Consumi e intenzioni di acquisto degli italiani, +18,7%

Ad agosto crescono le intenzioni d’acquisto degli italiani in tutti i comparti, e raggiungono livelli superiori a quelli di febbraio. A soffrire è solo il settore viaggi, in calo del -23,8% sia per la paura di nuove ondate di contagio sia per la fine delle vacanze. L’Osservatorio Mensile Findomestic di settembre, realizzato dalla società di credito al consumo del gruppo BNP Paribas, in collaborazione con Eumetra, rileva come agosto sia stato un mese segnato dall’ottimismo, con intenzioni d’acquisto mediamente in crescita del +18,7% rispetto a luglio.

Gli incentivi hanno movimentato i mercati dell’energia (+51% di propensione all’acquisto di impianti solari termici) e della mobilità (+11,7% per le auto nuove), mentre la fine dell’estate, la voglia di concretizzare i progetti ideati nei mesi di lockdown, e i timori di una nuova chiusura, fanno aumentare le intenzioni d’acquisto di mobili (+18,3%). Il consolidarsi dello smart working poi spinge i consumatori a migliorare la dotazione tecnologica domestica, generando un’impennata della propensione all’acquisto di pc (+45%) e tablet (+36,9%).

Voglia di auto e moto, mobili, tv e HiFi

L’attesa degli incentivi alla mobilità sostenibile e l’utilizzo di un mezzo proprio a scapito di quelli pubblici ad agosto hanno trainato le intenzioni d’acquisto di auto nuove (+11,7%), auto usate (+12%), motocicli (+16,6%) ed e-bike (+24,2%). La previsione di un autunno più domestico spingono inoltre i consumatori a pensare di rendere la casa più confortevole. In agosto la propensione a ristrutturare casa è infatti aumentata del 19,4% rispetto al mese precedente, e quella di acquistare mobili del 18,3%, mentre l’incremento per tv e HiFi è del 25,3%.

Momento positivo per elettrodomestici e tecnologia

La crescente sensibilità verso la ristrutturazione degli spazi domestici, spinta dagli incentivi statali, riportano le intenzioni d’acquisto di elettrodomestici su livelli superiori al pre-Covid, con un +37,8% per i grandi e +19,1% per i piccoli. Ma le performance sono positive anche nel comparto tech, dove la propensione all’acquisto di pc e accessori ad agosto è cresciuta del 45,3% rispetto a luglio, così come quella di tablet ed e-book (+36,9%).

In aumento anche le intenzioni d’acquisto per il settore della telefonia (17,1%), fotocamere e videocamere (+10%).

Più efficienza energetica meno viaggi e vacanze

Gli italiani non vogliono perdere l’occasione per sfruttare gli incentivi legati all’efficienza energetica, tanto che la propensione all’acquisto di impianti solari termici è aumentata del 51%, di impianti fotovoltaici del 38,6%, e di infissi e serramenti del 25,6%. In negativo stufe e caldaie, che chiudono il mese a -1,6%.

L’andamento internazionale dei contagi ha invece frenato ancora di più la ripresa del settore viaggi e vacanze, che in agosto, complice la fine dell’estate e delle ferie, registra un calo delle intenzioni d’acquisto rispetto a luglio (-23,8%).

Diminuisce anche la propensione all’acquisto di attrezzature e abbigliamento sportivo, mentre aumenta quella per le attrezzature per il fai-da-te (+8,9%).

Quasi 3 imprese italiane su 4 valutano le performance dei dipendenti

Il 72% delle imprese italiane valuta le performance dei propri dipendenti, ma dal confronto internazionale emerge un divario di attenzione e organizzazione rispetto alla maggior parte degli altri paesi. Il 28% infatti non analizza le performance della forza lavoro: un dato 11 punti sopra la media globale. Soltanto le imprese di Lussemburgo (35%), Austria (34%), Grecia (32%) e Germania (32%) appaiono più disattente.

Poco più di un’azienda italiana su due (55%), inoltre, assegna un punteggio al lavoro dei propri dipendenti. In questo caso, si tratta di un valore di ben 17 punti inferiore alla media globale, e superiore soltanto al punteggio di Romania (54%), Nuova Zelanda (54%), Regno Unito (53%), Norvegia (53%) e Spagna (51%).

Lo rivela l’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, l’azienda mondiale nei servizi per le risorse umane.

Per il 37% delle aziende italiane il parere dei dipendenti non è richiesto

Il divario con gli altri paesi, riporta Adnkronos, si allarga ulteriormente se si analizzano l’interesse delle imprese per il parere della forza lavoro, e gli sforzi dei datori di lavoro per organizzare occasioni di feedback reciproco.

Per oltre un terzo delle aziende italiane infatti il parere dei dipendenti non è richiesto (37%), una percentuale in penultima posizione davanti al Giappone (39%). Nel 63% di aziende italiane in cui viene richiesto un parere ai lavoratori, invece, il 39% lo fa durante un colloquio personale, il 13% attraverso un sondaggio online, il 10% con una comunicazione scritta e l’1% impiegando altri strumenti.

Il 24% delle aziende valuta annualmente

Fra le imprese italiane che effettuano valutazioni sulla forza lavoro il 24% lo fa annualmente, il 7% ogni sei mesi, il 16% ogni trimestre, il 19% una volta al mese e il 7% una volta alla settimana. E se il 36% delle aziende fa ricorso al feedback in tempo reale dopo un evento, una riunione o una presentazione, poco più di un manager su due incoraggia lo scambio di opinioni fra colleghi in qualsiasi momento (55%). Davanti solo a Germania (54%), Austria (47%) e Giappone (37%).

Un momento che suscita emozioni contrastanti fra i lavoratori

Fra i lavoratori lo scambio di opinioni e valutazioni è un momento che suscita emozioni contrastanti. Il 35% pensa che sia di aiuto per comprendere gli obiettivi da raggiungere, il 32% rivela di sentirsi parte di un team, il 30% avverte un aumento della motivazione, il 27% lo vede come un’occasione di crescita personale, il 26% crede che favorisca una comunicazione aperta (-8%) e il 18% nota un incremento della propria efficienza.

Allo stesso tempo, emerge anche il disagio di sentirsi sotto esame (26%), il 27% ammette di fare fatica a non prendere sul personale un feedback negativo, e il 22% si sente vulnerabile. Il 19% poi ammette di non sapere come reagire, e il 15% crede che possa avere un impatto negativo sulla comunicazione.