Arriva il bonus psicologo dopo l’emergenza pandemia: di cosa si tratta? 

Per molti italiani gli effetti della pandemia sono stati pesanti, a tutti i livelli della vita personale e professionale. E, per diverse persone, l’aiuto di uno psicologo potrebbe essere fondamentale per superare le difficoltà del momento. Nasce proprio in quest’ottica il bonus psicologo, la facilitazione appena approvata dal Governo e che von la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 28 giugno è diventata legge dello Stato. Ma di cosa si tratta nella pratica? Come spiega lo su Studio Cataldi, il bonus per l’assistenza psicologica è un contributo pari a 600 euro per ogni cittadino che abbia un reddito inferiore ai 50mila euro annui e abbia la necessità di pagarsi le sedute di psicoterapia. Per i cittadini non ci saranno dunque oneri aggiuntivi o anticipi da pagare. Il bonus si pone l’obiettivo di potenziare l’assistenza per il benessere psicologico individuale e collettivo, anche mediante l’accesso ai servizi di psicologia e psicoterapia in assenza di una diagnosi di disturbi mentali, e per fronteggiare situazioni di disagio psicologico, depressione, ansia, trauma da stress. Particolare riguardo per bambini e adolescenti, soprattutto se appartengono a famiglie in difficoltà economiche.

Il portale per le prenotazioni a cura di Inps

Come ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza “sarà l’Inps a offrire il portale per le prenotazioni e sarà anche il soggetto pagante rispetto ai professionisti che si renderanno disponibili e che l’Ordine nazionale degli psicologi sta coinvolgendo in tutta Italia”. E poi: “Chi ha bisogno di aiuto potrà scegliere liberamente il professionista tra coloro che devono aver aderito all’iniziativa. Il meccanismo immaginato consentirà di accedere al contributo senza oneri o anticipazioni da parte di chi vuole usufruire del bonus”.

A chi è destinato e come ottenerlo

Questo bonus è un sostegno per avvalersi di consulenze di professionisti in materia di salute mentale, pensato come supporto per curare gli effetti della pandemia sulla psiche. Come si legge su Agenda Digitale, il bonus psicologo sarà assegnato entro tre fasce di reddito Isee che non dovranno superare i 50mila euro. Bisognerà poi spendere il contributo entro 180 giorni dal momento in cui lo si riceve. Chi è interessato alla facilitazione potrà presentare la domanda tramite il portale Inps, la procedura sarà disponibile per minimo sessanta giorni, accreditandosi con Spid, Coe o Cns; in alternativa, si può fare domanda tramite contact center Inps. In fase di presentazione della domanda si valuterà anche se la DSU presentata è valida oppure no, comunicandolo all’utente. L’Inps una volta ottenute le domande e concluso il termine per avanzare le richieste, stilerà una graduatoria su base regionale, a seconda della residenza dei richiedenti. Le domande saranno accolte fino a esaurimento fondi, dando priorità a chi ha reddito più basso.

Cybersecurity: allarme nuova vulnerabilità Follina di MS Office

È stata scoperta una nuova vulnerabilità zero-day in Microsoft Office: si tratta di Follina, e consente ai criminali informatici di eseguire codice dannoso da remoto sui sistemi delle vittime sfruttando una falla nel Microsoft Diagnostics Tool.
L’attacco avviene attraverso documenti di testo compromessi. In pratica, l’attaccante si infiltra nella rete della vittima distribuendo un documento Microsoft Word (.docx) o Rich Text Format (.rtf) appositamente progettato che contiene un link a un allegato HTML esterno dannoso. Per Follina non è stata ancora rilasciata una patch, pertanto i ricercatori di Kaspersky hanno previsto un numero crescente di attacchi che utilizzano questa vulnerabilità.

Sfrutta lo strumento di risoluzione dei problemi di Windows

Quando viene aperto, il documento preparato dall’aggressore lancia MSDT, uno strumento di risoluzione dei problemi di Windows che raccoglie informazioni e le segnala all’assistenza Microsoft. La riga di comando fornita a MSDT tramite l’URL distribuito provoca l’esecuzione di codice non attendibile. Questo consente all’attaccante di distribuire e installare programmi dannosi sul computer della vittima (compresi i controller di dominio vulnerabili), nonché di rubare i dati memorizzati e creare nuovi account con pieni diritti utente. Nel complesso, l’attaccante può passare qualsiasi comando da eseguire sul sistema della vittima con i privilegi dell’utente che ha aperto il documento di testo.

Stati Uniti, Vietnam e Pakistan i più colpiti

Purtroppo il comando può essere trasmesso al sistema bersaglio anche nel caso in cui la vittima abbia aperto il documento in modalità protetta, o addirittura nel caso in cui non lo abbia aperto affatto. Complessivamente, dall’inizio di maggio 2022 al 3 giugno, i prodotti Kaspersky hanno rilevato oltre 1.000 tentativi di sfruttamento della vulnerabilità appena scoperta. Circa il 40% di questi tentativi sono stati registrati negli Stati Uniti, seguiti da Vietnam (8,3%) e Pakistan (8,2%). La situazione è diversa se si considerano i Paesi classificati in base agli utenti unici più colpiti. In questo caso, il Pakistan è in testa, con quasi il 45% degli utenti colpiti, seguito da Russia (6,5%) e Stati Uniti (4,32%).

“Prevediamo che il numero di tali attacchi crescerà”

“Una volta segnalata una vulnerabilità precedentemente sconosciuta, i criminali informatici intensificano la loro attività per trarre il massimo vantaggio dalla situazione – commenta Alexander Al. Kolesnikov, esperto di sicurezza di Kaspersky -. La vulnerabilità Follina ne è un esempio. Abbiamo osservato numerosi tentativi di sfruttare la vulnerabilità nei prodotti MS Office sulle reti aziendali e prevediamo che il numero di tali attacchi crescerà. La vulnerabilità potrebbe essere sfruttata per vari motivi, dalla fuga di dati agli attacchi ransomware. Stiamo monitorando attentamente il panorama delle vulnerabilità per migliorare il rilevamento generico di Follina. Pertanto, raccomandiamo vivamente agli utenti di affidarsi alle più recenti informazioni sulle minacce e di installare soluzioni di sicurezza che individuino in modo proattivo sia le minacce note sia quelle sconosciute”. 

La Sharing Mobility cresce: merito dei monopattini in condivisione 

Secondo i dati dell’Osservatorio Sharing Mobility, nel periodo 2015-2019 il settore della Sharing Mobility è cresciuto costantemente. E il crollo avvenuto nel 2020, dovuto alla pandemia, è stato attutito soprattutto dall’implemento del monopattino. Negli ultimi due anni infatti la micromobilità, in particolare proprio quella dei monopattini in condivisione, ha compiuto un vero e proprio balzo in avanti. Prendendo come riferimento 6 città campione (Milano, Torino, Roma, Bologna, Cagliari, Palermo), nel 2021 l’Osservatorio ha registrato un aumento esponenziale del noleggio del monopattino. Una tendenza, quella di “muoversi con leggerezza”, che non riguarda solo l’Italia, ma è simile a quanto accade in Europa.

Un mezzo che risponde a esigenze specifiche di mobilità

Di sicuro, il monopattino è un mezzo che si adatta molto bene alle esigenze di mobilita delle amministrazioni comunali, ed è uno strumento che risponde a esigenze specifiche di mobilità.
L’esperienza del Comune di Milano mostra che per le amministrazioni comunali è positivo e sensato avvalersi di aziende private specializzate nella mobilità condivisa. È altresì importante che vengano dotate di strutture in grado di monitorare, controllare e dare il giusto feedback agli operatori di settore. Questo mix di delega e controllo permette di sfruttare al massimo le potenzialità della mobilità condivisa, e diminuirne le problematiche.

L’evoluzione dei servizi di micromobilità

La tendenza all’utilizzo di veicoli leggeri sta riducendo il peso medio delle flotte dei veicoli condivisi, e si sta per raggiungere la proporzione di 1 a 1 tra peso del veicolo e del trasportato. Inoltre, i fornitori di servizi di monopattini in condivisione si stanno sempre più evolvendo in fornitori di servizi di micromobilità, spesso offrendo due o tre servizi: monopattino, bici elettrica, scooter elettrici.
Le tre offerte di micromobilità riescono a trovare un equilibrio tra esigenze di business dell’operatore e qualità del servizio: una soluzione che inizia ad allargarsi anche ai piccoli centri. Negli ultimi mesi cresce, infatti, l’offerta di micromobilità in piccole città a vocazione tendenzialmente turistica. Insomma, la Sharing Mobility non è più relegata ai grossi centri urbani.

Le norme sulla circolazione

Anche a livello normativo i monopattini hanno trovato una loro configurazione, e se nel 2018 si parlava di una fase sperimentale oggi la situazione è più delineata. E per quanto riguarda le norme sulla circolazione non si tratta di rafforzare le regole, ma di rafforzare i controlli. Un problema è quello della sosta selvaggia, problema di non facile soluzione, in quanto la maggior parte dei centri italiani ha una morfologia dove sono pochi gli spazi a disposizione, sempre più contesi da altri soggetti, come ad esempio le colonnine di ricarica auto. La proposta dell’Osservatorio è di individuare punti lungo le strade urbane che diventino gli spazi di riferimento dove parcheggiare i mezzi. Ad esempio, negli spazi a ridosso degli incroci.

Uovo di cioccolato batte colomba. Taranto la provincia più “golosa”

A Pasqua gli italiani hanno comprato i dolci tipici della tradizione per festeggiare con golosità le feste. Ma nella ‘sfida’ tra uova di cioccolato e colomba quale è il dolce più amato dai consumatori del Bel Paese?  Secondo Everli, il marketplace della spesa online, lo scorso anno si è registrato un aumento di spesa a doppia cifra per l’acquisto di uova di cioccolato (66%) e di colombe (29%), decretando come vincitore indiscusso l’uovo.
Nonostante nel Bel Paese si acquistino un maggior numero di colombe pasquali (+4,6% rispetto alle uova), si spende di più in uova di Pasqua (+86%). E Taranto è al primo posto nello per la spesa in uova di cioccolato e al secondo per le colombe pasquali.

L’uovo preferito? Di cioccolato al latte

Puglia e Toscana sono le regioni in cui si spende di più per l’acquisto di uova di cioccolato, ognuna con due province nella top 10 delle località che hanno speso maggiormente online per questa categoria, Taranto (1°) e Bari (2°), Lucca (6°) e Grosseto (7°).
Ma che tipologia di cioccolato preferiscono gli italiani? Non ci sono dubbi: 9 delle 10 città in cui si spende di più per l’acquisto di uova come prima preferenza scelgono il cioccolato al latte. Solo a Taranto vince il gianduia, ricetta che guadagna il secondo gradino del podio anche a Bari.
Anche se le uova di cioccolato al latte sono le più apprezzate compaiono anche uova al fondente o fondente extra, in particolare a Roma, L’Aquila, Gorizia, Cagliari, Grosseto e Rimini, mentre il cioccolato bianco si intravede solo nei carrelli di Cagliari, Grosseto e Roma.

Colomba: meglio la “classica”

Tra gli italiani che scelgono la colomba la preferita è quella classica, ma c’è spazio anche per le versioni con glasse e creme sfiziose
In base ai dati di Everli, le colombe riscontrano successo soprattutto in Lombardia, regione che vanta due località all’interno della top 10 delle province italiane dove si spende di più per l’acquisto di tale prodotto: Cremona (8°) e Mantova (10°). Inoltre, paragonando le spese effettuate nel 2021 rispetto al 2020, si registrano impennate di acquisti per le colombe pasquali a Rovigo, dove la spesa è aumentata di 11 volte, a Trieste e a Ravenna, dove la spesa per questo prodotto è più che raddoppiata (rispettivamente + 157% e +114%).

Fanno capolino anche ricette “alternative”
Ma come deve essere per gli italiani la colomba ideale? Guardando alla top 10 delle province italiane che apprezzano di più questo dolce, il ‘voto’ non è unanime. Benché ci sia preferenza per la versione classica (vince in 4 città su 10) o veronese (amata solo a Mantova), fanno capolino anche ricette ‘alternative’ e particolarmente golose, dalla colomba arricchita con crema di limoncello (Cagliari), di crema chantilly (Pisa) o con gocce di cioccolato (Taranto), fino a quella senza canditi, che appare nei carrelli di Palermo e Rovigo.

Climate change, a livello globale singoli, aziende e Governi possano fare di più

L’86% dei cittadini del mondo è preoccupato per il climate change, anche se una grande percentuale ritiene che si sia ancora in tempo per mettere in atto azioni e procedimenti per fermare questo processo. Parla proprio di questo tema l’Annual WIN World Survey, raccogliendo le opinioni e le convinzioni di 33,236 cittadini di 39 paesi. L’indagine analizza le opinioni relative alla percezione dei cambiamenti climatici nel 2021, all’importanza dello sviluppo sostenibile a livello mondiale e al ruolo di governi e istituzioni. In Italia, secondo i dati BVA Doxa, membro per l’Italia e socio fondatore di WIN, la stragrande maggioranza dei cittadini è consapevole dell’entità del problema che rappresenta il riscaldamento globale, ma è elevata anche la consapevolezza che le azioni individuali di ognuno possano aiutare l’ambiente.

Il ruolo di persone, istituzioni e imprese

Il rapporto evidenzia che l’80% della popolazione mondiale ritiene che le azioni individuali possano aiutare a migliorare l’ambiente. Questo pensiero e più diffuso a livello di macroregioni tra gli Americani (86%) e gli Africani (81%). Ma in Italia la consapevolezza dell’impatto del singolo è ancora più elevata: l’89% dei rispondenti in Italia è convinta che le azioni personali possano contribuire a proteggere l’ambiente, una percentuale più elevata di altri paesi Europei come la Francia (71%), la Germania (68%), e la Spagna (81%).

Nonostante la diffusa consapevolezza dell’importanza delle proprie azioni, è condivisa anche l’opinione per cui sono anche e soprattutto altri gli attori che per primi dovrebbero scendere in campo a sostegno dell’ambiente: il 70%, ritiene che i governi e le aziende debbano impegnarsi di più dei singoli individui. Questa percezione è aumentata leggermente (+3%) rispetto al 2020 (67%). E anche in Italia, dove gli individui sono consapevoli del loro ruolo centrale nella salvaguardia dell’ambiente, la convinzione che siano anche altri gli attori in campo è comunque elevata: il 72% ritiene che aziende e governi, più che singoli individui, debbano agire in prima linea.

I Governi dovrebbero fare di più

Anche se i cittadini sono consapevoli che per tutelare l’ambiente sia necessaria un’azione congiunta a tutti i livelli, più della metà degli intervistati (51%) pensa che i governi non adottino le misure necessarie per farlo. Questo potrebbe essere legato alla mancanza di fiducia che le istituzioni stanno vivendo o alla mancanza di progetti legati alla protezione dell’ambiente. Europei ed Americani sono i più critici (65% e 62%, rispettivamente), ritenendo che i governi non stiano compiendo le azioni necessarie. Croazia (83%), Grecia (74%), Finlandia (73%), Serbia e Paraguay (72%) sono i più critici nei confronti dei loro governi. In Italia, la percentuale di coloro che ritengono che il governo non stia adottando le giuste misure è del 58%.

Eco friendly anche negli acquisti

I cittadini sono disposti a premiare le aziende che agiscono per rendere i loro prodotti eco-friendly: a livello globale, 7 persone su 10 sono disposte a riconoscere questi sforzi tramite l’acquisto di questo tipo di prodotti, come un modo per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente. Le donne sono disposte a pagare di più, più di quanto lo siano gli uomini (70%). In Italia, il 78% della popolazione è disposta a pagare di più per questi prodotti che rispettano l’ambiente, una percentuale più alta rispetto alla media europea che si attesta invece al 63%: disposti a pagare di più per prodotti eco-friendly sono il 70% in Finlandia, il 64% e il 62% rispettivamente in Irlanda e Grecia, e il 60% in Germania e Spagna.

Il digitale è l’asse portante del Paese, ma al 5G solo lo 0,5% delle risorse

La digitalizzazione è l’asse strategico fondamentale per guidare l’azione di rilancio del Paese, ma pare che al 5G sia stato destinato appena lo 0,5% delle risorse complessive del Pnrr. Gli iniziali 11 miliardi destinati al digitale si sono ridotti a circa 6 miliardi a dicembre, e negli ultimi mesi sarebbero arrivati a 3,3 miliardi, di cui solo 2,2 per la banda ultralarga e il 5G. Quindi, probabilmente, al 5G è stato destinato solo 1 miliardo. Una cifra assolutamente insufficiente, che allarma gli operatori di Tlc: secondo i calcoli di Asstel per le infrastrutture digitali complessivamente servirebbero almeno 10 miliardi. Quanto agli altri Paesi europei, la Germania ha previsto un investimento di circa 6 miliardi per garantire entro il 2025 il massimo sviluppo del 5G, e la Spagna, a dicembre 2020, ha presentato un piano di oltre 4 miliardi.

La ripresa in Europa è digitale

Come emerge dall’indagine condotta da Kantar per il Vodafone Institute, i cittadini percepiscono una certa urgenza. Quasi tutti concordano che il Pnrr dovrebbe impattare in maniera più urgente il settore sanitario, creare opportunità per le piccole imprese colpite dalla crisi pandemica, creare nuovi posti di lavoro, o almeno salvare quelli esistenti. Ma tra gli aspetti importanti per la ripresa emerge proprio il digitale, in particolare, i servizi pubblici digitali (80%), le competenze digitali (78%), l’accesso a Internet a banda larga (77%), la digitalizzazione della PA (75%), le skill (74%) e la connettività (73%).

L’Rrf è efficace, ma un italiano su tre è dubbioso sui fondi

Dalla ricerca emerge che la conoscenza sul tema digitale è ampia, tanto che l’80% degli europei ne è a conoscenza, e tra gli italiani il livello si alza al 90%. Il 70% degli intervistati poi pensa che il Recovery and Resilience Facility (RRF) dell’Unione europea sia un modo efficace per aiutare i Paesi a gestire la ripresa. Anche se riguardo allo stanziamento di 672,5 miliardi, di cui 209 assegnati all’Italia, l’opinione pubblica rimane scettica. E un italiano su tre esprime dubbi sul fatto che tutto il denaro raggiungerà le aree promesse.

I cittadini attribuiscono valore alla connettività

“Il sondaggio Digitising Europe Pulse sottolinea che i cittadini guardano ai loro governi nazionali per risolvere la grave crisi sanitaria ed economica e dimostra il valore che attribuiscono alla connettività”, commenta Inger Paus, direttore del Vodafone Institute.

“Siamo pronti a collaborare con la Commissione Europea e i governi locali per costruire una società digitale veramente inclusiva e sostenibile per tutti gli europei”, aggiunge Joakim Reiter, direttore External Affairs del Gruppo Vodafone, e presidente del Vodafone Institute.

È quindi arrivato il momento di accelerare, ma se come emerge dai bilanci dell’intero settore Tlc le imprese non hanno i margini per stravolgere i piani di investimento, è indispensabile l’aiuto delle risorse pubbliche, riporta Ansa.

Futuro, 7 italiani su 10 sono pessimisti

Sette italiani su 10 dichiarano che il futuro non sarà migliore del presente, ma che anzi c’è bisogno di stabilità, sicurezza, giustizia sociale. Questi, in estrema sintesi, sono i principali elementi emersi da un sondaggio Ipsos condotto nell’ambito dell’Osservatorio Legacoop  con l’obiettivo di osservare l’evolvere degli andamenti e delle percezioni dell’opinione pubblica italiana su alcuni fenomeni economici e sociali di interesse per la cooperazione. Insomma, i nostri connazionali sono pessimisti di fronte al 2021, e pensano che il futuro non sarà in grado di segnare un miglioramento della situazione attuale.

Voglia di serenità, anche se si vede grigio

La visione che gli italiani hanno del prossimo futuro è grigia: il 73% degli intervistati ha risposto in modo negativo sulle prospettive del 2021 (il 55% prevedendolo poco migliore del presente, il 18% per niente); positiva, invece, la risposta del restante 27% degli intervistati (con il 25% che prospetta un futuro abbastanza migliore del presente ed appena un 2% che lo attende molto migliore). E se il domani fa paura, assumono importanza centrale valori che rispondano al bisogno di costruirne uno di segno diverso. Al primo posto figura la stabilità (espressa dal 44% degli intervistati), seguita dalla sicurezza (38%), dalla giustizia sociale (32%), dalla serenità (31%) e dall’uguaglianza (26%). 

Quali sono i nemici?

L’indagine ha anche esplorato quali siano i “nemici” secondo l’opinione pubblica italiana, quelli che andrebbero combattuti e possibilmente vinti nell’immediato futuro. In base alla ricerca, i nostri connazionali hanno espresso giudizi molto interessanti. Ad esempio, nella lista degli aspetti sociali ed economici che mettono in pericolo il nostro domani, ci sono la corruzione (indicata dal 61% degli intervistati), le tasse (49%), il dilettantismo politico (46%), le ricchezze concentrate in poche mani (45%), la burocrazia (43%). A chiudere la classifica sono la flessibilità lavorativa (8%) e il centralismo (5%).

Il clima del paese peggiora

“Queste analisi ci confermano che, settimana dopo settimana, sta peggiorando il clima del Paese e gli italiani sentono venire meno il coraggio e la voglia di reagire costruttivamente a questa situazione” commenta il presidente di Legacoop Mauro Lusetti. “In parte è ragionevole che sia così, perché questa pandemia si protrae ovunque e francamente non se ne vede un’uscita a breve. Però è compito di tutti che alle difficoltà del momento non si sommino sfiducia e preoccupazioni che potrebbero essere attutite o diminuite affrontando correttamente i problemi. La priorità e la preoccupazione di tutti deve essere quella di dare fiducia al Paese”.

A novembre è record per la vendita di auto elettriche

Se nel mese di ottobre 2020 in Italia sono state vendute 2.892 auto elettriche, a novembre ne sono state vendute 9.722, sia di tipologia Bev, ovvero auto con batteria elettrica, sia Phev, le auto ibride plug-in. Per ora si tratta del dato più alto del 2020. Soprattutto in un contesto di mercato generale dell’auto che per il mese di novembre ha fatto registrare una riduzione del 9% rispetto al novembre dell’anno scorso, con un consolidato 2020 del -28,93% rispetto al 2019. È quanto emerge dal report Analisi di Mercato riportato da Motus-E, l’associazione che promuove la mobilità elettrica in Italia.

Il 7% del mercato è elettrico

Cresce quindi il mercato delle auto elettriche, che a novembre raggiunge il 7% di quota di mercato, e il 3,66% sul consolidato annuo, contro lo 0,87% di consolidato registrato nello stesso mese nel 2019. Più in particolare, le sole auto elettriche con batteria arrivano al 2% sul consolidato, costituendo ancora il 55% del mercato delle auto sotto i 60 gCO2/km. Non è però da sottovalutare, sempre nel mese di novembre, il sorpasso delle ibride plug-in, con una crescita rispetto allo scorso anno del 274%, rispetto al 156% delle auto a batteria.

A dicembre le auto a batteria elettrica potrebbero triplicare l’immatricolato del 2019

La previsione di Motus-E per la fine dell’anno è di raggiungere numeri importanti per entrambe le tipologie. Se a dicembre verrà confermato il trend di novembre le auto a batteria elettrica potrebbero triplicare l’immatricolato del 2019, e superare il traguardo delle 30.000 unità vendute, riporta Askanews. “I numeri delle immatricolazioni auto di novembre 2020 rafforzano la convinzione che la strada che stiamo percorrendo sia quella giusta e che bisogna lavorare per sostenere una domanda che esiste, è reale e in netta e costante crescita – commenta Motus-E -. C’è comunque tanto da lavorare per realizzare in Italia una rete di ricarica degna di un Paese importante e offrire servizi diversificati e di qualità agli utenti”.

Obiettivo, accelerare lo sviluppo della mobilità elettrica

Motus-E è un’associazione italiana costituita da operatori industriali, mondo accademico e associazionismo con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo della mobilità elettrica attraverso il dialogo con le Istituzioni, il coinvolgimento del pubblico e la promozione di programmi di formazione e informazione. Motus-E è stata fondata a maggio 2018, e oggi conta oltre 60 associati e partner tra costruttori di auto, utilities, e fornitori di infrastrutture elettriche e di ricarica. Ma anche, studi di consulenza, società di noleggio, università, associazioni ambientaliste e associazioni di consumatori.

Arrivano le 4 app che sfidano TikTok

Tik Tok si prepara a una nuova sfida. Oltre ai tentativi di controllare, o comunque limitare, l’app a opera soprattutto del governo Usa ora ci si mettono anche alcune app alternative a Tik Tok, già pronte a prendere il posto del popolare social cinese.

Tik Tok ha raggiunto i 2 miliardi di download, e per questo motivo fa gola a Microsoft. Ma secondo la rivista Technology Review del Mit (Massachusetts Institute of Technology), sono quattro i possibili candidati pronti a sostituirsi a Tik Tok.

Si tratta di app come Triller, al momento la concorrente più agguerrita, o Reels, lanciata di recente da Instagram, fino agli outsider Byte e Clash, nati entrambi dall’esperienza di Vine, la piattaforma video di Twitter chiusa nel 2016.

Il travaso di utenti verso Triller

Pur essendo stata lanciata nel 2015, Triller ha raggiunto una certa notorietà solo nell’ultimo periodo, proprio grazie alle vicende di TikTok. Il travaso di utenti, e anche di qualche influencer, ha portato l’applicazione a raggiungere i 250 milioni di download, ben lontani dai 2 miliardi della rivale, ma sufficienti a farla diventare l’app più scaricata a luglio in almeno 50 Paesi, Italia compresa.

“Potrebbe diventare potenzialmente il rifugio principale per gli influencer di TikTok, in cerca di un’altra app con caratteristiche simili che voglia investire su di loro – spiega alla rivista Alessandro Bogliari, esperto di social media -. Ora che qualche star di TikTok ha già lasciato per Triller altri potrebbero seguirli, portando con sé milioni di fan”.

Reels, una minaccia intergenerazionale per il social cinese

È ancora agli inizi invece Reels, applicazione appena lanciata all’interno di Instagram da Facebook, che permette di fare e condividere in uno spazio comune, accessibile da “esplora” video di 15 secondi con una serie di effetti. La chiave del possibile successo, secondo l’esperto Alessandro Bogliari, potrebbe essere nel fatto che Instagram è più intergenerazionale rispetto a TikTok, considerata abbastanza ancora una “riserva” per i più giovani, riferisce Ansa.

Clash e Byte, due nuove arrivate molto promettenti

Ancora in versione beta, invece, anche se è già giudicata molto promettente, la app Clash, ideata da Brendon McNerney, uno dei principali utilizzatori di Vine, che più di TikTok è orientata a far guadagnare i creatori di contenuti con propri video.

Ha pochi mesi anche Byte, l’ultima candidata secondo la rivista, ma che è riuscita già a catalizzare l’attenzione di un pubblico di nicchia, interessato più all’arte e alla musica.

Il cibo italiano è sempre più amato, anche a domicilio

Il lockdown ha visto in aumento gli italiani che hanno utilizzato i servizi di Food Delivery, e se per molti è stata la prima volta, altrettanti hanno consolidato e incrementato l’abitudine di farsi consegnare a casa piatti già pronti. Le pietanze più ordinate per l’asporto? Secondo GfK Sinottica sono state la pizza, gli hamburger e il cibo italiano, in forte crescita rispetto ai piatti della cucina etnica. Durante la fase 1 dell’emergenza sanitaria, anche chi ha scelto di fare la spesa online ha preferito acquistare soprattutto prodotti alimentari Made in Italy.

Insomma, anche durante il periodo del lockdown i consumatori hanno dimostrato la predilezione per i prodotti e gli alimenti tipici della cucina tradizionale italiana.

Food Delivery +70% a marzo e aprile

Secondo i dati GfK Sinottica nei mesi di marzo e aprile 2020, rispetto al periodo precedente il confinamento, l’utilizzo di servizi di Food Delivery da parte degli italiani è cresciuto del +70%. E secondo le rilevazioni nella maggior parte dei casi gli utenti hanno scelto di farsi consegnare a domicilio soprattutto i piatti tipici della cucina italiana. Con i ristoranti chiusi e le lunghe file davanti ai supermercati che hanno caratterizzato le prime fasi dell’emergenza, in tantissimi hanno sfruttato il digitale per far arrivare a casa propria i prodotti di cui avevano bisogno per cucinare. Oppure hanno sperimentato, spesso per la prima volta, i servizi di consegna cibo a domicilio.

Pizza, hamburger e panini i più gettonati

Sempre secondo le rilevazioni di GfK Sinottica durante il lockdown il cibo più ordinato in assoluto attraverso i servizi di consegna domicilio è stata la pizza, seguita da hamburger e panini. Impossibilitati ad andare al ristorante e forse stanchi di cucinare, in molti hanno utilizzato il delivery per farsi arrivare a casa cibo italiano, salito al terzo posto tra le preferenze degli italiani.

Rispetto al periodo precedente all’emergenza Coronavirus risultano invece in calo gli ordini a domicilio di cibo cinese e kebab, rispettivamente al quarto e quinto posto.

Spesa online, +122%

L’amore per i prodotti Made in Italy è evidente anche tra chi ha fatto la spesa online durante il lockdown. Un’abitudine anche questa in forte crescita, che ha segnato un +122% rispetto al periodo precedente l’emergenza Covid-19.

Nel carrello digitale degli italiani sono finiti i prodotti tipici della dieta mediterranea, soprattutto verdure, seguite da pasta, frutta, pizza e pane.

Scelte che denotano anche una certa attenzione al benessere e al mantenimento di un’alimentazione sana, tenuta in considerazione anche, e forse soprattutto, durante la domiciliazione forzata.