1.382 imprese della Lombardia innovano: a loro 14 milioni di euro dal Digital business

Sono complessivamente 14 milioni di dollari i contributi che la misura Digital Business per E-Commerce e Voucher digitali I4.0 di Regione Lombardia e  Camere di Commercio lombarde ha assegnato a 1.382 micro, piccole e medie imprese della Regione. Oltre agli 11 milioni e mezzo di euro iniziali si sono sommati altri 3 milioni e 200 mila euro stanziati da Regione Lombardia per soddisfare una platea più ampia di imprese che hanno aderito ai bandi. Le MPMI ammesse al contributo per la linea Voucher Digitali I4.0 sono state 783, alle quali si sommano altre 599 imprese per la linea E-Commerce.

L’investimento economico aumenterà

A testimoniare la bontà dell’iniziativa, c’è anche la previsione di aumentare l’investimento. Come ha dichiarato Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia: “Dopo aver verificato il grande interesse per l’iniziativa abbiamo deciso di aumentare l’investimento economico per dare la possibilità al maggior numero di aziende di beneficiare di questa opportunità”. 
“La rinascita – ha commentato Lara Magoni assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia- parte da azioni profonde e condivise che guardino all’innovazione e alla digitalizzazione. L’obiettivo è valorizzare le competenze e le professionalità delle nostre aziende, senza dimenticare la tradizione e l’operosità tipiche lombarde”.

“Impegno costante per innovazione”

“Il digitale e l’e-commerce sono sempre più utilizzati dai nostri imprenditori per rilanciare la propria attività – ha dichiarato Gian Domenico Auricchio presidente di Unioncamere Lombardia. Ne abbiamo avuto conferma dal successo riscontrato da questa misura messa in campo da Regione e dal Sistema camerale lombardo che ha visto esaurire 14 milioni di euro in poco tempo. Le Camere di Commercio lombarde con questa iniziativa confermano l’impegno costante a sostenere i processi di innovazione e digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese lombarde e promuovere la crescita in ottica Impresa 4.0.”

Contributi per l’e-commerce, ecco le domande ammesse per provincia

Oltre ai Voucher digitali I4.0, sono stati concessi contributi per l’e-commerce per un valore di 5.691.612,98 euro. Ecco le domande ammesse, e il relativo importo assegnato, su base provinciale: Bergamo 61 domande e € 629.752,17; Brescia 208 € 1.883.337,12; Como 14 € 108.496,00; Cremona 17 € 145.853,57; Lecco 43 € 399.358,59; Lodi 2 € 24.900,00; Monza Brianza 21 € 223.252,90; Milano 137 € 1.502.131,80; Mantova 9 € 113.693,80; Pavia 31 € 207.716,71; Sondrio 25 € 160.559,72; Varese 31 € 292.560,60. I contributi per Voucher digitali I4.0 ammontano invece, in totale, a 8.272.987,33 euro.

Con la pandemia 1,3 miliardi di affitti non riscossi

L’impatto della pandemia è stato negativo anche sul mercato degli affitti. Circa 1,9 milioni di famiglie italiane si sono trovate in difficoltà e hanno ritardato o saltato una o più rate d’affitto tra marzo 2020 e maggio 2021. A fotografare la situazione è l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different, da cui emerge che più di 1 locatore su 3 (39%), pari a 1,7 milioni di proprietari immobiliari, ha dovuto fare i conti con un inquilino moroso. Un danno economico importante, considerando che in media per ogni abitazione oggetto di insolvenza le rate non pagate sono state 5, per un importo pari a 1.740 euro. Si stima quindi che il mercato delle locazioni abitative abbia perso nell’ultimo anno una somma prossima a 1,3 miliardi di euro in canoni non riscossi.

Rate in ritardo o non pagate

Le situazioni di morosità sono state rilevate su tutto il territorio nazionale, ma in maniera più accentuata nel Centro e Sud Italia, dove la percentuale di proprietari che ha avuto problemi di insolvenza è stata del 51%, a fronte di una media nazionale del 39%.
A livello nazionale, il 30,3% dei locatori afferma di aver ricevuto in media, 4 rate con un ritardo di 31 giorni, mentre il 14% di aver perso del tutto uno o più canoni mensili. Le cause di ritardi o mancati pagamenti? Nel 35,1% dei casi l’affittuario aveva un problema di lavoro (il 19,1% era in cassa integrazione, il 16% lo aveva perso), mentre nel 35,9% dei casi l’inquilino si trovava in difficoltà economiche, percentuale che arriva al 39,2% nelle regioni del Nord Italia.

Il 15,3% dei proprietari ha scelto di procedere per vie legali

La maggior parte delle volte (39,7%) il proprietario ha deciso di concedere ulteriore tempo agli affittuari per saldare quanto dovuto, mentre nel 16% dei casi ha preferito pattuire un nuovo accordo economico. Il 15,3% ha invece scelto di procedere per vie legali, percentuale che arriva addirittura al 23,5% nelle regioni del Nord Italia. E se nel 51% dei casi la situazione è stata risolta e l’inquilino, un tempo moroso, abita ancora nell’immobile, nel 22,1% dei casi il proprietario ha dichiarato di essere in attesa che l’affittuario venga sfrattato o che lasci libero l’appartamento.

Il mercato degli affitti e le garanzie richieste

In totale sono potenzialmente 445.000 le famiglie che quando terminerà il blocco degli sfratti previsto dal Governo, potrebbero dover lasciare l’abitazione concessa in affitto. In Italia ci sono circa 4,3 milioni di locatori, per un totale di 5,6 milioni di immobili concessi in affitto con regolare contratto (fonte: Agenzia delle Entrate). La forma di garanzia più richiesta agli inquilini è il deposito cauzionale, e alla stipula del contratto il 36,4% degli immobili locati aveva a garanzia un anticipo di due mesi di affitto, il 32,6% tre mesi, il 27,9% un solo mese. Resta ancora marginale l’uso di altre garanzie: solo il 5,2% degli immobili era coperto da fideiussione bancaria.

Legno-arredo, nel 2020 -8,2% fatturato. Tengono cucina e bagno

Nel 2020 il fatturato delle maggiori aziende italiane del settore del mobile e dell’illuminazione ha segnato una flessione dell’8,2% sul 2019, in particolare, del -9% per le vendite all’estero e del -7,6% sul mercato interno. Nell’anno della pandemia è il segmento del mobile di alta gamma a fronteggiare il maggior calo di vendite, pari al -11,6%, superiore a quello delle imprese che operano nella fascia più economica, che registrano una contrazione del -6,9%. Per il 2021 però è previsto un forte rimbalzo dell’8,7%, con il 52,5% delle aziende che stima un incremento degli investimenti rispetto all’anno precedente. Si tratta di alcuni dati emersi dal Report dal titolo La filiera del legno-arredo e illuminazione condotto dall’Area Studi di Mediobanca.

Flessioni più ampie per illuminazione e poltrone e divani

Con riferimento alle specialità, le flessioni più ampie hanno coinvolto soprattutto i produttori di illuminazione, che registrano un calo del -13,1%, i produttori di poltrone e divani (-12,5%), e le realtà che operano a monte della filiera nella lavorazione del legno (-11,7%). Secondo il report di Mediobanca, segnali di migliore tenuta, invece, arrivano dal segmento cucine (-4,5%), sedie, tavoli e parti accessorie (-3,4%), e arredo bagno (-1,1%).

Export, contrazioni a doppia cifra: contractor -24%, sedute imbottite -17,6%

Segnali ancora più negativi si riscontrano per l’export. Le vendite estere hanno infatti segnato contrazioni a doppia cifra, in particolare, per i contractor (-24%) e le sedute imbottite (-17,6%). Per il 2021 le aspettative di una crescita del fatturato superiore al 5% riguardano però il 79,2% delle imprese, con un 47,5% che intravede la possibilità di una ripresa che vada oltre il 10%. Solo l’11,9% delle aziende prospetta un calo delle vendite, mentre il 78,2% lo ha già subìto nel corso del 2020.

Ottimismo dei singoli comparti per un recupero nel 2021

Il report di Mediobanca segnala però che i singoli comparti appaiono ottimisti di recuperare rispetto al quadro consegnato dal 2020. Nell’insieme, il rimbalzo si attesta all’8,7%, con intonazione migliore sul mercato interno (+9,7%) rispetto all’export (+7,6%). L’alta gamma (+9,4%), poi, andrebbe meglio delle produzioni massive (+8,5%), mentre si attendono di chiudere il 2021 in doppia cifra i produttori di living & sleeping (+12,6%) e quelli di legno grezzo e semilavorati (+11,2%). I tre segmenti che hanno contenuto le perdite nel 2020, riporta Askanews, proseguirebbero di buona lena anche nel 2021, ovvero cucine (+9,1%), bagni (+8,5%), sedie, tavoli e parti accessorie (+6,9%).

I manager Nativi Covid tra intelligenza emotiva e team a distanza

Se l’emergenza sanitaria globale ha generato una serie di incertezze e grandi difficoltà non mancano le opportunità per i professionisti che sono disposti a cambiare lavoro, o cambiare ruolo, acquisendo responsabilità manageriali all’interno della stessa azienda. Si tratta di una nuova generazione di manager, che si potrebbe definire come Nativi Covid-19. “I manager ‘Nativi Covid-19’ si trovano a lavorare in uffici completamente smaterializzati, con persone che non hanno mai incontrato dal vivo – dichiara Francesca Contardi, managing director di EasyHunters, società di ricerca e selezione tramite Digital Operating Process – ed è per questo che, insieme alle competenze tecniche, diventa indispensabile saper leggere le emozioni proprie e altrui, saper anticipare i cambiamenti, sempre più repentini, ed essere estremamente flessibili”.

Saper comprendere le emozioni proprie e altrui

“La situazione che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e che, purtroppo, viviamo ancora è certamente complicata – continua Contardi -, anche a livello professionale, e obbliga i manager a compiere un grande sforzo per risolvere tutti i problemi legati al remote working e alla gestione dei team a distanza”.

Ma quali sono le competenze dei manager Nativi Covid-19? Innanzitutto, l’intelligenza emotiva. I manager Nativi Covid-19 si sono trovati a gestire una situazione lavorativa nuova, in una nuova azienda o in un nuovo ruolo, in un momento estremamente complicato che nessuno aveva immaginato. Appare evidente, quindi, quanto sia importante comprendere le emozioni proprie e altrui per evitare che il clima diventi troppo pesante e che, a lungo andare, si compromettano il successo e lo sviluppo del business.

Saper gestire le persone a distanza

Un’altra competenza richiesta ai manager Nativi Covid è la capacità di gestire a distanza le risorse umane.  Saper gestire le persone a distanza, magari mai incontrate dal vivo, richiede un approccio completamente diverso per farsi conoscere e per conoscere i singoli componenti del team. Quando le informazioni viaggiano soltanto online è indispensabile che le comunicazioni siano puntuali, chiare e precise affinché tutti possano lavorare nella giusta direzione per raggiungere gli obiettivi.

Flessibilità e saper anticipare i cambiamenti

Muoversi in un contesto in continua evoluzione e ricco di incertezze come quello segnato dall’emergenza Covid-19 richiede necessariamente grande flessibilità per reagire in modo repentino ai cambiamenti. E i manager Nativi Covid-19 sono flessibili per definizione. Ma poiché il Coronavirus è ancora presente in tutto il mondo, spiega Adnkronos, i manager Nativi Covid-19 hanno dovuto fare i conti con questo scenario dal “giorno zero”. La capacità di anticipare gli eventi diventa cruciale, quindi, per creare una struttura capace di reagire alle avversità. Se informarsi e confrontarsi è sempre stato importante, ora è indispensabile.

L’aumento dei prezzi delle materie prime può “azzoppare” il Superbonus

Sugli interventi come il Superbonus 110%, pensati per aiutare il settore edilizio a superare la crisi, pende una sorta di spada di Damocle: la “fiammata” delle materie prime. Se il 57% delle imprese assicura che l’introduzione delle misure agevolative sta avendo un impatto positivo sulla propria attività l’aumento dei prezzi delle materie prime potrebbe ridurre la portata espansiva delle agevolazioni. Lo rileva un’indagine condotta dal Centro studi della CNA, dedicata a La ripresa del settore delle costruzioni tra agevolazioni e aumenti delle materie prime, a cui ha partecipato un campione rappresentativo di imprese artigiane, micro e piccole della filiera, che operano nei comparti della installazione di impianti, dell’edilizia, dei serramenti.

Il sostegno ha messo il turbo

Oltre a dare un impulso alla domanda nella filiera delle costruzioni, gli incentivi stanno avendo un effetto benefico anche sulla organizzazione delle imprese, mettendole nelle condizioni di accrescere competenze. In particolare, il 33,7% ha ampliato il ventaglio dell’offerta di lavori e servizi, adeguandola agli interventi sostenuti e il 27,8% ha assunto nuovo personale. Il comparto dei serramenti (65,9%), quello dell’installazione (56,3%), e l’edilizia (55,4%) quelli che più hanno beneficiato del Superbonus, con il 64,2% delle imprese con oltre dieci dipendenti e il 56% delle imprese fino a dieci addetti. Questo scenario però vede addensarsi all’orizzonte nuvole cupe che potrebbero stravolgerlo. Quasi quattro imprese su cinque (79%) segnalano aumenti nei prezzi dei materiali, delle materie prime e delle apparecchiature rispetto a un anno fa, prima che scoppiasse la pandemia.

In un anno i prezzi salgono anche del 50%

Nel settore delle costruzioni gli aumenti più importanti riguardano i metalli (+20,8%), con punte che superano il +50%, i materiali termoisolanti (+16%) con punte che oscillano tra il +25% e il +50%, i materiali per gli impianti (+14,6%), con crescite che vanno oltre il +25%, e il legno (+14,3%). Elevata anche la crescita per altri materiali, che oscilla tra il +9,4% di malte e collanti e il +11,3% dei laterizi. Meno marcati, ma comunque poco sotto il +10%, gli incrementi sofferti dall’impiantistica e dal settore dei serramenti, dove ha inciso maggiormente il rialzo dei prezzi di semilavorati in alluminio o altri metalli.

A rischio la drastica riduzione della marginalità delle imprese

Il 72% delle imprese addebita la fiammata dei prezzi, in parte o del tutto, ai comportamenti speculativi della catena di fornitura. Quale che sia la causa di questa impennata il rischio è la drastica riduzione della marginalità delle imprese, e di conseguenza, del loro eventuale rafforzamento dopo tanti anni di crisi. Già accusano una sensibile diminuzione dei profitti a causa dell’aumento dei costi di produzione il 51,5% delle imprese di installazione impianti, il 58,3% del settore edilizio e il 64,6% della serramentistica. Le altre imprese, per ora, cercano di attenuare i danni rinegoziando i prezzi applicati alla clientela o trovando nuovi fornitori. Ma quasi il 70% delle imprese teme una riduzione dell’effetto positivo delle agevolazioni, che per un’impresa su cinque, potrebbe assumere una dimensione significativa.

Quale tipo di prato scegliere per il tuo giardino?

Esistono diversi tipi di erba a disposizione per il prato del tuo giardino, ed è fondamentale scegliere la varietà corretta se vogliamo che l’erba cresca in buone condizioni. I fattori che influenzano la scelta sono diversi e devono prevalere sul nostro gusto personale.

Non possiamo piantumare un seme qualsiasi e pensare che germoglierà senza problemi, ma dobbiamo conoscere le caratteristiche del terreno quando scegliamo la varietà da seminare.

Esistono diverse varietà di erba e ognuna di esse è specifica per un clima o per un uso specifico. Se vivi in ​​una zona dove fa caldo non dovresti piantare un prato che non tollera le alte temperature, se vuoi realizzare un campo sportivo dovresti piantare erba che tollera il calpestio e se pianti in una zona che riceve poco sole dovresti scegliere un’erba adatta alle zone ombreggiate.

Di seguito accenneremo di alcuni tipi di prato che puoi trovare in fase di progettazione giardini e delle loro caratteristiche.

I tipi di prato

Quando si semina un prato naturale ci sono due fattori molto importanti da tenere in considerazione:

  • Uso: decorativo, familiare, sportivo. Se vuoi un’erba ornamentale che non calpesterai molto, puoi scegliere un’erba a lame sottili, ma l’erba di un campo sportivo deve essere resistente per sostenere i continui passi.
  • Clima: ci sono semi che crescono bene in climi freschi e umidi, altri sono adatti a climi più caldi. Devi scegliere la varietà adatta al clima in cui vivi, perchè se sbagli è possibile che dopo aver fatto il lavoro di semina non otterrai alcun risultato.
  • Acqua: ci sono varietà di erba che hanno più bisogno di acqua rispetto altre. Nei luoghi in cui le precipitazioni sono scarse sarà consigliabile scegliere una varietà a basso consumo di acqua.
  • Ombra: ci sono piante erbacee che non tollerano luoghi poco soleggiati mentre altre possono crescere bene con poche ore di sole.

Ad ogni modo ricorda che se il processo di semina e manutenzione viene eseguito correttamente, il tuo giardino apparirà verde, denso, sano e resistente esattamente come lo desideri.

L’esportazione agroalimentare Made in Italy regge alla crisi da Covid-19

L’export agroalimentare Made in Italy regge alla crisi generata dal Covid-19, nonostante con la pandemia si sia verificato un vero e proprio crollo delle esportazioni. A fronte dell’andamento positivo registrato nel primo trimestre dell’anno, i successivi tre mesi, caratterizzati dall’impatto del Covid e dal lockdown, hanno visto un calo in valore delle esportazioni (-3,6%), e soprattutto, delle importazioni (-12,1%), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La contrazione dei flussi agroalimentari si è concentrata nei mesi di aprile e in particolare di maggio, seguiti, però, da una diffusa ripresa degli scambi a giugno.

Le categorie più colpite dalla contrazione dell’import e dell’export

È quanto emerge dal focus realizzato dal Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, sull’andamento dell’export italiano nel 2019 e nei primi sei mesi del 2020, secondo il quale tra le categorie più colpite dalla contrazione dell’import nel settore primario figurano gli ortaggi, il caffè greggio e i prodotti della silvicoltura e della pesca, mentre nei trasformati, le carni, sia fresche sia preparate, e i prodotti ittici. Per quanto riguarda i comparti dell’export, a risentirne maggiormente sono stati nel settore primario i prodotti del florovivaismo, mentre tra i trasformati le carni, il caffè torrefatto, i prodotti dolciari e il vino.

Ue e Asia le aree più colpite nel secondo trimestre

Tuttavia, secondo il focus del Crea, tale andamento è stato in parte compensato dalla crescita dell’export di altri importanti prodotti del Made in Italy, come la pasta, le conserve di pomodoro e l’olio di oliva, riporta Askanews. Tra le principali aree partner dell’Italia, Ue e Asia sono risultate le più colpite nel secondo trimestre, sia dal lato delle importazioni sia da quello delle esportazioni agroalimentari del nostro Paese. Tuttavia, per la Ue il netto incremento dell’export nel primo trimestre ha compensato il calo nel secondo, determinando un andamento semestrale positivo.

Nel primo semestre 2020 scambi complessivi di merci ridotti di circa il 16%

I flussi dal mercato sudamericano sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre sono cresciute le importazioni dal Nord America. Quest’ultimo si conferma il principale mercato di destinazione extra Ue per l’agroalimentare italiano, con un andamento semestrale complessivamente positivo, nonostante il leggero calo del secondo trimestre. Nel primo semestre 2020, il calo tendenziale del valore delle importazioni agroalimentari dell’Italia è stato del 4,6% mentre l’export è cresciuto di oltre il 2%. Nello stesso periodo, gli scambi complessivi di merci dell’Italia si sono ridotti del 16% circa. Il settore agroalimentare ha mostrato, quindi, una maggiore tenuta degli scambi internazionali rispetto ad altri settori, più colpiti dalle restrizioni e dalla conseguente crisi economica.

Contenuti digitali, quasi 1,8 miliardi di spesa nel 2019

Nel 2019 gli italiani hanno aumentato la fruizione di contenuti digitali, spendendo complessivamente 1,785 miliardi di euro, +20% rispetto al 2018.

Il segmento di spesa più rilevante è il Gaming, con circa 1,13 miliardi di euro, il 63% dei volumi complessivi. Seguono video (388 milioni), editoria (141 milioni) e musica (129 milioni). Il mercato dei contenuti digitali in Italia, inteso come i ricavi generati dalle piattaforme di distribuzione, è distinguibile in due componenti, la spesa del consumatore e la raccolta advertising, ovvero i ricavi ottenuti attraverso la vendita di spazi destinati alla pubblicità di terzi all’interno della piattaforma. È quanto risulta dalla ricerca BVA Doxa presentata durante la prima edizione dell’Osservatorio Digital Content, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Gaming, video, editoria e musica

Se nel 2019 il gaming è il segmento di spesa più rilevante rispetto al 2018 tutti i mercati segnano un trend positivo, ma con dinamiche differenti. Il segmento video entertainment presenta il più alto tasso di crescita (+47%), la musica cresce del 33%, il gaming del 13% e l’editoria del 6%. Il rapporto con il numero di Internet user in Italia (circa 39 milioni), evidenzia inoltre una spesa media di circa 46 euro all’anno per utente (+17,5% rispetto al 2018). La spesa media per utente è cresciuta percentualmente meno della spesa complessiva, poiché nell’ultimo anno è cresciuto anche il numero di Internet user (nel 2018 circa 38 milioni), segno di un mercato potenziale ancora in espansione.

La raccolta advertising

I contenuti online attraggono ingenti investimenti pubblicitari. All’interno delle piattaforme di distribuzione di contenuti giornalistici la raccolta advertising è la componente principale di ricavo (514 milioni di euro nel 2019, +4% rispetto al 2018), seguono le piattaforme di video entertainment, che hanno raccolto circa 460 milioni di euro, mentre i ricavi adv delle piattaforme musicali sono pari a 18 milioni di euro (+51%). Nel 2020 però l’advertising digitale in Italia ha subito una forte contrazione, facendo segnare per la prima volta una decrescita a prescindere dalle piattaforme, dai formati e dai contenuti veicolati.

Nel 2020 aumentano i consumi, cambiano i comportamenti degli utenti

Nel 2020 il 40% degli Internet user italiani ha aumentato il tempo dedicato ai contenuti di video entertainment, il 20% ai contenuti editoriali, il 14% ai videogame e il 12% alla musica online. Lo smartphone poi è diventato il device prediletto per fruire dei contenuti online, e continua ad aumentare la dotazione di oggetti connessi, come smart TV e smart speaker. Solo l’11% degli Internet user italiani fruisce però esclusivamente di un solo contenuto online, il 15% di due, il 33% di tre e il 30% di tutte e quattro le categorie di contenuti. Si evidenzia quindi lo sbilanciamento verso una fruizione multi-contenuto, anche se questo riguarda tipicamente le generazioni più giovani, mentre le generazioni più mature tendono a fruire online di una minore varietà di contenuti.

Il lockdown ha peggiorato il benessere psicologico dei lavoratori

I lavoratoti italiani non sempre sono soddisfatti della propria situazione professionale. A causa di questo, tre lavoratori su quattro soffrono di ansia e stress, e il lockdown ha contribuito ad aumentare il diffondersi di patologie come l’insonnia. Se più del 60% delle aziende afferma di promuovere azioni dirette ad aumentare il benessere dei propri lavoratori, puntando soprattutto su flessibilità o benefit economici, sono ancora poche le aziende che scommettono su iniziative volte a sostenerne il benessere psicologico. È quanto emerge dalla ricerca BVA Doxa per Mindwork, la società italiana per la consulenza psicologica online in ambito aziendale

Ansia e stress per un quarto dei lavoratori

Disturbi legati a stati di tensione quali irritabilità, inquietudine, irrequietezza o, ancora, ansia colpiscono almeno una volta al mese circa un lavoratore su quattro. A queste problematiche si sommano, poi, le difficoltà dovute dall’esigenza di bilanciare il lavoro con la vita privata: solo un lavoratore su tre afferma di aver trovato questo equilibrio. Il quadro è stato ulteriormente peggiorato dal lockdown, che ha contribuito ad aumentare le sensazioni di ansia e disagio (+15%), nonché il diffondersi di patologie come l’insonnia (+9%).

Sebbene si tratti di una netta minoranza, c’è però anche chi vive serenamente la propria vita lavorativa: un lavoratore su dieci, infatti, si dichiara pienamente soddisfatto della propria occupazione, e gode di un equilibrio psico-fisico ottimale.

Le conseguenze dell’assenteismo

Quasi un lavoratore su tre ammette di essersi assentato dal lavoro una o più volte a causa di eccessivi carichi di stress e ansia. Questa condizione colpisce in particolare le figure apicali. Da questo quadro, inoltre, emergono anche problemi economici: la Commissione europea stima in 136 miliardi le perdite in produttività causate dall’assenteismo dal posto di lavoro derivato da malessere psicologico. C’è poi chi ha valutato lo scenario più estremo: il 37% dei lavoratori italiani, infatti, ha lasciato un lavoro a causa del malessere emotivo legato all’ambiente professionale. Un fenomeno particolarmente comune tra gli under 34.

Il punto di vista delle aziende

Di fronte a un contesto così gravoso reso ancora più complesso dall’emergenza Covid-19, più del 60% delle aziende promuove azioni dirette ad aumentare il benessere dei propri lavoratori puntando però soprattutto su flessibilità (sia in termini di orario sia di ricorso allo smart working) e/o benefit economici.

Sono ancora in pochi, invece, a scommettere su iniziative volte a sostenere il benessere psicologico dei singoli, anche se oltre il 60% valuterebbe positivamente un’iniziativa in tal senso. Parlare apertamente di disagio psicologico risulta però ancora difficile. Quasi il 50% dei lavoratori non si sente libero di dichiarare il proprio malessere. E se con amici e familiari c’è meno reticenza, l’ambiente di lavoro appare ancora un luogo poco adatto in cui esprimere il proprio disagio.

Il processo di automazione nell’industria

Il processo di automazione è quell’insieme di operazioni e strategie per le quali viene ridotta la presenza di esseri umani chiamati in prima persona a dirigere le operazioni in occasione di un qualsiasi processo produttivo, e al contrario affidare tali operazioni a delle macchine che sono in grado di svolgere ogni compito in maniera molto più precisa e veloce.

Maggiore precisione e velocità di produzione

Lo scopo dunque è quello di limitare sempre di più la presenza umana in ambito produttivo sia per quel che riguardai  beni che per quanto concerne i servizi, mantenendo chiaramente inalterata la qualità o dov’è possibile aumentarla diminuendo contemporaneamente quelli che sono i costi di produzione. In particolar modo a necessitare dell’automazione sono tutti quei processi produttivi automatici che richiedono grande precisione al fine di riuscire a produrre dei pezzi di alta qualità. È questo il caso dei laser che vengono impiegati per tagliare, saldare o marcare ogni tipo di materiale in base a quella che è la richiesta del cliente.

I laser industriali

I laser industriali dunque rappresentano la tecnologia perfetta per migliorare questo processo automatizzato, diminuendo quelli che sono i costi di manodopera e produzione e andando ad aumentare la qualità e la velocità con la quale si è in grado di preparare i pezzi da commercializzare.

Dunque questo è il motivo per il quale sempre più realtà industriali decidono di adottare un laser o sostituire quello vecchio con uno di nuova generazione se lo si adopera già, riuscendo così a fornire al mercato risposte adeguate sia dal punto di vista della qualità dei singoli pezzi che della velocità di produzione ed evasione degli ordini a partire dal momento in cui un cliente manifesta la necessità di ricevere della merce.

Sul sito di  Optoprim è possibile visionare diversi modelli di laser industriali, tra i quali ci sarà sicuramente quello maggiormente in grado di soddisfare specifiche necessità legate alle esigenze produttive di ogni realtà aziendale.