Lo smart working piace agli italiani, ma un terzo non è attrezzato

Sono quasi due milioni gli italiani che hanno dovuto trasformare la propria casa in ufficio a causa dell’emergenza Covid-19. E dopo più di un mese di contenimento casalingo, l’80% dei lavoratori in smart working giudica positivamente questa modalità di lavoro. E c’è chi sarebbe addirittura disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione. È quanto emerge dal sondaggio condotto da IZI, in collaborazione con Comin & Partners, tra su un campione di 1000 persone che stanno sperimentando il lavoro agile. Purtroppo però, il telelavoro non è una scelta possibile per tutti. Un italiano su tre, infatti, ha problemi per l’accesso alla rete, o non dispone di computer e apparecchi tecnologici all’interno della propria abitazione.

Il 35% è disposto a lavorare a casa anche dopo la crisi

Il 35% degli intervistati sarebbe disposto a mantenere lo smart working anche superata la crisi sanitaria. Il 57%, poi, sarebbe disponibile a una formula di lavoro agile parziale, ed è significativa anche la percentuale, il 37%, di coloro che sarebbero disposti a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione, riporta Ansa. Questo perché i vantaggi del telelavoro, secondo gli intervistati, sono numerosi. Al primo posto, per oltre un terzo degli intervistati, c’è il risparmio del tempo che solitamente si impiega per recarsi al lavoro. Inoltre, il 30% indica una maggiore flessibilità di orari, il 15% il risparmio economico su trasporti e pranzo, e il 13%e la possibilità di trascorrere più tempo con la famiglia. Minore, ma comunque interessante, il dato di quanti affermano di preferire il lavoro agile per la possibilità di mangiare più sano.

Le difficoltà maggiori: “non staccare mai” e organizzare il proprio tempo

In linea generale, il 58% si ritiene abbastanza soddisfatto della nuova modalità di lavoro, contro un 16% di coloro che si dichiarano poco soddisfatti.

Se da un lato a casa è più facile organizzare il lavoro dall’altro questo può portare a una difficoltà nel trovare il tempo da dedicare alle attività personali.

È esattamente per questo che il 23% ha dichiarato di “non staccare mai”, mentre il 5% fa fatica a organizzare il proprio tempo, e il 7% trova complesso gestire e pianificare il lavoro. Ma la mole di lavoro non è l’unico limite che lo smart working deve superare.

Non tutti hanno una connessine internet adeguata. E le distrazioni non mancano

Un limite decisivo alla diffusione dello smartworking è il fatto che un italiano su tre ha problemi di accesso a internet o non dispone di pc. Non sempre, infatti, si dispone di una connessione internet adeguata, abbastanza veloce da non complicare il normale svolgimento delle proprie mansioni. Inoltre, in questo momento di lockdown molti lavoratori non sono soli in casa, e i molti dispositivi utilizzati simultaneamente non consentono una connessione in grado di supportarli. Non è tutto. Tra coinquilini, famiglia, televisioni e quant’altro le distrazioni non mancano. Per il 13,4% non riuscire a trovare a giusta concentrazione per poter lavorare rappresenta un ulteriore ostacolo allo smart working.

Scuola on line, per la maggioranza degli studenti è promossa

Certo, non è ancora per tutti, ma per la maggior parte degli studenti è oramai una abitudine quotidiana: la didattica a distanza, attivata in corsa a seguito dell’emergenza coronavirus e delle successive restrizioni, sembra funzionare. I numeri relativi a professori e ragazzi collegati  migliorano di giorno in giorno, soprattutto sul fronte della qualità (a parte qualche differenza Nord-Sud). Se il quadro della scuola “da lontano” è tutto sommato positivo, non si possono però nascondere alcune criticità.

Il monitoraggio delle lezioni

A fare il punto sulla didattica via web è il nuovo monitoraggio settimanale dell’Osservatorio “Scuola a distanza” di Skuola.net, che ha coinvolto 25 mila alunni di medie e superiori. Tra questi ultimi, oltre 2 su 3 fanno ormai lezione in modo estremamente interattivo, collegandosi in video-conferenza con i professori, grazie alle piattaforme più evolute (la settimana precedente erano il 60%). Anche le scuole medie, seppur con qualche lentezza in più, crescono di buon grado: sono quasi 6 su 10 (una settimana fa erano meno della metà) i ragazzi che possono sfruttare i software di ultima generazione, anziché limitarsi all’uso del registro elettronico o al semplice svolgimento dei compiti assegnati a casa.

I dispositivi tecnologici non bastano

Certo è che per fare lezione a distanza servono gli strumenti adeguati e non tutte le famiglie possono schierare pc e device per i figli studenti. Il 27% degli intervistati, ad esempio, ha dichiarato che in casa non ci sono dispositivi a sufficienza (computer, tablet, ecc.) per far studiare i figli e lavorare i genitori nello stesso momento. Discorso simile per la connessione: il 23% ha ancora problemi di Rete (e un ulteriore 33% li ha risolti nel corso delle settimane). Tra i principali motivi di questa difficoltà, spiccano  la mancanza di un collegamento fisso veloce in grado di supportare lo svolgimento corretto delle lezioni (61%), il fatto di accedere da un hotspot mobile ma con copertura insufficiente o ancora la mancanza di Giga a disposizione (24%). Quasi uno studente su 10 (il 9%) non ha neppure questo.

Arrivano i voti
Sono invece partite alla grande le verifiche e le interrogazioni via web: più di uno studente su 2, sia alle medie sia alle superiori, le ha già sperimentate. Adesso la vera criticità è coinvolgere tutti gli studenti nella didattica a distanza, visto che una percentuale non bassissima di ragazzi dichiara di non essere stato ancora raggiunto dallo smart learning in forma ufficiale e codificata dall’istituto: sono il 6% alle superiori e 17% alle medie.

Dall’Ue arriva il Libro bianco sull’Intelligenza artificiale

Un’Intelligenza artificiale affidabile, sicura, sviluppata con collaborazioni tra Stati membri, comunità scientifica e partnership pubblico-private. Nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles la Commissione europea ha presentato il suo Libro bianco sull’Intelligenza artificiale. Obiettivo, mobilitare risorse e coinvolgere anche le imprese medie e piccole, ma anche avviare un dibattito sulle eccezioni alle regole che impediscono l’utilizzo generalizzato di sistemi di riconoscimento facciale o biometrico. L’Ue ha “tutto quel che serve per diventare leader su sistemi che possano essere utilizzati in sicurezza”. L’Europa può infatti contare su centri di eccellenza sulla ricerca nel digitale, e settori industriali e terziari competitivi, che spaziano dall’automotive all’energia, e dalla salute all’agricoltura. Ma servono regole chiare su sistemi che implicano rischi elevati.

Tracciabilità e trasparenza sui temi sensibili come salute, politiche e trasporti

Con il nuovo documento, l’Ue invoca “regole chiare” sui sistemi di IA, che di per sé implicano rischi elevati, ma senza creare “inutili fardelli” su altri segmenti meno problematici. Su temi sensibili come salute, politiche e trasporti, i sistemi di AI dovranno essere tracciabili, trasparenti a garantire una supervisione da parte dell’uomo, e non da parte di macchine o algoritmi, riporta Askanews.

Le autorità dovranno quindi poter effettuare controlli e certificare gli algoritmi che utilizzano dati riguardanti beni come giocattoli, cosmetici o auto.

L’apertura sul riconoscimento facciale

La speranza di Bruxelles è quella di fare in modo che i sistemi di AI, riconosciuti preziosi quanto pericolosi per l’umanità, vengano utilizzati nel rispetto delle leggi Ue e dei diritti dei suoi cittadini. L’esecutivo europeo cita più volte le tecniche di riconoscimento facciale, utilizzabili anche per l’identificazione biometrica in remoto. Quest’ultima forma più intrusiva di riconoscimento è oggi vietata nell’Ue, ma presto potrebbe cambiare tutto. L’identificazione biometrica in remoto, al momento, è infatti consentita solo per motivi di “sostanziale interesse pubblico”. Con il libro bianco, la Commissione lancia perciò un dibattito per capire quali circostanze possano giustificare le eccezioni, riferisce EuropaToday.

I sistemi di AI ad alto rischio andranno certificati, testati e controllati

I sistemi di Intelligenza artificiale ad alto rischio andranno perciò certificati, testati e controllati, come si fa per macchine, giocattoli per bambini e cosmetici. “Tutti i sistemi di Intelligenza artificiale sono i benvenuti nell’Ue”, chiarisce la presidente Ursula von der Leyen, a patto che ne rispettino le leggi.

“Oggi presentiamo la nostra ambizione per plasmare il futuro digitale dell’Europa che copre tutto, dalla sicurezza informatica alle infrastrutture critiche, dall’educazione digitale alle competenze, dalla democrazia ai media – commenta von der Leyen -. Voglio che l’Europa digitale rifletta il meglio dell’Europa: aperta, equa, diversa, democratica e fiduciosa.

Con Microsoft l’Intelligenza artificiale aiuta la salute

L’isola di Pasqua, la Città Vecchia di Edimburgo, Kilwa Kisiwani, in Tanzania, Chan Chan in Peru e la città-moschea di Bagerhat, in Bangladesh. Sono queste le cinque location scelte da Google per preservare in digitale i siti patrimonio dell’umanità minacciati dai cambiamenti climatici. Con il progetto Heritage on the Edge, Google Art & Culture rende infatti possibile accedere a oltre 50 mostre online volte a sensibilizzare il pubblico sugli effetti del riscaldamento globale sul patrimonio culturale. Il progetto si è svolto con il supporto di ICOMOS e CyArk, un’organizzazione che da una quindicina di anni è al lavoro per creare un archivio digitale dei tesori artistico/culturali a rischio nel mondo.

Droni e scanner 3D da Edimburgo all’Isola di Pasqua

Il progetto è stato realizzato con l’ausilio di droni e scanner 3D in collaborazione con esperti locali di ogni sito coinvolto. La raccolta dati delle cinque località storiche servirà anche per aiutare le comunità e gli studiosi locali a comprendere come preservarle. Grazie a spedizioni sul campo dotate delle più avanzate tecnologie, la città vecchia di Edimburgo, la città-moschea di Bagerhat in Bangladesh, Kilwa Kisiwani sulla costa Swahili in Tanzania, la città antica di Chan Chan in Perù e l’Isola di Pasqua ora offrono una prospettiva globale sul tema dei cambiamenti climatici e delle loro ripercussioni su monumenti, siti archeologici, e altre aree di interesse culturale, riporta Adnkronos.

Su Google Arts anche modelli in realtà aumentata

Sono anche disponibili i modelli in realtà aumentata della Moschea dalle Nove Cupole in Bangladesh e la fortezza di Ghereza (Tanzania), che ne consentono la visita virtuale. Grazie allo strumento Street view sarà infatti possibile effettuare tour a 360 gradi dei siti interessati, dove le immagini saranno arricchite da testi esplicativi. Per fruire il tutto basta andare sul sito di Google Arts ed entrare appunto in Heritage on the Edge. Dove chiunque può scaricare i dati rilevati da CyArk tramite la Google Cloud Platform.

Un supporto al lavoro di restauratori e ricercatori

Heritage on the Edge permette quindi di consultare una cinquantina di esposizioni online, che illustreranno l’impatto del clima sui monumenti.

Ma il progetto Heritage on the Edge non nasce solo con finalità documentarie. Nella mission di Google c’è anche il supporto al lavoro di restauratori e ricercatori alle prese con siti archeologici a rischio, che saranno aiutati dall’aver accesso a questa grande mole di dati.

Gli italiani vogliono un cambiamento sostenibile

Il cambiamento è necessario per uscire dallo stallo che caratterizza l’Italia, e puntare su clima, ambiente e sostenibilità è la ricetta giusta. Una voglia di cambiare che provoca contraccolpi sulla mobilità, sulla tavola e su una nuova modalità di partecipazione. A dare questa ventata di energia nuova Mezzogiorno e Centro Italia, con gli under 35 determinati a trascinare il Paese fuori dalla risacca. Ma sul fronte economico le difficoltà restano, con i consumi che anche nel 2020 faranno registrare una crescita stimata di circa mezzo punto percentuale. Questo il ritratto degli italiani secondo il sondaggio di fine anno di Coop-Nomisma, e le previsioni del Rapporto Coop.

Cambiare vita e dedicarsi alla cura, di se stessi e dell’ambiente

Il “cambiamento”, spiega la ricerca, passa infatti dal 14% delle citazioni del 2016 al 19% del 2020. Gli italiani infatti sognano di cambiare vita (35%), lavoro (27%), o addirittura trasferirsi all’estero (31%) e andare in pensione (44%). Ma è scorrendo la lista dei “Si lo farò” che emerge la voglia di rimettersi in gioco anche per generare effetti benefici sul mondo circostante. Gli italiani nel 2020 sono infatti determinati a dedicarsi alla cura, di se stessi (68%), e dell’ambiente. Con il 65% che userà meno plastica, il 64% intenzionato a sprecare di meno, il 63% a camminare di più a piedi. Tanto che è la mobilità green a crescere. Tra le prime volte di consumi/acquisti fanno la loro comparsa per il 7% degli italiani i servizi di sharing, per il 6% i monopattini elettrici e per il 2% la bicicletta, riporta Ansa.

Più sociali e meno social

Frequentare di più gli amici è un obiettivo nel 2020 per un italiano su 2, il volontariato conquista un suo spazio (26%) e compare una rinnovata voglia di socializzazione. Quanti immaginano un minore utilizzo di web e social network superano, anche se di poco, per la prima volta quelli che prevedono di esserne più assidui. Cresce, al contrario, la partecipazione a eventi pubblici, come manifestazioni, spettacoli, eventi sportivi, concerti. Ma gli italiani si dichiarano anche più votati alle battaglie comuni scendendo in piazza. Il 20% ha già manifestato nel 2019 e vorrà farlo ugualmente nel 2020.

Il sogno di una crescita economica, la certezza di dover spendere di più

In ogni caso la grande maggioranza degli italiani vorrebbe finalmente una crescita economica più robusta (85%), ma sa che non potrà essere così. Il 60% teme che lo spread torni a impennarsi, ma la maggior parte prevede comunque di spendere di più nel nuovo anno. Al top delle spese obbligate e in aumento le bollette, il carburante e le spese per il trasporto e per i servizi sanitari. Oltre a quelle obbligate mantengono saldi positivi anche le spese per l’alimentazione, per i viaggi, e ancora, per la cura personale.

Più donne in carriera, ma stipendi più bassi dei colleghi uomini

Negli ultimi dieci anni il numero delle donne nei board aziendali è cresciuto di circa 6 volte, arrivando a quota 36,3%. Le donne con cariche esecutive restano però esigue, e non arrivano al 12%. E la forbice delle buste paga con i colleghi maschi resta elevata, e le donne che lavorano nelle società quotate in Borsa guadagnano fino al 70% in meno.  Ancora poche soddisfazioni, quindi, o comunque assai inferiori a quelle dei colleghi maschi, “Nonostante la crescita della presenza femminile nei board in termini retributivi è ancora enorme il gender gap”, si legge nell’Executive Compensation Outlook 2019, lo studio che analizza i compensi degli executive manager e dei membri dei board delle società quotate in Borsa Italiana.

Crescono le quote rosa nei board

Secondo lo studio, realizzato da Badenoch + Clark Executive in collaborazione con l’Osservatorio JobPricing, il lato positivo è quello dell’aumento delle quote rosa nei board aziendali. Un trend in gran parte da ascriversi all’introduzione della legge n. 120 del 12 luglio 2011 per la promozione dell’equilibrio di genere negli organi sociali delle quotate. Ma anche in questo caso non è tutto oro ciò che luccica. “Nonostante questo quadro positivo – affermano gli analisti – si può osservare che i membri femminili con cariche esecutive nei board delle società quotate sono appena l’11,9%. Un dato che risulta decisamente inferiore alla percentuale di dirigenti donna nel mercato del lavoro italiano (32%) e alla percentuale di donne in profili non esecutivi (40,4%)”.

Una busta paga più magra di 200.000 euro l’anno

Come rileva ancora lo studio, “minore accesso a posizioni di vertice si traduce automaticamente in minore opportunità di guadagno con un ampliamento, per le società quotate, del differenziale retributivo fra maschi e femmine: se tra i dirigenti italiani in generale il delta è in media poco superiore al 8%, guardando alle società listate in Borsa Italiana si arriva quasi al 70% (circa 200.000 euro l’anno)”. E se si considerano i profili non esecutivi si scende al 42,5%, che corrispondono a circa 20.000 euro l’anno, riporta la Repubblica.

“Il gender gap assume dimensioni enormi nel caso di società quotate”

Se è vero che l’Italia oggi è al 82° posto su 144 Paesi nel mondo per quanto concerne la capacità di colmare le differenze di genere, inevitabilmente, un riflesso di questo dato si ritrova puntualmente nei diversi package retributivi delle donne nelle posizioni apicali delle società quotate. “Il gender gap assume dimensioni enormi nel caso di società quotate e la forte discrepanza non accenna a diminuire”, commenta Diego di Barletta, head of executive di Badenoch + Clark. Un esempio? Un dirigente donna in Italia guadagna circa 9 mila euro lordi in meno del collega uomo. Il divario di genere, poi, cresce in modo considerevole al crescere del volume di affari della società quotata, passando, per i manager con funzioni esecutive, dal 50,3% in aziende con fatturato fino a 100 milioni all’86% in aziende con oltre 800 milioni.

Cresce del 38% il numero delle PMI Innovative italiane

Secondo i risultati della 3a edizione dell’Osservatorio PMI Innovative di Grant Thornton e Università di Pisa, il numero delle PMI Innovative iscritte nel 2019 al Registro delle Imprese pubblicato dal MISE cresce del 38%. Netta prevalenza per le società del settore dei servizi (70,83%), seguite da quelle dei settori industria e artigianato (20,60%). Ma all’interno delle PMI Innovative rientrano anche società di consulenza (6,7%).  In continuità con quanto rilevato nel Report 2018, il 55% delle PMI monitorate rileva un valore della produzione inferiore al milione di euro. Anche se dal 2017 al 2019 risulta in crescita il valore della produzione per la classe di imprese comprese nella fascia di produttività 1.000.000/ 2.000.000 di euro.

Il 70% delle nuove imprese ha meno di 10 addetti

Tre PMI innovative su quattro possono qualificarsi come micro-imprese, avendo un valore della produzione inferiore ai 2 milioni di euro. Il 70% delle nuove PMI ha infatti meno di 10 addetti, a conferma della permanenza dell’elevata granularità del sistema aziendale italiano. E solo il 5% delle società ne presenta più di 50.  Sempre secondo il report, risulta poi che il 71% delle società presenta un capitale inferiore o uguale a 100mila euro. La vita media delle imprese iscritte, nello stesso tempo, risulta elevata (8,43 anni, rispetto a 7,9 nel 2018). Ne deriva dunque che le dimensioni contenute delle Nuove PMI sono una caratteristica di medio/lungo periodo.

In Lombardia oltre il 29% del totale

Su base regionale, la Lombardia registra il primato delle PMI innovative iscritte nel 2019 (126 casi, oltre il 29% del totale). Seguono l’Emilia Romagna (54 casi), il Piemonte (39), Lazio e Campania (31), e il Veneto (26).  A livello provinciale la provincia di Milano è in testa per numero di nuove PMI iscritte tra il 2018 e il 2019 (79). Seguono Roma (29 società), Torino (23), Napoli (14), Bologna (8), e Pisa (7). In merito all’assetto proprietario, oltre il 50% delle nuove PMI iscritte nel 2019 è composto in prevalenza da adulti di nazionalità italiana e sesso maschile. La prevalenza giovanile si ha solo nell’11,34% dei casi, e femminile nel 7,83%.

La crescita media del fatturato è del 50,82%

Un’impresa su tre (30,30%) è compresa nella fascia dal milione ai 5 milioni di euro, mentre il 38,05% si colloca al di sotto del milione. Parallelamente, la crescita media del fatturato (2018vs2017) è pari al 50,82%, anche se un quinto delle società presenta livelli inferiori a quelli del 2017.

Dal punto di vista dei profili organizzativi e gestionali emerge che nell’84% delle PMI Innovative le figure del Presidente e dell’Amministratore Delegato coincidono, segno che il livello di managerializzazione è ancora basso. E per quanto riguarda il grado di internazionalizzazione, solo il 12,5% possiede partecipazioni in società estere, con una concentrazione nelle classi di fatturato da 1 milione di euro in poi.

Arriva Google Pixel 4, si attiva con un sorriso e fotografa le stelle

Arriva la nuova linea di telefoni Google Pixel 4 con a bordo l’ultima versione del sistema operativo Android. Lanciati a New York, Pixel 4 e Pixel 4XL, i nuovi telefoni rispettivamente da 5,7 e 6,3 pollici, presentano numerose novità. Tra queste una fotocamera che cattura tutti i dettagli e si sblocca col sorriso quando ci si avvicina al telefono. Il display dei nuovi telefoni poi è più reattivo, e l’Assistente Google, che arriverà in Italia nel 2020, garantirà agli utenti un’esperienza rinnovata.

Un radar in miniatura consente al telefono di “capire” cosa accade intorno

Il sistema Motion Sense utilizza infatti un sensore radar in miniatura, che consente al telefono di “capire” cosa accade intorno. Motion Sense può avviare infatti lo sblocco del dispositivo tramite il sorriso, e la funzione Gesti rapidi aiuta a gestire lo smartphone senza toccarlo. Non è tutto: la musica si può controllare con un gesto di scorrimento, e basta muovere la mano sul telefono per posticipare la sveglia o silenziare la suoneria. Pixel 4 ovviamente si aggiorna anche nella fotocamera, e oltre a essere il primo sistema di Google a doppia fotocamera, aggiunge nuove funzionalità per la modalità Foto notturna. Sarà perciò possibile scattare foto del cielo stellato, e perfino della Via Lattea.

Un Assistente più intelligente

Il dispositivo, inoltre, si integra maggiormente con il nuovo Assistente di Google, in arrivo nel nostro Paese dal prossimo anno, che permetterà di svolgere più attività più velocemente.

“Con una semplice domanda – spiega Google – si potranno aprire rapidamente le applicazioni, fare ricerche sul telefono, condividere quanto c’è sullo schermo”.

L’Assistente poi prenderà in considerazione anche il contesto delle domande, per fornire risposte molto più pertinenti.

L’Intelligenza Artificiale al servizio della registrazione audio

Inoltre, la nuova applicazione Registratore porta la potenza della ricerca e dell’Intelligenza Artificiale alla registrazione audio. Per ora disponibile solo in lingua inglese, rende possibile registrare riunioni, lezioni e tutto ciò che si desidera salvare e riascoltare in seguito, per poi rendere possibile la trascrizione.

Pixel 4 e Pixel 4 XL sono disponibili in Italia a partire dal 24 ottobre nei colori bianco, nero e, in edizione limitata per Pixel 4, nella nuova colorazione arancione. 

Google però non si ferma, e ha svelato anche le novità legate alla domotica. Tra queste, non poteva mancare la nuova versione di Home Mini, che cambia denominazione e diventa Nest Mini.

Le imprese vogliono assumere, ma mancano personale competente e scenari certi

In uno scenario caratterizzato da una scarsa fiducia nell’economia le previsioni sull’andamento dell’occupazione nelle impresa continua a essere in calo. In linea con i trend generali di mercato solo il 7% delle imprese quindi prevede di incrementare i propri addetti, contro il 41% che al contrario prevede tagli occupazionali.

L’ultima edizione dell’indagine Asseprim Focus fa emergere le motivazioni che frenano la crescita dell’occupazione nelle aziende del terziario avanzato. Secondo Umberto Bellini, presidente di Asseprim, la Federazione Nazionale dei Servizi Professionali per le Imprese, le cause dirette risiedono in primo luogo nell’evoluzione delle tecnologie, “la loro progressiva introduzione nell’ambito dell’efficientamento dei sistemi aziendali, e la costante attenzione al controllo dei costi generali, di cui la componente del lavoro incide in misura rilevante.

Nel 66% dei casi assunzioni mancate per scarsità di personale qualificato

La speranza di un miglioramento dei livelli occupazionali però è rafforzata dalla considerazione che tra le aziende che non hanno assunto personale negli ultimi 12 mesi (il 93% del totale) il 45 % ha dichiarato che in realtà ne avrebbe avuto bisogno.

“Nel 66% dei casi le assunzioni non sono state effettuate per una causa esogena, ossia la scarsità di personale qualificato sul mercato”, spiega ancora Bellini, secondo il quale è esogena anche un’altra motivazione, ovvero la sfiducia per l’instabilità della situazione economica, politica e legislativa. “Fa seriamente riflettere – aggiunge il presidente Asseprim – anche il fatto che soltanto l’8% delle mancate assunzioni dipenda dalla situazione economica dell’impresa”.

Le imprese attendono un contesto più favorevole agli investimenti

Insomma, al di là delle difficoltà oggettive del contesto, quasi la metà delle aziende che offrono servizi professionali sarebbe pronta a incrementare la propria forza lavoro se solo riuscisse a trovare le figure professionali adatte alle proprie necessità.

Le imprese attendono quindi un contesto più favorevole agli investimenti, anche sul fronte occupazionale. Il gap tra le competenze richieste e quelle offerte è particolarmente ampio in ambito tecnologico, dato che sei imprese su dieci dichiarano di avere difficoltà a reperire personale orientato alle nuove tecnologie digitali. Una formazione più mirata in questo ambito giocherebbe un ruolo importante. Quanto ai principali fabbisogni formativi questi vengono identificati nelle aree marketing, vendite e relazione con il cliente (41%), informatica (30%), nuove dinamiche di consumo, social network e vendite online (19%) e sicurezza sul lavoro (16%).

“Oggi le assunzioni si decidono in base alle competenze professionali”

“Oggi le assunzioni si decidono in base alle competenze professionali (72%) mentre perdono quasi del tutto importanza fattori fino a ieri fondamentali come l’esperienza, che conta appena per il 29%, il titolo di studio (23%) e le referenze (15%) – sottolinea Bellini -. Anche l’età del candidato (15%) e l’anzianità lavorativa (5%) contano ormai poco, nel senso che personale giovane e qualificato, che costa poco e ha tendenzialmente maggiori competenze digitali, è vincente contro candidati più anziani, con un maggior costo per l’impresa e probabilmente minori skill tecnologiche”,

Imparare a guidare… divertendosi!

Questo blog dichiara di voler essere una sorta di TV virtuale sul mondo web delle aziende del territorio. Quindi, ciò che vogliamo fare è rimarcare quelle realtà che si contraddistinguono, in qualche modo, dalla normalità e che rappresentano un patrimonio del nostro paese. Il riferimento è al web, noi scopriamo queste aziende grazie a Google e a Internet in generale, e poi raccogliamo esperienze e commenti delle persone che hanno avuto a che fare con loro. Bene, che ne direste se esistesse qualcuno in grado di insegnarvi a guidare senza farvi minimamente farvi sentire tesi, nervosi o, peggio, insicuri di quello che state facendo? La predisposizione di Mauro e Gabriele, responsabili della scuola guida di Lissone Autoscuola Maggiolini che offre anche corsi di guida sicura, gare di regolarità e corsi di primo soccorso stradale, è proprio questa: insegnare divertendosi.

Mauro e Gabriele sono ragazzi giovani ma di enorme esperienza, ed il rapporto con lo studente viene da subito basato sull’amicizia: tuttavia, non diventa mai poco professionale, ed è questo il vero plus: l’attenzione dedicata alla fase teorica e a quella pratica ha del maniacale, ma il contesto rimane sempre piacevole e l’apprendimento graduale e senza fraintendimenti. Maggiolini poi si propone di seguirti anche dopo la patente, perchè molte sono le iniziative che un appassionato di motori come Mauro porta avanti: guardate il loro sito per scoprire qualcosa di più!

In merito proprio al loro sito, è esattamente la trasposizione della loro mentalità, moderna e aperta, verso il mondo del web: trovate anche filmati ed immagini interessanti, oltre a tutta una serie di informazioni molto utili a chi necessita di servizi quali rinnovo patenti, recupero punti, corsi ed altro. Sapendo di rivolgersi a qualcuno che si pone sul vostro stesso piano, come un aiuto costante ed amichevole che ha generato commenti estremamente positivi in tutti questi anni.