delle imprese, che hanno meno tensioni sul fronte della liquidità grazie al progressivo consolidamento delle prospettive di crescita economica – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. – La combinazione tra il miglioramento della congiuntura economica e gli effetti dei provvedimenti straordinari varati per minimizzare l’impatto della pandemia sull’economia reale, in primis le moratorie, hanno avuto un impatto significativo sul contenimento della rischiosità creditizia e questo ha favorito anche politiche di erogazione più distese”.

Importo medio richiesto: +20,5% nel terzo trimestre 2021
Nell’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF si conferma anche il deciso incremento dell’importo medio richiesto (+20,5%), che nel terzo trimestre si attesta a 103.701 euro. Si tratta di una decisa impennata rispetto al valore mediamente richiesto, non solo nel 2020, ma anche negli anni precedenti. Complessivamente più di 5 richieste su 10 presenta un importo inferiore ai 20.000 euro, in funzione della preponderanza delle istruttorie riconducibili a micro e piccole imprese. Per quanto riguarda le imprese individuali, le richieste di credito presentano importo medio pari a 37.324 euro (+24,1% rispetto al corrispondente periodo 2020), mentre per le società di capitali l’importo medio richiesto ammonta a 138.206 euro (+14,6%).

In Trentino-Alto Adige l’importo medio è più elevato
A livello regionale, nel terzo trimestre del 2021 si registrano contrazioni particolarmente significative delle richieste di credito soprattutto nelle Marche (-25%), Basilicata (-24,7%) e Liguria (-22,9%).
Il Trentino-Alto Adige, invece, è la regione caratterizzata dall’importo medio più elevato (151.335 euro), seguita da Lombardia (111.003 euro) e Lazio (106.534 euro). All’opposto, l’ammontare più basso è stato riscontrato in Valle D’Aosta (43.598 euro), Sicilia (57.808 euro) e Sardegna (66.560 euro).