Le “ransomware gang” usano tattiche estreme per costringere le aziende a pagare

È quanto emerge dal nuovo rapporto sul dark web di Sophos, dal titolo Turning the Screws: The Pressure Tactics of Ransomware Gangs: i criminali informatici stanno utilizzando i dati rubati alle aziende per aumentare la pressione su chi si rifiuta di pagare.

In particolare, le ransoware gang si servono di tattiche estreme come la condivisione dei dettagli di contatto, o il doxing di membri della famiglia degli AD e dei proprietari delle aziende prese di mira, con la minaccia di riferire alle autorità qualsiasi informazione su attività commerciali illegali scoperta nei dati rubati.
“Questi tentativi –  spiega Christopher Budd, direttore della ricerca sulle minacce di Sophos – aumentando la pressione sulle aziende affinché paghino e potenzialmente aggravano il danno reputazionale di un attacco”.

“Spostare la  colpa dell’attacco ai responsabili aziendali”

Nel rapporto, Sophos X-Ops condivide i post trovati sul dark web che mostrano come gli autori di attacchi ransomware si riferiscano ai loro obiettivi come ‘irresponsabili e negligenti’, e in alcuni casi, incoraggino le singole vittime le cui informazioni personali sono state rubate a intraprendere una causa contro il loro datore di lavoro.

“Nel dicembre 2023, sulla scia della violazione del casinò MGM, Sophos ha iniziato a notare la propensione dei cybercriminali a sfruttare i media come strumento da utilizzare non solo per aumentare la pressione sulle vittime, ma anche per prendere il controllo della narrazione e spostare la colpa dell’attacco – continua Budd -. Stiamo anche notando che sempre più spesso i criminali informatici individuano i leader aziendali che ritengono ‘responsabili’ dell’attacco ransomware presso le aziende prese di mira”. 

Estorcere dati sempre più sensibili

Sophos X-Ops ha anche trovato diversi post di autori di attacchi ransomware che descrivono i loro piani di ricerca di informazioni all’interno dei dati rubati, informazioni da utilizzare come leva se le aziende non pagano. 

Questi messaggi si allineano a una tendenza più ampia dei criminali che cercano di estorcere alle aziende dati sempre più sensibili relativi a dipendenti, clienti o pazienti. Tra questi dati, cartelle cliniche, cartelle cliniche di bambini, ‘informazioni sui problemi sessuali dei pazienti’ e ‘immagini di pazienti nudi’.

Obiettivo: massimizzare i danni

“Le gang di cybercriminali autrici di attacchi ransomware stanno diventando sempre più invasive e audaci su come e cosa colpire. Per aggravare la pressione sulle aziende, non si limitano a rubare i dati e a minacciare di diffonderli, ma li analizzano attivamente per massimizzare i danni e creare nuove opportunità di estorsione – ha aggiunto Budd -. Ciò significa che le organizzazioni non devono preoccuparsi soltanto dello spionaggio aziendale e della perdita di segreti commerciali o di attività illegali da parte dei dipendenti, ma anche dei danni collaterali di questi cyberattacchi”.

Sostegno a professionisti e imprenditori under35 del Centro Nord: come averlo?

È denominata Autoimpiego Centro-Nord Italia ed è la misura rivolta agli under35 svantaggiati residenti nel Nord e Centro Italia. 
Il provvedimento, contenuto nel decreto Coesione convertito in legge 95 2024, prevede contributi a fondo perduto per un totale di finanziamenti pari a 30,5 milioni di euro per l’anno 2024, e 274,5 milioni per il 2025.

L’obiettivo, spiega la CGIA Mestre, è finalizzato a sostenere l’avvio di attività imprenditoriali e professionali da parte di giovani in condizioni di marginalità, vulnerabilità sociale e discriminazione, inoccupati, inattivi e disoccupati, ma anche beneficiari di ammortizzatori sociali del programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL). 

Nuove attività individuali o collettive

Potranno essere oggetto di contributo le nuove attività di lavoro autonomo, imprenditoriali e libero-professionali, comprese quelle che prevedono l’iscrizione a ordini o collegi professionali, sia in forma individuale mediante apertura di partita IVA, sia in forma collettiva mediante costituzione di società cooperativa, società in accomandita semplice, società in nome collettivo, società a responsabilità limitata o società tra professionisti.

Gli interventi ammissibili al finanziamento riguardano la formazione e l’accompagnamento alla progettazione preliminare, e il tutoraggio relativi all’avvio di attività imprenditoriali e libero-professionali. 

Contributi fino al 65% dell’investimento

Sono previsti anche specifici incentivi in regime de minimis, quali un voucher di avvio fino a 40.000 euro, un contributo a fondo perduto fino al 65% dell’investimento (per programmi di spesa fino a 120.000 euro) e un contributo a fondo perduto fino al 60% dell’investimento (per programmi di spesa tra 120.000 e 200.000 euro).

Per i termini, i criteri e le modalità di finanziamento delle iniziative ammissibili dovrà essere emanato un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per gli affari europei, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto, quindi entro il 6 ottobre 2024.

Possono accedere anche gli iscritti al GOL

La norma prevede che i disoccupati iscritti al programma GOL, beneficiari della nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego, possano accedere anche alle nuove misure di sostegno solo in caso di richiesta di erogazione del trattamento di disoccupazione in unica soluzione, al fine di utilizzarli come capitale d’avvio da conferire nelle iniziative finanziate.

Occorre cioè rinunciare al pagamento dell’indennità mensile e presentare richiesta di accredito in un’unica soluzione. 
Invece c’è la piena compatibilità con le nuove misure di sostegno nel caso in cui il soggetto beneficiario sia contemporaneamente beneficiario del Supporto per la formazione e il lavoro (articolo 12 del decreto-legge 4 maggio 2023), che prevede una specifica indennità economica, comunque compatibile e cumulabile anche con i nuovi sostegni all’autoimpiego.

Medie imprese: percezione dei rischi e strategie di innovazione

Una realtà produttiva composta nel 2022 da poco più di 4.000 aziende, che da sole rappresentano il 16% del fatturato dell’industria manifatturiera italiana, il 15% del suo valore aggiunto, il 14% delle esportazioni e il 13% degli occupati totali. Sono le medie imprese, la punta di diamante della manifattura italiana.
Tra il 2019 e il 2021 hanno registrato un aumento medio del 5,6% del fatturato contro il +4% del resto delle manifatturiere, del +4,6% delle esportazioni, contro il +4,2%, e del +1,1% della forza lavoro (vs +0,01%).
Nel 2022 la crescita è proseguita, a conferma di un trend che dura da 27 anni.

È quanto emerge dal XXIII Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e nel report ‘La competitività delle medie imprese tra percezione dei rischi e strategie di innovazione’, realizzati dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere. 

Avanti con la transizione digitale e green

Le medie imprese sono poi già avanti sul cammino della transizione digitale: l’82,6% dal 2021 al 2026 ha investito o investirà in tecnologie 4.0, il 37,9% adotterà l’AI nei prossimi tre anni, soprattutto per migliorare l’efficienza interna, e il 69,6% ha investito o investirà nelle tecnologie green.
Dopo un 2023 all’insegna della stabilità (+0,1% le vendite), per quest’anno le attese sono di un calo del -1,2%, ma alcune medie imprese rimangono ottimiste. Quelle che operano nell’alta gamma, ovvero il 37,1% del totale, stimano una crescita delle vendite nell’ordine del +1,8% in linea con il 2023.

Mismatch tra domanda e offerta di lavoro, riduzione dei margini, competizione sui prezzi, approvvigionamento delle materie prime sono tra le principali difficoltà lamentate. Anche per questo, una media impresa su due chiede all’Unione Europea di garantire la sicurezza energetica.

Obiettivi chiari contro l’incertezza del momento

“L’incertezza del momento impone alle medie imprese obiettivi chiari e selettivi, ad esempio in termini di posizionamento su mercati e linee di prodotto – spiega Gabriele Barbaresco, Direttore dell’Area Studi Mediobanca -. Ciò richiede capitale umano di qualità, arduo da reperire e trattenere, una difficoltà che, un po’ sorprendentemente, riguarda anche i siti produttivi all’estero. L’AI, sotto questo profilo, interviene come possibile fattore mitigante e si sta facendo strada nelle agende degli imprenditori, ma a sua volta richiede competenze specialistiche”.

Realtà radicate sul territorio

“Il territorio ancora oggi continua a essere un importante fattore di accumulazione e di know-how anche per le medie imprese, al punto che oggi più del 40% di queste aziende ha sede nei distretti industriali o in sistemi produttivi locali – sottolinea Giuseppe Molinari, Presidente del Centro Studi Tagliacarne -. Pur trattandosi di realtà molto aperte ai mercati internazionali, dove esportano il 42% del fatturato, la base produttiva resta radicata ai territori di origine. Solo l’11% delle medie imprese disloca, infatti, la produzione all’estero, e una grande maggioranza preferisce rifornirsi da suppliers nazionali, a testimonianza della forte affidabilità e reputazione, che anche per queste aziende, riveste la componentistica italiana”. 

Italia, quali sono i laureati più ricercati dalle aziende?

Dopo l’esame di maturità, molti giovani si trovano a dover scegliere se proseguire gli studi universitari. Per fare la scelta migliore, è fondamentale considerare le opportunità offerte dal mercato del lavoro per i laureati dei diversi indirizzi. Nel 2023, le imprese italiane dell’industria e dei servizi hanno pianificato di assumere oltre 768mila laureati, pari al 13,9% del totale dei 5,5 milioni di contratti di lavoro programmati. Tuttavia, le imprese hanno difficoltà a trovare quasi un laureato su due, ovvero 376mila figure.

Lauree più richieste: economia e ingegneria

Secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il corso di laurea più richiesto dalle imprese nel 2023 è quello economico, con 223mila contratti programmati. Segue l’insieme degli indirizzi di ingegneria, con una richiesta complessiva di 162mila profili. Di questi, 53mila sono in ingegneria industriale, 49mila in ingegneria civile e architettura, 45mila in ingegneria elettronica e dell’informazione e 15mila in altri indirizzi di ingegneria.

Altri indirizzi richiesti includono insegnamento e formazione (117mila), sanitario e paramedico (62mila) e scientifico-matematico-fisico-informatico (56mila).

Gap di offerta e di competenze

Le imprese incontrano difficoltà nel reperire laureati, in particolare uno su due, con 376mila entrate previste nel 2023 (49% delle entrate di laureati). Questa situazione, già complessa nel 2019, quando riguardava un laureato su tre, è peggiorata. Nel 62,9% dei casi, il problema è il “gap di offerta”, ovvero un numero ridotto di candidati disponibili, soprattutto in indirizzi come statistico, sanitario, paramedico, medico e odontoiatrico e chimico-farmaceutico. Le difficoltà legate al “gap di competenze”, ovvero una formazione non adeguata, sono indicate nel 29,3% dei casi.

I candidati introvabili  

Le professioni che le imprese fanno più fatica a reperire riguardano l’ambito ingegneristico, medico-paramedico e scientifico. Tra le figure “introvabili” si trovano ingegneri elettrotecnici (90,6%), ingegneri dell’informazione (80,7%), professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche (80,3%), tecnici gestori di reti e sistemi telematici (74,5%), farmacisti (73,1%), specialisti in terapie mediche (71,4%), medici generici (70,9%) e progettisti e amministratori di sistemi (69,8%).

Positivo il tasso di occupazione

L’indagine di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati fornisce indicatori utili per comprendere il mercato del lavoro dei laureati. Nel 2022, il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo è del 75,4% tra i laureati di primo livello e del 77,1% tra i laureati di secondo livello, confermando un trend positivo rispetto agli anni precedenti. A cinque anni dalla laurea, il tasso di occupazione sale al 92,1% per i laureati di primo livello e all’88,7% per quelli di secondo livello.

Tassi di occupazione elevati si registrano per gli indirizzi di ingegneria elettronica e dell’informazione (96,2%), statistica (95,8%), ingegneria industriale (95,6%) e nell’area scientifica, matematica, fisica e informatica (92,6%).

Risolvere la crisi d’impresa nel minor tempo possibile? Si può, con la composizione negoziata

Sono sempre di più le imprese che ricorrono alla composizione negoziata per risolvere la crisi, probabilmente anche per la sua maggior rapidità. Infatti, ci si mette decisamente meno tempo, e in un caso su 5, si raggiunge l’obiettivo di salvare l’impresa e i suoi lavoratori dal fallimento.

Al 15 maggio, le istanze di composizione negoziata erano 1.450, 413 in più rispetto a quelle censite a novembre 2023. Una crescita rispetto al semestre precedente di oltre il 50 %, 413 istanze contro 270. Inoltre, il tempo trascorso tra la data di presentazione dell’istanza di composizione negoziata e la chiusura del procedimento in media è stato di circa 250 giorni, 357 giorni per quelle chiuse con successo e 227 per quelle archiviate con esito sfavorevole
I dati dell’Osservatorio di Unioncamere sulla composizione negoziata mostrano come questa procedura sia più rapida del ricorso al Tribunale, e risulti più efficace se più tempestiva.

Più utilizzata da manifattura e costruzioni

La fase giudiziale di un concordato preventivo concluso con successo dura in media circa 520 giorni e il maggior numero delle istanze proviene dalla Lombardia (23%) e dal Lazio (12%).

La composizione negoziata è relativamente più utilizzata dalle imprese della manifattura e delle costruzioni. Delle 1.450 imprese che hanno avuto accesso allo strumento, il 6% appartiene alla categoria ‘sottosoglia’, il 9% a un Gruppo, il 22% ha manifestato l’esigenza di ricorrere a nuove risorse finanziarie e il 76% ha richiesto l’applicazione delle misure protettive del patrimonio.
Sul totale delle 1.450 istanze presentate, 831 risultano archiviate, di cui circa il 18% (153) con esito favorevole, mentre 87 istanze sono state rifiutate, e oltre 500 sono in fase di gestione. 

Aumentano le chiusure positive

Il dato delle chiusure positive è di gran lunga aumentato nel corso dell’ultimo anno, e soprattutto, ha interessato imprese di dimensioni più significative, in termini di lavoratori impiegati (55 contro 45 in media) e attivo di bilancio (+48%) rispetto a quelle che hanno concluso la composizione con insuccesso.

Oltre a essere più grandi, le imprese che portano a termine con successo la composizione negoziata hanno affrontato la crisi dell’impresa in maniera più tempestiva. In generale, rispetto alle più diffuse procedure concorsuali, alla composizione negoziata accedono in prevalenza imprese che affrontano la crisi più celermente.

In media la sofferenza dura da 17,6 mesi

Le imprese in crisi ‘grave’ già prima della presentazione dell’istanza hanno minori probabilità di una conclusione favorevole del procedimento. A prescindere dall’esito della procedura, le imprese in composizione negoziata in media sono in sofferenza da 17,6 mesi, a fronte dei 30,3 di quelle in concordato e 44,7 di quelle in liquidazione giudiziale.

Quanto alle istanze archiviate con esito negativo, i dati mostrano che in circa metà dei casi le imprese non hanno avuto accesso agli altri istituti o alle procedure disciplinate dal codice della crisi, né avviato processi di scioglimento volontario.
Questo fa ritenere che tali imprese siano attualmente ancora operative.

Metaverso: alle riunioni di lavoro ci andrà l’avatar?

Immaginare di incontrare i colleghi e le colleghe di lavoro nel ‘metaverso’ per una riunione, magari in un ambiente che simuli una spiaggia caraibica, semplicemente indossando un visore, tra qualche anno potrebbe non essere più fantascienza.

Ma quali sono gli effetti che questo tipo di contesto digitale potrebbe avere sulla mente delle persone? Lo ha indagato Nicola De Pisapia, docente di Psicobiologia e Psicologia fisiologica al dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’università di Trento, per mezzo di uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports.
La ricerca ha messo a confronto l’impatto psicologico di tre contesti di interazione professionale, videoconferenza online, riunione in presenza o in una realtà virtuale tridimensionale su 60 individui.

Meglio in sala meeting, sulla piattaforma online o con la realtà virtuale?

I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi, di cui ognuno si è riunito in una sala meeting, su una piattaforma online e con la realtà virtuale.
In ognuna di queste condizioni il gruppo ha dovuto lavorare in team per discutere possibili soluzioni di un problema, mentre un osservatore nascosto misurava diversi aspetti del loro modo di interagire.

Al termine delle riunioni ai partecipanti sono stati sottoposti diversi questionari per raccogliere elementi riferiti alla capacità creativa di elaborare idee innovative, al grado di coinvolgimento nell’attività richiesta, all’eventuale stress provocato dall’uso del visore durante l’immersione nella situazione virtuale.

Indossare un visore rende più liberi di esprimersi?

In sintesi, i test hanno dimostrato che le riunioni in presenza facilitano più delle altre modalità il coinvolgimento dei partecipanti, che riescono così a sviluppare valide idee. Però, fanno registrare una prevalenza di emozioni negative e stress. Soprattutto, se nel gruppo sono presenti superiori, poiché si percepisce il rapporto di gerarchia. Inoltre, c’è più competitività.

La realtà virtuale si è rivelata quasi simile a quella fisica per quanto riguarda la partecipazione e la sensazione di ‘immersione’, e gli individui tra loro collaborano attivamente. Come se indossare un visore ed essere nascosti dietro un avatar li facesse sentire protetti, liberi di esprimersi, maggiormente coinvolti e creativi.
Oggi i visori però non sono ancora perfettamente ergonomici, e risultano pesanti e ingombranti.

Ambienti diversi hanno conseguenze diverse sulla performance

Anche la videoconferenza si è rivelata un’efficace modalità di lavoro, seppur con forti limiti comunicativi. Nel corso della riunione le persone infatti si focalizzano sull’argomento da discutere, parlano senza sovrapporsi e il livello di tensione è moderato, ma si dicono annoiate, riferisce AGI. 
Insomma, ambienti diversi hanno conseguenze diverse sulla performance lavorativa.

“La realtà virtuale – sottolinea De Pisapia – può essere applicata anche ad altre situazioni, come la scuola. Le aspettative sono che diventerà sempre più presente. Ecco perché bisogna conoscerla bene per poterci convivere. Quando i visori saranno più piccoli e leggeri, tutti potremo andare nel metaverso, ma consapevoli di quello che fanno”.

Pubblicità Out of Home: nel 2023 raggiunge 201 milioni di euro

Nel 2023 il mercato pubblicitario Out of Home (OOH) aumenta la sua importanza all’interno del Media Mix pubblicitario italiano raggiungendo il 7% della raccolta complessiva (+1% vs 2022).
Secondo i dati dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato OOH tocca quota 696 milioni di euro (+13%).

In questo panorama è sempre più rilevante il ruolo del Digital Out Of Home (DOOH), che con 201 milioni di euro (+21%), pesa circa un terzo sulla raccolta totale del mezzo.
La raccolta pubblicitaria complessiva DOOH si suddivide tra impianti Roadside (65%, pensiline, affissioni ecc), Transit Media (33%, mezzi di trasporto in aeroporti, stazioni, metropolitane), Retail & Leisure (2% circa, negozi, centri commerciali, stadi ecc).

Il Programmatic Digital Out of Home

Lo sviluppo della componente digital e i crescenti investimenti per la diffusione di impianti digitali portano nuove opportunità per il mercato Out of Home, che ora può sfruttare modalità di compravendita simili al Programmatic advertising disponibile per gli spazi pubblicitari online.

In particolare, il Programmatic Digital Out of Home (pDOOH) fa riferimento all’automazione del processo di acquisto, vendita e distribuzione dell’inventory degli schermi digitali, offrendo agli advertiser funzionalità di targeting avanzate per raggiungere gli utenti anche fuori casa.
In Italia il mercato del Programmatic DOOH è ancora piuttosto contenuto anche se registra tassi di crescita rilevanti: nel 2023 vale circa 10 milioni (+61%) e pesa il 5% della raccolta Digital Out of Home.

La misurazione del mezzo Out of Home

Il mercato a oggi è caratterizzato da una molteplicità di tecnologie e modalità di rilevazione di dati utili per la pianificazione e la misurazione delle campagne Out of Home.
In particolare le tecnologie di rilevazione si possono ascrivere a due categorie principali, le classi di dati provenienti da monitoraggio diretto da parte del Media Owner (sensori Wi-fi, beacon bluetooth, cam) e quelle derivanti da player terzi di diversi settori (GPS/SDK app, Telco/SIM).

Questi sistemi permettono di raccogliere dati e informazioni con i quali implementare metriche differenti (tra le quali viewers, tempo di permanenza, tempo di attenzione, frequenza di ritorno) volte a supportare una pianificazione efficace della campagna.

Ma è ancora arduo valutare campagne complesse

Se questi approcci abilitano l’effettiva possibilità di una valutazione dell’impatto atteso delle campagne, agli occhi degli advertiser rimangono alcune aree rilevanti di miglioramento.
Tra queste emergono soprattutto l’eterogeneità dell’offerta da parte delle concessionarie Out of Home, la frammentazione del mercato e la mancanza di uniformità delle metriche proposte, per cui una stessa metrica può essere basata su calcoli e dati diversi a seconda del Media Owner di riferimento.

Questo ha come conseguenza un sistema di misurazione che rende ancora ardua la valutazione di campagne complesse, soprattutto nel caso di stima dell’impatto di iniziative cross-media che vedono integrata all’OOH anche l’attivazione di altri mezzi (Tv, mobile, ecc.).

A Torino nasce un progetto urbano per la sostenibilità ambientale

Il graduale cambiamento climatico in atto richiede soluzioni rapide e innovative per migliorare la qualità della vita delle persone, riducendo al tempo stesso le conseguenze legate ai cambiamenti climatici.

A Torino, ha preso il via il programma “Una città più vivibile“, finalizzato ad implementare soluzioni green e naturali per mitigare l’impatto del cambiamento climatico.

Queste iniziative non solo contribuiranno a minimizzare gli eventi estremi, ma renderanno anche gli spazi urbani più gradevoli e sostenibili.

Strategie per la resilienza ambientale

I lavori, finanziati con un investimento di 1 milione di euro, sono parte integrante del “Piano di Resilienza Climatica“.

Questo piano si propone l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità delle aree urbane e delle comunità ai cambiamenti climatici.

Il fine è chiaro, come affermato anche dall’assessore alla Transizione ecologica e digitale del Comune di Torino, ovvero quello di migliorare la qualità dell’ambiente urbano riducendo le isole di calore e contrastando le piogge intense, promuovendo nel contempo uno spazio pubblico più accogliente e vivibile.

Parallelamente all’avvio dei lavori, sarà lanciata una campagna di sensibilizzazione per informare i cittadini sui risvolti del cambiamento climatico e sull’importanza di queste iniziative urbane.

Rigenerazione Urbana e Adattamento Climatico

Il primo intervento prenderà luogo in Via Stradella, con l’obiettivo di trasformare l’area sotto la copertura della ferrovia Torino-Ceres.

I lavori prevedono la sostituzione delle superfici impermeabili con spazi verdi e la piantumazione di oltre 80 alberi.

Questo intervento non solo renderà l’ambiente più piacevole e fresco, ma risolverà anche il problema degli allagamenti che hanno afflitto la zona negli anni.

La rimozione di 1400 metri quadrati di asfalto lungo Via Stradella, senza ridurre il numero di parcheggi disponibili, darà spazio a nuove pavimentazioni riflettenti.

Inoltre, saranno installate panchine “smart” che sfruttano l’energia solare per offrire la possibilità di ricaricare i propri dispositivi elettronici, o attrezzi per il fitness che consentono di ricaricare i dispositivi pedalando.

Ricordiamo in proposito che proprio di recente anche l’aeroporto di Caselle ha adottato la causa della sostenibilità ambientale, installando un gran numero di pannelli solari che garantiscono già energia per il 15% circa del fabbisogno totale dello scalo.

Il fotovoltaico a Torino è dunque  una possibilità sempre più presa in considerazione, sia dai privati che dalla pubblica amministrazione.

Innovazione nelle Infrastrutture Urbane

Successivamente, il progetto si estenderà a 15 fermate del trasporto pubblico in diverse zone della città.

Queste fermate vedranno la sostituzione delle pavimentazioni esistenti con soluzioni più riflettenti, riducendo i disagi durante l’attesa dei mezzi.

Le pensiline metalliche in queste fermate saranno trasformate in spazi ‘green’, coperte da piante di sedum, creando così un ambiente più fresco e visivamente piacevole, aumentando al contempo la biodiversità urbana.

In collaborazione con il Gruppo Torinese Trasporti, verrà ristrutturato un lungo tratto di binari doppi della linea 4 lungo Corso Giulio Cesare.

Quest’area, una volta liberata dall’asfalto, diventerà una superficie ‘verde’ ricoperta di sedum, contribuendo a promuovere la sostenibilità e la resilienza ambientale.


Investimenti per un futuro sostenibile

In un’ottica di lungimiranza e responsabilità ambientale, questi investimenti rappresentano un passo deciso verso un futuro più sostenibile per Torino e per molte altre città che potrebbero trarre ispirazione da queste iniziative.

Oltre a migliorare la qualità dell’aria e la gestione delle acque piovane, tali progetti favoriscono la coesione sociale, offrendo spazi pubblici accoglienti e innovativi.

Queste azioni non solo rispondono alle esigenze attuali, ma gettano le basi per un’evoluzione urbana che integra armoniosamente natura e tecnologia, costruendo un ambiente urbano più  orientato al benessere collettivo.

Conclusioni

L’iniziativa “Una città più vivibile” a Torino rappresenta un passo significativo verso la sostenibilità e la resilienza ambientale.

La trasformazione di aree urbane in spazi verdi non solo affronta i problemi legati al cambiamento climatico, ma migliora anche la qualità della vita cittadina offrendo ambienti più salubri e piacevoli per tutti i torinesi.

Questi interventi dimostrano come soluzioni green e infrastrutture intelligenti possano contribuire a mitigare gli impatti del cambiamento climatico nelle aree urbane, garantendo a tutti un futuro più sostenibile.

Lavoro: i cinque trend chiave del 2024

Il lavoro nel 2024 si preannuncia come un ambiente dinamico, dove adattabilità, innovazione e impatto sociale saranno le chiavi per il successo.

Una crescente domanda di lavoratori altamente qualificati, l’automazione nei processi di recruitment, l’espansione del lavoro ibrido, la necessità di una formazione continua e la crescente importanza dell’equilibrio tra vita professionale e privata sono pertanto le cinque tendenze che definiranno il panorama occupazionale nel 2024.
Le ha identificate Indeed basandosi sui dati e le osservazioni del 2023.

Risposta agile alle nuove tecnologiche disruptive

Il rapido sviluppo dell’AI, dell’automazione e delle nuove tecnologie richiederà un’adattabilità senza precedenti da parte di lavoratori e aziende.
Il 2024 sarà perciò caratterizzato da una crescente domanda di competenze digitali, in particolare, riguardo AI, robotica e programmazione.
Indeed prevede che la formazione continua diventerà una priorità, con un focus crescente su competenze digitali e nuove metodologie di lavoro.

Ma al centro delle politiche aziendali ci sarà anche l’equilibrio tra lavoro e vita personale.
La pandemia ha ridefinito le aspettative dei dipendenti riguardo lavoro flessibile e opzioni di lavoro da remoto.
Le aziende che abbracciano e promuovono un ambiente di lavoro flessibile risulteranno più attrattive.

Innovazione nell’assunzione e nella gestione del personale

La crescente competizione per i talenti porterà a un’innovazione significativa nei processi di assunzione e gestione del personale.
L’integrazione dell’AI nel recruiting diventerà la norma, ottimizzando e automatizzando la corrispondenza tra candidati e posizioni aperte.

Ma i temi emergenti della salute digitale, la tecnologia blockchain e la sostenibilità vedranno un interesse costante anche nel 2024, sia da parte dei datori di lavoro sia di coloro che lo cercano.
Inoltre, le aziende saranno sempre più valutate anche per l’impatto sociale e ambientale. Le organizzazioni che integrano sostenibilità, inclusività e responsabilità sociale nella cultura aziendale attireranno e manterranno talenti di alto livello.

Rimane alta l’attenzione per flessibilità, inclusività e well-being

“Le tecnologie emergenti come l’AI stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende assumono e gestiscono i lavoratori, ed è un tema che rimarrà centrale, insieme agli altri aspetti dell’innovazione – commenta Roberto Colarossi, senior sales director di Indeed -. Tuttavia, rimane fondamentale trovare il giusto equilibrio tra l’utilizzo delle innovazioni tecnologiche e l’umanizzazione di tutto il processo di assunzione. Ma non ci sono solo le nuove tecnologie: rimane alta l’attenzione per flessibilità, inclusività e well-being, sempre più importanti per attrarre e trattenere i migliori talenti. Le competenze digitali, anche in settori tradizionalmente non tecnologici, si confermano essenziali, per rimanere competitivi, infatti, sarà fondamentale garantire una formazione continua”.

Meta: Facebook e Instagram a pagamento senza pubblicità in UE

Da novembre 2023 in Europa Facebook e Instagram saranno a pagamento, ma con la pubblicità si potranno continuare a utilizzare gratuitamente.
“Crediamo fermamente in una internet gratuita supportata dagli annunci, e continueremo a offrire l’accesso gratuito ai nostri prodotti e servizi – spiega Meta – indipendentemente dalle diverse disponibilità economiche. Ci impegniamo a mantenere le informazioni delle persone private e sicure, ai sensi delle nostre normative e del Regolamento Ue sulla protezione dei dati”.

Gli utenti europei avranno quindi la possibilità di pagare un abbonamento mensile per utilizzare i due social senza pubblicità. In alternativa, potranno continuare a utilizzare le piattaforme gratuitamente, ma visualizzando inserzioni pubblicitarie, considerate pertinenti.

Costo abbonamenti mensili: 9,99 euro sul web, 12,99 su smartphone

“Per ottemperare alle normative Europee in continua evoluzione – aggiunge la piattaforma – stiamo introducendo la possibilità di sottoscrivere un abbonamento in Ue, See e in Svizzera. A novembre, offriremo alle persone che utilizzano Facebook o Instagram che risiedono in queste regioni la possibilità di continuare a utilizzare questi servizi personalizzati gratuitamente con la pubblicità, oppure di sottoscrivere un abbonamento per non visualizzare più le inserzioni.
Le informazioni delle persone che decideranno di sottoscrivere l’abbonamento non saranno utilizzate per gli annunci pubblicitari. A seconda che si scelga di attivare l’abbonamento sul web o da mobile – spiega ancora Meta – il costo sarà rispettivamente di 9,99 euro al mese sul web o di 12,99 euro al mese su iOS e Android”.

Fino al 1° marzo niente costi aggiuntivi

Indipendentemente da dove si effettui l’acquisto, l’abbonamento sarà valido per tutti gli account Facebook e Instagram collegati al Centro gestione account dell’utente.

Fino al 1° marzo 2024 l’abbonamento iniziale sarà valido per tutti gli account collegati al Centro gestione account dell’utente, in seguito, per ogni ulteriore account inserito nel Centro gestione account dell’utente si applicherà un costo aggiuntivo di 6 euro al mese per gli abbonamenti sottoscritti sul web, e 8 euro al mese per quelli attivati su iOS e Android”, riporta Ansa.

Il futuro dei social non è più gratis

Una mossa assolutamente importante, questa, per il movimento dei social a pagamento. Perché si passa per la prima volta, concretamente, dalle teorie ai fatti.
Il primo a creare dibattito, e a muoversi in questo senso, è stato Elon Musk, che dopo aver acquistato Twitter (oggi X) ha spinto sull’acceleratore del piano in abbonamento.

Tuttavia, riferisce Il Sole 24 Ore, in questo caso il discorso sembra diverso. Perché Meta, a differenza di X, per ora non pare aver in mente un piano che preveda per chi si abbona un servizio differente, se non per l’aspetto meramente pubblicitario. Insomma, il futuro dei social potrebbe essere presto riscritto.