Acqua: in Italia la gestione è ancora frammentata

Nel 2022 i gestori dei servizi idrici per uso civile erano 2.110, l’82,4% Comuni ed enti locali (enti in economia) e il 17,6% gestori specializzati. Questi ultimi hanno svolto almeno uno dei servizi idrici pubblici, come prelievo di acqua per uso potabile, distribuzione dell’acqua potabile, fognatura, depurazione delle acque reflue urbane. In particolare, 4 enti su 10 si sono occupati dell’intera filiera, dal prelievo alla depurazione.

A seguito della riforma che nel 1994 ha introdotto il servizio idrico integrato, il numero dei gestori è diminuito progressivamente.
Rispetto al 2020 la riduzione è di 281 gestori, dovuta ai cambiamenti nella gestione soprattutto nelle province di Como, Varese e Rieti.
Lo rileva il focus Istat sulla gestione idrica delle acque condotto in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, celebrata il 22 marzo.

Offerta concentrata nei gestori specializzati

L’attuazione della riforma è tuttavia ancora incompleta e persiste una significativa frammentazione nella gestione del servizio idrico, soprattutto in Calabria, Campania, Molise, Sicilia, Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e nelle province autonome di Bolzano/Bozen e Trento.
Nel triennio 2022-2024 sono però emersi importanti segnali di integrazione gestionale.

Nel 2022, il prelievo di acqua per uso potabile è gestito da 1.492 enti (-127 vs 2020): nel 79,4% dei casi si tratta di gestori in economia (1.184 enti) e nel restante 20,6% di gestori specializzati (308).
Calabria (262) e Sicilia (248) sono i territori con il maggior numero di operatori attivi nell’ambito del prelievo idropotabile. Di contro, sempre nel 2022, il numero minore di gestori (4) è in Umbria e Basilicata.

Un progressivo processo di accentramento

Benché in numero nettamente inferiore, gli enti gestori specializzati dominano il prelievo idropotabile, poiché operano su ampie aree e su fonti di approvvigionamento rilevanti.
Nel 2022, dei 9,14 miliardi di metri cubi di acqua prelevata per uso potabile i 308 gestori specializzati hanno prelevato il 91% del totale (8,3 miliardi di mq), testimonianza del progressivo processo di accentramento nella gestione del servizio. I 1.184 gestori in economia sono invece responsabili del prelievo del 9% (812 milioni di mq), quasi interamente derivati da fonti sotterranee.

Nel distretto idrografico dell’Appennino settentrionale i prelievi sono gestiti quasi esclusivamente da enti specializzati, che coprono il 99% del volume, lasciando solo l’1% alla gestione in economia.

Una marcata diversificazione a livello locale

Il panorama dei gestori delle fonti di approvvigionamento per uso potabile evidenzia una marcata diversificazione a livello locale.
La maggior parte dei gestori che si occupa dell’approvvigionamento gestisce anche la distribuzione comunale dell’acqua (1.437, oltre il 95% degli enti).

A questi enti si affiancano operatori che nel ciclo potabile si occupano esclusivamente del prelievo.
Accanto ai gestori di sovra-ambito e ai grossisti di acqua per uso potabile, che movimentano volumi significativi destinati ai gestori di rete, operano infatti anche piccole gestioni che amministrano fonti idriche più limitate, poi convogliate alla distribuzione.