Produzione industriale in calo: a luglio – 0,7%, in un anno -2,1%

Al netto degli effetti di calendario, a luglio 2023 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 2,1%, dove i giorni lavorativi di calendario sono stati 21, come a luglio 2022. Tra i principali settori cresce solo quello dei beni strumentali (+3,0%), mentre calano i beni di consumo (-3,7%), l’energia (-4,0%) e i beni intermedi (-4,5%). Sempre a luglio l’Istat stima per l’indice destagionalizzato della produzione industriale italiana una diminuzione dello 0,7% rispetto a giugno.
L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per l’energia (+3,7%), mentre diminuisce per i beni intermedi (-0,5%), i beni strumentali (-1,5%) e per i beni di consumo (-1,6%).
Nella media del trimestre maggio-luglio, poi, il livello della produzione aumenta dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. 

Variazioni tendenziali positive per mezzi di trasporto, prodotti farmaceutici, pc

I soli settori di attività economica che presentano variazioni tendenziali positive sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,1%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+5,8%) e la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+0,4%). I settori rimanenti sono tutti in flessione, di cui le più ampie si registrano nell’industria del legno, della carta e della stampa (-12,3%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-10,8%), e nell’attività estrattiva (-10,1%).

Cali diffusi ma più marcati per energia e beni intermedi

“Dopo due mesi di crescita congiunturale l’indice destagionalizzato della produzione industriale registra, a luglio, una diminuzione, diffusa ai principali comparti con l’esclusione dell’energia – ha commentato l’Istat -. È, tuttavia, lievemente positivo l’andamento congiunturale complessivo nella media degli ultimi tre mesi. In termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, l’indice generale è in flessione. Guardando ai principali raggruppamenti di industrie si osservano cali diffusi a esclusione dei beni strumentali, più marcati per l’energia e i beni intermedi”.

È un segnale di allarme, ma i dati erano attesi

Secondo il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso, intervistato da Rai3, riporta Adnkronos, il calo della produzione industriale rilevato dall’Istat “è un segnale di allarme”, ritenendo comunque i dati ‘attesi’. Il ministro ha attribuito il declino all’aumento dei prezzi dell’energia deciso da Opec e Russia, la recessione tedesca e il rialzo dei tassi della Bce, che hanno reso più difficile investire per imprese e famiglie. “Inevitabilmente ci sono contraccolpi sull’economia italiana – ha sottolineato il ministro – e il primo impatto è sull’industria”.

ChatGPT: le aziende italiane sono disattente e non ancora pronte

L’AI, e in particolare ChatGPT, rappresenta uno degli esempi più attuali di innovazione tecnologica applicata ai modelli linguistici. ChatGPT è diventato popolare in pochissimo tempo, e la sua implementazione in ambito lavorativo è una grande opportunità. Ma solo se utilizzato nel rispetto delle linee guida aziendali e delle policy di sicurezza, altrimenti rappresenta un rischio per la privacy dei dati. Secondo la ricerca di Kaspersky, ‘ChatGPT, alleato o nemico in ambito lavorativo?’, condotta su 1.000 dipendenti italiani tra i 18 e i 55 anni, il 53% del campione vorrebbe utilizzare l’Intelligenza artificiale e ChatGPT in ambito professionale, ma solo poco meno del 10% ne sta già sfruttando le potenzialità. 

Poca importanza a privacy e veridicità dei contenuti

I dipendenti italiani considerano la possibilità di utilizzare in ambito lavorativo strumenti di Intelligenza artificiale come ChatGPT, ma oltre il 40% non sa come funzioni l’elaborazione delle informazioni. Inoltre, la maggior parte chi utilizza l’AI non dà grande importanza ai problemi legati alla privacy e alla veridicità dei contenuti. Di fatto, quasi la metà del campione concorda sul fatto che ChatGPT possa essere un valido aiuto nella creazione, revisione e traduzione di testi (48%), così come per annotazioni rapide, appunti presi durante le riunioni o riassunti (46%).  Rimangono invece ancora meno sfruttate attività come sviluppare e migliorare altre applicazioni di IA, come i chatbot (16%) o addirittura la scrittura di codice sorgente (9%).

I dipendenti non informano i dirigenti quando usano l’AI

Circa il 57% dei dirigenti o responsabili non è però a conoscenza dell’utilizzo dei tool di AI in azienda, e il 32% dei dipendenti non ritiene necessario informarli. Un dato che non stupisce, visto che il 77% degli intervistati nasconderebbe ai colleghi il fatto di utilizzare strumenti di AI, o addirittura lo ha già fatto. Del resto, più del 60% delle aziende italiane non ha definito linee guida o regole da seguire nell’utilizzo di questi strumenti, esponendo così l’azienda a possibili rischi. Il 14% dei dipendenti che lavorano in aziende che invece hanno definito regole o linee guida si lamenta perché sono poco chiare e comprensibili. Inoltre, solo il 13% sa esattamente come funziona l’elaborazione delle informazioni da parte di ChatGPT, mentre il 44% ne ha solo una vaga idea, o nessuna conoscenza (43%).

Tendenza a condividere dati sensibili o a uso interno

Inoltre, il 50% dichiara di condividere dati personali, informazioni destinate esclusivamente a uso interno, documenti sensibili e molto altro. Di questi, circa il 20% non ritiene importante mantenere private le proprie ricerche, mentre addirittura il 30% pur sapendo che non bisogna condividere dati sensibili, lo fa ugualmente non anonimizzando le informazioni, e rendendo quindi possibile che vengano ricondotte a un individuo o azienda specifica, con conseguenze importanti su privacy e sicurezza. Anche la veridicità e l’autorevolezza dei contenuti ottenuti dagli strumenti AI non preoccupa troppo i dipendenti: il 49% è disposto a utilizzare le risposte ottenute senza controllare la correttezza delle informazioni.

Vacanze: cyber-truffe in agguato. Occhio alle prenotazioni online

Le cyber truffe non risparmiano nemmeno i vacanzieri. Tra le truffe online più diffuse rilevate dai ricercatori Kaspersky rientrano, ad esempio, siti web fraudolenti che offrono voli aerei a basso costo al fine di sottrarre denaro o informazioni personali, senza ovviamente fornire i biglietti prenotati. Dati bancari e identificativi possono infatti essere rivenduti sul dark web. Queste pagine di phishing, ben realizzate, spesso imitano noti servizi di compagnie aeree e aggregatori di biglietti. In alcuni casi mostrano perfino i dettagli reali dei voli, inviando richieste di ricerca ad aggregatori legittimi e riportando le informazioni ricevute. Con le vacanze alle porte, molti italiani sono alla ricerca di destinazioni affascinanti, alloggi convenienti e voli a prezzi ragionevoli. Ma se biglietti aerei, hotel o pacchetti vacanza sono troppo economici spesso nascondono una truffa.

Falsi annunci online di case, appartamenti e hotel

Anche falsi annunci online di case o appartamenti per le vacanze sono una truffa molto comune. I cyber criminali creano annunci interessanti su piattaforme popolari, mostrando foto affascinanti e offrendo prezzi bassi per attirare i viaggiatori. Ma una volta effettuati prenotazione e pagamento, l’alloggio si rivela inesistente. Anche le prenotazioni alberghiere non sono esenti dalle truffe. Attraverso siti web falsi, che imitano piattaforme legittime di hotel booking, i truffatori invitano gli utenti ad accedere con le credenziali di Facebook o Google. In questo modo, i criminali ottengono l’accesso non autorizzato a social media o account e-mail delle vittime per mettere a segno furti di identità, transazioni non autorizzate e altre attività dannose.

Attenzione ai sondaggi fraudolenti

Alcuni siti web o e-mail ingannevoli invitano a completare un sondaggio di viaggio per ottenere una ricompensa sostanziosa, facendo leva sul desiderio di guadagno e sulla disponibilità a condividere le proprie opinioni. Con la scusa dei requisiti di idoneità, o la promessa di premi che non saranno mai consegnati, i criminali raccolgono dati personali, come nome, indirizzo, numero di telefono e dettagli finanziari, utilizzandoli per scopi fraudolenti.  Le vittime stesse sono utilizzate come strumento per diffondere la truffa, invitandole alla condivisione del sito con i propri amici affinché possano ricevere il premio.

Viaggiatori inconsapevoli vittime dei truffatori

“I truffatori sono sempre alla ricerca di viaggiatori inconsapevoli, puntando sul loro entusiasmo nell’organizzazione delle vacanze – commenta Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky -. Dai falsi aggregatori di biglietti alle truffe per l’alloggio e i sondaggi, i cybercriminali utilizzano diverse tecniche per rubare denaro e informazioni sensibili. È fondamentale che i viaggiatori prestino attenzione quando organizzano un viaggio online. Quindi, verificare l’autenticità dei siti web, utilizzare piattaforme di prenotazione affidabili e non condividere mai informazioni personali o finanziarie senza aver effettuato una verifica”.
Insomma, un po’ di diffidenza può contribuire a garantire una vacanza sicura e senza truffe. 

Quanto tempo richiede l’installazione di una piscina prefabbricata?

L’estate è ormai alle porte e probabilmente anche tu ti starai pensando di acquistare una piscina, magari una di quelle prefabbricate che si installano più celermente rispetto la tipologia tradizionale.

In effetti, la scelta di una piscina prefabbricata potrebbe essere la soluzione ideale per te che hai bisogno di una struttura bella e resistente, ma al tempo stesso che non richieda particolari opere edili.

Proprio per questo le piscine prefabbricate rappresentano una soluzione pratica e conveniente rispetto le piscine tradizionali, dunque una soluzione da tenere certamente in considerazione.

Abbiamo preparato per questo un interessante approfondimento sulle piscine prefabbricate, con focus su tempi di realizzazione, le precauzioni per un uso corretto e consigli per la manutenzione della piscina.

La preparazione del sito

La prima fase dell’installazione di una piscina prefabbricata prevede prima la preparazione del sito.

Il luogo in cui va installata la piscina deve essere livellato e preparato, inclusa l’eliminazione di radici ed erbacce. È importante preparare il sito in modo accurato anche per evitare problemi futuri con la stabilità della piscina.

Per velocizzare le operazioni di preparazione del suolo, assicurati di pulire accuratamente l’area da tutto ciò che potrebbe dare fastidio.

Rimuovi dunque erbacce, radici e altre piante che potrebbero interferire con la stabilità della struttura della piscina.

Installazione della struttura

Dopo la preparazione del sito, si procede con l’installazione della struttura della piscina prefabbricata.

La struttura è autoportante e richiede poche opere edili, caratteristica che rende le piscine in acciaio una soluzione preferibile rispetto le altre. Questa fase richiede solo un giorno o poco più, in base alle dimensioni della piscina, dunuqe puoi considerare che alla ditta incaricata serviranno 24 ore circa in tutto.

Per velocizzare il processo di installazione della struttura, una buona ditta dovrebbe procedere con un sopralluogo nei giorni precedenti, così da assicurarsi che il proprio team possa lavorare in modo più rapido ed efficiente.

Collocazione del rivestimento

Dopo l’installazione della struttura, si procede con la collocazione del rivestimento. Il liner è un ottimo materiale che garantisce la tenuta stagna, e puoi scegliere tra diverse colorazioni.

Solitamente quelle più richieste sono il grigio chiaro perla o il grigio antracite, entrambe in grado di rendere la tua piscina più bella e particolare.

Chiaramente questa fase è delicata in quanto serve precisione assoluta, da qui l’importanza di avere un team di tecnici che possano lavorare in maniera meticolosa e coordinata.

Allaccio delle tubazioni

Dopo la collocazione del rivestimento, si procede con l’allaccio delle tubazioni, ed in particolare le bocchette di mandata e aspirazione che agiscono per mezzo di una apposita pompa.

A questo si associa  un sistema di filtri il cui scopo è quello di mantenere pulita l’acqua ed eliminare ogni evntuale impurità.

Messa in funzione

Dopo l’allaccio alle tubazioni, la tua nuova piscina sarà pronta per essere riempita d’acqua e dunque messa in funzione per il collaudo. Si tratta del momento più bello ed eccitante!

Durante questa fase i tecnici verificheranno che componenti ed optional funzionino correttamente, e che non vi sia alcun tipo di problema in generale.

Accertato questo, sarà possibile iniziare ad utilizzare la tua nuova piscina.

Conclusioni

In sintesi, l’installazione di una piscina prefabbricata può essere completata anche in sole 24 ore, in base alle dimensioni e alla complessità della piscina e del sito di installazione, grazie al fatto che le opere edili sono ridotte al minimo.

Ad ogni modo è durante la fase di sopralluogo che è possibile fare una stima più precisa dei tempi, in quanto molto dipende dalle condizioni del terreno e dal tipo di lavoro propedeutico che è necessario fare per preparare il terreno.

Quando i lavori saranno completati, la tua piscina prefabbricata sarà un elemento meravigioso in grado di aggiungere valore alla tua casa, nonchè un luogo ideale per rilassarsi e divertirsi.

I numeri della cybersicurezza nazionale nel 2022

I numeri della cybersicurezza nazionale si possono leggere nella relazione annuale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, l’ACN. La relazione fornisce una panoramica sulle attività, i dati e le progettualità dell’ACN per il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022. Un anno complesso, che ha visto la maturazione dell’Agenzia, nata per decreto nella seconda metà del 2021, e che la necessità di mettere il Paese in sicurezza ha portato a dare alla luce la Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026 e il relativo Piano di implementazione.

Più di 1.000 eventi cyber e 81 segnalazioni derivanti da obblighi di legge

Si tratta di un documento di indirizzo fatto di 82 misure, volto a sostenere il potenziamento cyber del sistema Paese per far fronte alle sfide del mondo digitale rispetto ai tre obiettivi fondamentali di protezione, risposta e sviluppo digitale del Paese. Un anno intenso, quello descritto dalla relazione che ha visto l’Agenzia operare a tutela degli interessi nazionali nel campo della cybersicurezza. Per far fronte alla complessità del panorama della minaccia cibernetica, il CSIRT Italia, il Computer Emergency Response Team, nel 2022 ha trattato 1.094 eventi cyber, di cui 126 hanno avuto un impatto confermato dalla vittima. Sul fronte delle comunicazioni ricevute sono state invece registrate 81 segnalazioni derivanti da obblighi di legge.

Potenziamento di 129 progetti rivolti a 51 PA

Nel 2022 ACN ha anche gestito 6 accordi che hanno determinato l’avvio delle iniziative mirate al potenziamento di 129 progettualità rivolte a 51 PA, 16 centrali e 35 locali. Ha inoltre realizzato 67 misure per determinare i livelli minimi di sicurezza, capacità elaborativa, risparmio energetico e affidabilità delle infrastrutture digitali, e garantire le caratteristiche di qualità, di sicurezza, di performance e scalabilità, interoperabilità, portabilità dei servizi cloud. E ha lanciato il Cyber Innovation Network, una rete di collaborazioni per lo sviluppo di programmi congiunti nel settore della cybersicurezza. Ma, soprattutto, ha definito un programma di azioni sinergiche tra ricerca, start-up e alta imprenditoria al fine di sostenere l’innovazione, il rafforzamento tecnologico e industriale del sistema Paese con la stesura di un’Agenda di ricerca e innovazione (R&I) e altre iniziative di collaborazione nazionali ed europee in ambito ricerca sulla cybersecurity.

Cinque missioni internazionali e 19 incontri bilaterali

La proiezione internazionale dell’Agenzia ha implicato incontri e collaborazione internazionali. Nel 2022 l’Agenzia ha svolto 5 missioni internazionali di vertice a Bruxelles, negli Stati Uniti, Israele, Canada, 19 incontri bilaterali con rappresentanti di autorità di cybersecurity estere o rappresentanti governativi, e 4 meeting con rappresentanti di organizzazioni intergovernative. Al suo attivo anche 27 riunioni del Nucleo per la cybersicurezza (NCS), la sede primaria di coordinamento interministeriale, a livello tecnico-operativo, in materia di cybersicurezza e resilienza nazionale nello spazio cibernetico.

Gli smartphone Android potranno essere localizzati anche da spenti 

Google sta lavorando alla prossima generazione della funzione ‘Trova il mio dispositivo’ da oltre un anno. Il servizio potrà creare una rete di tracciamento di dispositivi Android, e consentirebbe di individuare la posizione di uno smartphone smarrito sfruttando oltre 3 miliardi di dispositivi Android dislocati in tutto il mondo. Secondo l’informatore Kuba Wojciechowski la funzione potrebbe chiamarsi Pixel Power-off Finder, e manterrebbe sempre abilitato il Bluetooth sul dispositivo, anche quando il telefono non è acceso, così come già accade per gli iPhone di Apple. Google ha anticipato l’arrivo della ‘rete’ a dicembre, e ha iniziato a implementare un interruttore (‘Memorizza posizione recente’) per ‘Trova il mio dispositivo’ a gennaio. Questo interruttore consentirà di attivare la condivisione della posizione del dispositivo con Google.

Un nuovo livello di astrazione hardware

La funzione richiederebbe al telefono di condividere la sua posizione ogni volta che la batteria scende al di sotto di un certo livello. Questo, darebbe un vantaggio se il telefono ‘muore’ prima che ci si accorga che manca. Il codice sorgente per Android 14 iscritto al programma di accesso anticipato include un nuovo livello di astrazione hardware (hardware.google.bluetooth.power_off_finder), tuttavia, la funzionalità potrebbe richiedere un certo supporto hardware, e non è chiaro se i dispositivi Android esistenti sul mercato possono supportare tale funzione. Ma ci si aspetta che i dispositivi futuri siano dotati di hardware in grado di gestirlo. Google però non ha saputo quando o se questa nuova funzione di tracciamento sarà disponibile.

Una rete di tracciamento simile alla funzione ‘Dov’è’ di Apple

La funzionalità ricalca quindi quella che Apple ha implementato sugli iPhone, utile quando si smarrisce il telefono o viene rubato. La funzione è stata scoperta nel codice sorgente di Android 14 in fase di test, ed è probabile che venga resa disponibile intanto per i futuri modelli di smartphone Pixel, per poi arrivare su qualunque dispositivi Android. Funzionerebbe con una rete di tracciamento in maniera simile a quello che fa Apple con la funzione ‘Dov’è’, che permette ai possessori di dispositivi della Mela di comunicare con gli smartphone rubati che passano nelle loro vicinanze, e comunicare quindi la posizione al legittimo proprietario.

Il problema della privacy

Il tutto avverrebbe in maniera anonima, riporta Ansa, e con la possibilità che la funzione possa essere disattivata dal legittimo proprietario. Resta da capire come Google voglia sviluppare Pixel Power-off Finder dal punto di vista della privacy. Forse maggiori particolari saranno svelati alla Google I/O, la conferenza degli sviluppatori Google, che si terrà il 10 maggio.

Boom enoturismo, il ruolo centrale delle Donne e delle Città del Vino 

Il 3 aprile di 30 anni fa nasceva a Verona il Movimento Turismo del Vino, la prima associazione sull’enoturismo, e a distanza di tremt’anni i 145 comuni delle Città del Vino, le Donne del Vino. La Puglia in Più e il Movimento Turismo del Vino hanno celebrato l’anniversario a Vinitaly mostrando i dati di crescita del comparto.
Si tratta di un’indagine a cura di Nomisma – Wine Monitor, che costituisce un Osservatorio sul turismo del vino. Un turismo che accelera, con l’aumento nel numero e nelle tipologie delle esperienze offerte. Infatti, le 265 cantine turistiche del Movimento sono triplicate e hanno diversificato l’offerta per i viaggiatori eno-appassionati. Determinante in questo il ruolo delle cantine turistiche delle Donne del Vino, ma non mancano le criticità.

L’offerta e la domanda enoturistica femminile

Benché le cantine turistiche italiane siano dirette soprattutto da uomini (55%), il management della wine hospitality è soprattutto femminile (73%).
La wine hospitality delle Donne del Vino si differenzia per una maggiore diversificazione dell’offerta. Non solo vino, quindi, ma anche attività legate al benessere, alla ristorazione (28%) e ai corsi di cucina (40%), alla ricettività (36%), allo sport (piscine 15%) e all’organizzazione di visite a luoghi limitrofi o di collegamento a eventi culturali (50%). In altre parole, le donne stanno efficacemente trasformando l’attrattiva vino in una proposta di soggiorno con attività legate all’arricchimento culturale e alla rigenerazione, che ha origine nella natura.

Le cantine turistiche italiane

La tipologia di cantina turistica più diffusa in Italia è quella piccola e familiare (39%), particolarmente presente in Campania, Puglia e Umbria. Seguono le cantine con rilevanza storica o architettonica (14%), più presenti in Veneto e in Piemonte, mentre le imprese con marchio famoso o storico sono il 12% del totale, particolarmente diffuse in Veneto e Sicilia. Piemonte, Toscana, Friuli e Sicilia si caratterizzano invece per imprese del vino con particolari bellezze paesaggistiche e naturalistiche (11%). mentre in Puglia e in Umbria è più alta la quota di cantine organizzate per l’incoming.

Come rispondere alle criticità?

L’indagine evidenzia però due elementi critici: il 44% delle cantine sono lontane dai circuiti turistici o enoturistici, problema particolarmente evidente in Friuli Venezia Giulia, Umbria e Campania. Inoltre, la metà delle cantine chiude al pubblico nel fine settimana e nei giorni festivi. Chiusura che riguarda anche molti uffici turistici, costituendo un problema rispetto ai flussi dei visitatori, più concentrati nei giorni di festa. Come e cosa possono migliorare i Comuni per favorire l’enoturismo? Anzitutto potenziare gli uffici di informazione turistica e la loro apertura nei giorni festivi, poi sostenere la formazione del personale, anche degli uffici pubblici, in materia enoturistica. Inoltre, favorire la dotazione di strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale. E promuovere una maggiore condivisione delle collaborazioni per ‘fare sempre più rete’.

Turismo: nel 2023 previsti quasi 127 milioni di arrivi

Segnali in ripresa per il settore turistico italiano, anche sul versante dell’incoming. Nel 2023 a scegliere l’Italia per le vacanze sarebbero quasi 61 milioni di stranieri, generando a loro volta 215 milioni di pernottamenti. E a livello territoriale tutte le destinazioni regionali dovrebbero registrare un andamento positivo dei flussi turistici. È quanto emerge dalla nota previsionale Tourism Forecast 2023 dell’Istituto Demoskopika: nel 2023 in Italia si prevedono oltre 442 milioni di presenze e 126,6 milioni di arrivi, per un incremento, rispettivamente, del +12,2% e +11,2% rispetto al 2022. Secondo il presidente Demoskopika, Raffaele Rio “Si potrebbe registrare il valore più alto delle presenze dal 2010 a oggi, con il mercato estero che incrementa le sue scelte di consumo turistico verso la destinazione Italia”.

Trentino Alto Adige, Veneto, Marche le più “pernottate”

Nel modello previsionale dell’Istituto si collocherebbero al di sopra della media italiana nove sistemi turistici territoriali: Trentino Alto Adige, con 52,6 milioni di pernottamenti (+15,4%) e 12,1 milioni di arrivi (+11,8%), Veneto (73,3 milioni di presenze, +14,8%, e 19,1 milioni di arrivi (+11,0%), Marche (13 milioni, +13,4%, e 2,7 milioni, +13,8%), Molise (584mila, +13,4%, e 182mila, +14,3%), Toscana (49,8 milioni, +13,4%, e 14 milioni, +13,5%), Lazio (33,8 milioni, +12,8%, e 11,5 milioni, +12,8%), Sicilia (15,9 milioni, +12,7%, e 4,9 milioni, +8,9%), Campania (20,8 milioni, +12,3%, e 5,7 milioni, +13,1%) ed Emilia-Romagna (42,8 milioni, +12,2%, e 11,4 milioni, +7,4%).

Flussi in aumento in tutte le regioni

A seguire, con una crescita significativa dei flussi turistici, Sardegna (14,2 milioni di presenze, +11,9%, e 3 milioni di arrivi, +10,2%), Friuli-Venezia Giulia (9,6 milioni di presenze (+11,1%) e 2,6 milioni di arrivi (+13,7%), Lombardia (38,8 milioni di presenze, +10,6%, e 15,9 milioni di arrivi, +12,1%), Puglia (+10,0% e +10,6%), Valle d’Aosta (+10,0% e +5,4%), Umbria (+10,0% e +13,5%), Calabria (+8,7% e +7,5%), Abruzzo (7,5% e +14,0%), Liguria (+6,3% e +8,0%), Basilicata (+4,6% e +14,7%), e Piemonte, con 15,6 milioni di presenze (+4,2%) e con 6,1 milioni di arrivi (+10,0%).

Spesa: +22,8% per 88,7 miliardi di euro

Per il 2023, i flussi turistici in Italia potrebbero generare una spesa pari a 88,7 miliardi di euro, con una variazione in crescita del 22,8% rispetto all’anno precedente. Per il 2022 e per il 2023 è stata stimata una spesa pro-capite per vacanza rispettivamente pari a 630 euro e 701 euro. L’analisi per livello regionale colloca, in relazione alla variazione percentuale in aumento dell’indicatore osservato, nelle prime cinque posizioni Basilicata, con 457 milioni di euro (+27,7% rispetto al 2022), Molise (117 milioni di euro, +27,2%), Abruzzo (1.142 milioni, +26,8%), Marche (1.676 milioni, +26,6%), e Friuli-Venezia Giulia (1.038 milioni, +26,5%).

Gender gap, lavoro: operaie -37,7% di salario accessorio

La differenza di trattamento tra uomini e donne a livello professionale non si riscontra solo ai livelli lavorativi più alti. La conferma che ancora oggi esistano distinzioni, e pure sostanziali, a tutti i livelli occupazionali emerge dall’ultima indagine della Fiom, che ha esaminato il settore metalmeccanico. La ricerca, presentata all’ultimo congresso delle tute blu della Cgil che si è recentemente chiuso, fa luce su un fenomeno dai dati allarmanti. 

Una ricerca che ha coinvolto 175mila lavoratori

L’indagine, condotta su 55 aziende per complessivi 175mila lavoratori, secondo quanto riporta l’Adnkronos, conferma infatti uno scarto pesante sul salario accessorio, quello che comprende indennità e i superminimi previsti generalmente per compensare lo svolgimento di lavori che comportano maggiori oneri e difficoltà al lavoratore e che concorre al ‘peso’ finale della busta paga, di uomini e donne. Quello che più sorprese è che il gender gap pare esserci a ogni livello contrattuale, con maggiore forza sia verso il basso sia verso l’alto.

Le operaie le più colpite 

Un po’ a sorpresa, l’indagine della Fiom evidenzia che le più colpite dal gender gap nell’industria metalmeccanica sono le operaie. Per le donne il salario accessorio medio, infatti, tra il 2020 e il 2021 è stato inferiore del 37,3% di quanto incassato dai colleghi maschi. Si tratta di cifre significative: 2.853 euro medi lordi contro i 4.570 euro degli uomini. Va leggermente meglio, anche se la forbice è ancora larga , il gap a livello di dirigenti: qui il salario accessorio delle donne è il 31,2% sotto quello dei maschi, 27.590 contro 40mila. In ogni caso, nonostante la situazione sia migliore, è uno scarto troppo evidente. 

La situazione migliora fra gli impiegati

L’ambito in cui la situazione sempre parzialmente riallinearsi è tra le figure impiegatizie. Anche se lo scarto c’è ed è ancora una volta pesante, fra gli impiegati si ferma al 25%, 6.415 contro 8.611 euro di salario accessorio medio. Le buone notizie, se così si può dire, si fermano qui. Il divario si riallarga infatti ulteriormente tra i quadri, dove le donne guadagnano l’8,5% in meno degli uomini, 18.224 mila contro i 19.940 dei colleghi maschi. La differenza tra uomini e donne, però, si registra anche a livello di forza lavoro. La fotografia scattata dalla Fiom infatti, attesta come, rispetto alla occupazione complessiva del settore al 31/12/2021, le donne rappresentino appena il 19% dei lavoratori.

Vacanze estive, gli italiani stanno già prenotando quelle al mare

Tutti al mare, almeno con il pensiero e le intenzioni. Sono infatti già numerosissimi i nostri connazionali che hanno già prenotato le loro ferie in una località balneare. Le preoccupazioni legate alla pandemia, che avevano frenato le partenze, sembrano ormai lontanissime. E la voglia di vacanza si fa già sentire appena smontato l’albero di Natale. A dare il polso della prossima stagione turistica è il tour operator AllTours, che cha condotto una rilevazione con la società  Making Science.

Prenotazioni a tutto ritmo

Le richieste di preventivo registrate da AllTours segnano un +43% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E’ nel segno dell’ottimismo anche il trend delle richieste di preventivo, dato che segna un +38%. Si tratta di una percentuale importante, anche perchè il tour operator, specializzato nel Mare Italia, gestisce in media, per la stagione estiva, quasi 15 mila prenotazioni per 600 strutture ricettive diverse. Nonostante l’inflazione, i clienti del tour operator – per la quasi totalità italiani – non sembrano disposti a fare rinunce in tema di vacanze: assieme alle prenotazioni aumenta anche lo scontrino medio, che segna un +14%. 

Aumenta la spesa media 

La spesa media di ogni famiglia per le vacanze estive 2023 al momento sfiora infatti i 2 mila euro, quasi 250 in più rispetto alle prenotazioni registrate lo scorso anno. La formula del pagamento a rate senza interessi, introdotta nel maggio del 2022 grazie a una partnership con Scalapay e ad oggi scelta già dal 18% dei clienti, incoraggia la propensione a una spesa maggiore. Se il ritorno alle prenotazioni anticipate è generalizzato, la fascia tra i 45 e i 60 anni risulta la più propensa a programmare per tempo le vacanze estive, mentre gli over 60, e in particolare i pensionati, non soggetti a vincoli lavorativi, spesso si dimostrano più attendisti.

Le mete preferite

Nel campione del tour operator le località di vacanza più rappresentate sono quelle del sud, con Sardegna, Sicilia e Puglia a contendersi  il ruolo di regione dell’estate. Tra queste, la a meta che registra il trend di crescita più netto è la Sicilia con un +39% di prenotazioni rispetto al 2022, seguita dalla Sardegna (+35%). Le due destinazioni isolane, che nelle stagioni 2020, 2021 e 2022, a causa dell’emergenza Covid, hanno intercettato molti turisti italiani in precedenza orientati verso mete esotiche, sono raggiunte in queste settimane dalle prenotazioni di clienti fidelizzati da anni, di nuovi clienti, ma anche di clienti che hanno scoperto o riscoperto le destinazioni italiane proprio negli anni della pandemia. Si difende bene anche la Puglia, che mette a segno un lusinghiero +24% sui numeri ottenuti lo scorso anno.