I tempi lunghi della sanità: curarsi è una missione impossibile

Fra costi in aumento e liste d’attesa lunghissime accedere alle cure e ottenere una diagnosi tramite il Ssn diventa sempre più una missione impossibile. Di fatto, aumentano anche le segnalazioni di cittadini che denunciano di non poter accedere ai servizi sanitari: nel 2017 oltre un cittadino su tre (37,3%) si è rivolto a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, il 6% in più rispetto all’anno precedente. A fare il quadro della sanità italiana è il XXI Rapporto Pit Salute, dal titolo ‘Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco’, presentato dall’Organizzazione sulla base di 20.163 segnalazioni analizzate, ricevute fra gennaio e dicembre 2017.

Le liste di attesa

Oltre la metà delle segnalazioni (56%) denuncia i lunghi tempi d’attesa: 15 mesi per una cataratta, 13 per una mammografia, 12 per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca. Si attende soprattutto per le visite specialistiche (39%), gli interventi di chirurgia (30%), e gli esami diagnostici (20,8%). Chemio e radioterapia arrivano al 10%, e fanno registrare un aumento del 100% rispetto al 2016. In aumento anche le problematiche legate all’assistenza territoriale, riporta Adnkronos, in particolare quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri. Circa il 15% dei cittadini segnala carenze quali il rifiuto delle prescrizioni (30,6%), l’inadeguatezza degli orari (20,7%), la sottostima del problema segnalato dal paziente (15,6%).

Meno errori nella diagnosi, ma più fatiscenza nelle strutture

Il rapporto Pit Salute conferma il calo delle segnalazioni di presunti errori nella pratica medica e assistenziale, che dal 13,3% del 2016 passano al 9,8% del 2017. Per circa il 46% si tratta di presunti errori di diagnosi e terapie. Per la diagnosi le prime tre aree segnalate sono oncologia (20,5%), ortopedia (15,8%), e ginecologia e ostetricia (11,7%), Per gli errori terapeutici, ortopedia (21%), chirurgia generale (13,5%), e ginecologia e ostetricia (11,5%).

Preoccupa l’incremento di segnalazioni sulle cattive condizioni delle strutture (dal 30,4% al 33,4%). I cittadini denunciano macchinari obsoleti o rotti, ambienti fatiscenti, scarsa igiene. Un trend in aumento è quello relativo alle infezioni contratte in ambiente sanitario (4,9%).

Farmaci e ticket

Si attestano al 3,4% i contatti su problemi nell’accesso ai medicinali, soprattutto nelle aree cliniche di epatologia (28,2%), oncologia (10,7%), oculistica (10,6%) e neurologia (9,8%).

In testa le difficoltà per ottenere i farmaci innovativi per l’epatite C (30,4%), seguono le segnalazioni per medicinali non disponibili (28,2%) e riguardanti la spesa privata (20,4%), compresa quella per i farmaci regolati da nota limitativa (6,4%). Difficoltà in aumento anche per i farmaci con piano terapeutico (5,4%) e off label (4,6%).

Il peso economico dei ticket resta la prima voce di spesa, mentre crescono le segnalazioni relative al costo dei farmaci e delle prestazioni in intramoenia, rispettivamente +4,4% e +1,6%.

Web marketing: freelance o sotto agenzia?

Il web marketing è un’attività oggi molto diffusa e sempre più richiesta: è evidente che quello che una volta era marketing cartaceo o one-to-one (brochure, volantini, pubblicità su riviste e giornali, ma anche fiere ed eventi), si sta sempre più spostando verso il centro nevralgico e, spesso, decisionale delle aziende che necessitano di acquistare nuovi prodotti o servizi: Internet. Questo nuovo scenario (si fa per dire, visto che ormai il cambiamento è in atto da almeno un decennio…) comporta, per le imprese che intendono acquisire nuovi clienti, l’assoluta esigenza di essere ben visibili: fondamentalmente il marketing è visibilità, prima ancora che proposta di prodotto.

Ecco allora che, se fino ad un lustro fa le agenzie web qualificate erano più complicate da trovare, oggi quasi chiunque abbia una minima conoscenza di Google e di sviluppo può creare una web agency e cominciare a ritagliarsi il suo spazio in un mercato che, oggettivamente, è piuttosto “fumoso” e poco incline alla concretezza ed alla trasparenza verso il cliente. Questo proliferare di agenzie più o meno organizzate ha portato ad un notevole incremento di richieste di figure chiave per ogni attività di web marketing:

  • sviluppatori di codice web
  • grafici
  • social media marketer
  • esperti SEO
  • digital media strategist
  • ecc…

Paroloni a parte, la riflessione è questa: ha senso intraprendere un percorso di studio e di formazione, finalizzato poi ad un’esperienza presso un’agenzia come dipendente o, piuttosto, meglio fare case history direttamente con i clienti? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Una solida formazione sui concetti principali di questo mercato è fondamentale, ma le dinamiche sono talmente complesse e differenti tra un cliente ed un altro, tra un sito ed un altro, che appare davvero improbabile crescere ed affermarsi con i risultati se non si ha la possibilità di sperimentare. E poi dipende dal ruolo: è chiaro che per uno sviluppatore o un web designer, ruolo solitamente circoscritto che non richiede conoscenze particolari di marketing, stare sotto un’agenzia consente di lavorare in modo organizzato e mirato, senza la necessità di procacciare il cliente e svolgere ruoli poco naturali per chi è più portato al “fare” che al “dire”, più incline alla “sostanza” che alla “forma”. Diverso è il caso degli esperti di SEM (search engine marketing), ovvero coloro i quali possono davvero cambiare le sorti di un progetto web con le loro strategie e decisioni. Ma senza un’adeguata esperienza fatta di errori, vittorie e sconfitte, è improbabile avere una visione completa ed efficace: e le sconfitte e le vittorie si assorbono o si apprezzano maggiormente sulla propria pelle.

Oggi consiglieremmo a chiunque vuole affacciarsi in questo affascinante quanto complicato mondo di studiare quanto basta e poi aggiornarsi, aggiornarsi continuamente: sperimentare nuove tecniche, scambiare esperienze, e ancora aggiornarsi e cercare di imparare da chi fa questo lavoro da anni. Di non limitarsi a fare il proprio compitino, ma di buttarsi ed essere propositivi sfruttando però le professionalità dei propri collaboratori: ok quindi il freelancing, ma organizzato. Dopo tutto non ci vogliono grandi investimenti per lavorare nel settore, quindi puntate sulla qualità delle persone che dovrebbero aiutarvi a portare avanti nel migliore dei modi i vostri progetti, perchè solo con un lavoro di squadra dove ognuno è pienamente responsabile e coinvolto nei risultati potrete ottenere dei successi.

W i freelance in gamba, e W i dipendenti fedeli e propositivi!